I suoi confini vengono condivisi: a nord con Perseo e il Triangolo; ad ovest con lo stesso Triangolo e i Pesci; a sud sempre con i Pesci e la Balena; ad ovest con il Toro. Hamal, la sua stella più brillante, culmina a mezzanotte attorno al 22 ottobre. La costellazione dell’Ariete é collegata con una delle grandi imprese
epiche del mito greco, la storia di Giasone e della ricerca del Vello d’Oro.
La storia comincia con gli infelici rampolli di una famiglia distrutta. Il giovane Frisso e sua sorella Helle erano i figlioletti del re
Atamante di Beozia e di sua moglie Nephele. Ma l’infelice matrimonio fra i due
fu sciolto dalla morte di Nephele, e Atamante prese come seconda moglie la
figlia del re Cadmo di Tebe, Ino. E Ino non voleva che i fanciulli restassero
vivi; per cui architettò un piano per liberarsene. La prima cosa che fece fu
quella di diffondere una malattia tra le messi della Beozia, in modo che i
raccolti fossero distrutti e vi fosse carestia. Quando il re mandò a chiedere
all’Oracolo di Delfi la ragione di tale sciagura, Ino corruppe i messaggeri
che riferirono che l’Oracolo avrebbe risposto che i bambini dovevano essere
sacrificati per salvare i raccolti. Sempre grazie alla corruzione di Ino, quando
il re esitava a sacrificare i figli, i sacerdoti insistettero nello spingerlo a
compiere il sacrificio. Atamante portò i bambini sulla vetta di una vicina
montagna per compiere il sacrificio, ma la loro madre, Nephele, guardava dal
cielo. Essa invitò gli dei a mandar giù dal cielo un ariete dorato che
portasse in salvo i bambini. Questo é l’ariete della costellazione. All’ultimo momento prima del sacrificio, arrivò l’ariete. Frisso ed
Helle balzarono sul suo dorso, cosicché l’ariete li trasportò in volo
lontano, verso l’Asia. Mentre l’ariete volava sul Mar Nero, Helle perse
l’appiglio e precipitò nel canale che unisce il Mar Nero al Mediterraneo.
Questo canale, oggi noto come Stretto dei Dardanelli, era noto ai Greci come
Ellesponto in memoria della povera Helle. Frisso resistette e fu trasportato nella terra di Colchide tra le
montagne del Caucaso, nella regione dell’attuale Georgia. Riconoscente,
sacrificò l’ariete a Zeus e donò il vello d’oro al sovrano della regione,
il temutissimo re Aeta, che in cambio concesse al giovane la mano di sua figlia.
Aeta appese il Vello d’Oro ad una quercia nel mezzo di un bosco sacro. Da
allora in poi il Vello fu custodito da uno smisurato dragone che con le sue
spire avvolgeva l’albero, e che non dormiva mai. Giasone, che condusse gli Argonauti in Asia alla ricerca del Vello
d’Oro, era il legittimo erede del regno di Iolco in Tessaglia. Ma il suo trono
era stato usurpato da Pelia, il cugino di Frisso. Pelia aveva trono e potere, ma
sapeva che Giasone era il legittimo re. Giasone non aveva il potere di
rovesciare Pelia, ma Pelia non si sarebbe mai sentito al sicuro finché Giasone
fosse stato nei dintorni. Né Pelia aveva una scusa accettabile per uccidere
Giasone. Così Pelia sfidò Giasone ad un’impresa apparentemente impossibile:
egli promise a Giasone che gli avrebbe reso il trono se Giasone avesse riportato
il Vello d’Oro dalla Colchide. E così ebbe inizio il viaggio di Giasone e dei cinquanta Argonauti. Non solo il Vello d’Oro, ma anche la nave di Giasone, Argo, si trova in cielo. Nei tempi antichi, la nave era vista come una singola immensa costellazione nell’emisfero australe, la Nave Argo. Nei tempi moderni, questa costellazione é stata divisa in tre separate costellazioni dell’emisfero australe: Carina, Puppis, e Vela. Inoltre, alcune delle stelle della regione di Argo Navis sono state raccolte nelle moderne costellazioni Columba e Pyxis.
Questa bella galassia si trova a meno di 1.5° est da Mesarthim (g Ari): più precisamente, partendo da questa facile stella doppia, basterà spostarsi verso est in ascensione retta di 6 minuti e poi di 15’ in declinazione verso sud. E’ già visibile in un piccolo newtoniano da 114 mm, mentre uno strumento di oltre 300 mm ci mostrerà anche NGC770, che si trova immediatamente a sud di questa sorella maggiore. E’ molto più piccola (1.1’ x 0.8’) e di magnitudine 13 circa. Strumenti di diametro ancor più elevato, e grazie alla fotografia a lunga posa, riveleranno i più vistosi particolari della bella struttura spirale che avvolge il piccolo nucleo
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