Canis Minor - Capricornus
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Canis Minor

Nome italiano:

Abbreviazione:

Estensione:

Cane Minore

CMi

183° quadrati circa
a: da 7h 10m a 8h 10m circa
d: da 0° +13° circa

Le leggende che riguardano questa costellazione sono abbastanza controverse. Secondo i Greci il Cane Minore era uno dei cani della muta di Orione il cacciatore; ma tra gli stessi Greci alcuni ritenevano si trattasse del cane di Icaro, Maera, che dopo la morte del suo padrone si gettò, per la disperazione, in un pozzo. Gli Egizi lo consideravano un compagno del Cane Maggiore, la cui stella più luminosa, Sirio, annunciava, col suo sorgere eliaco, il prossimo avvento delle piene del Nilo.

Alcune mappe arabe, viceversa, rappresentano questo gruppo di stelle come un albero. E’ una piccola costellazione il cui interesse è praticamente concentrato soltanto sulla sua stella più brillante.

 

Le stelle

Mappa (link esterno)

 

Le stelle 

 

a (alfa) CMi

Procione

a: 07h 39m 18,1s; d: +05° 13’ 30”; p: 0,28593”; V: 0,40; MV: 2,7; spettro F5IV-V; B-V: 0,43; m: -0,71956”/-1,03458”; VR: -3,2 km/sec.; d: 11,4 a. l.; luminosità 8,86; altre denominazioni: 10 Canis Minoris; HIP 37279; HD 61421; HR 2943; SAO 115756; ADS  6251.

Occupa l’ottavo posto tra le stelle più brillanti del cielo, e tra tutte quelle visibili ad occhio nudo solo quattro sono più vicine di essa: a Centauri, Sirio, e Eridani e 61 Cygni.

Il nome Procione risale almeno ai giorni dell’antica Grecia, e sta a significare Prima del Cane, in riferimento al fatto che questa stella sorge immediatamente prima di Sirio, e quindi annuncia il sorgere della Stella Cane. I Romani la chiamavano con il termine equivalente Antecanis. In tempi più recenti, la stella veniva semplicemente chiamata il “Piccolo Cane”. Originariamente, il nome Procione (Prokuon) era usato per designare l’intera costellazione, e soltanto in un secondo tempo ha indicato la sua stella più brillante. Ulugh Begh la chiamò Al Shi’ra al Shamiyyah, contratto in Al Shamiyyah, che Riccioli traslitterò in Siair Siami, che si dovrebbe tradurre con a nord di Sirio. E’ una delle poche stelle di cui Tolomeo ci tramanda un nome proprio: “Fulgens quae est in posterioribus et vocatur Procyon”.

Le irregolarità del suo moto proprio hanno condotto alla deduzione (A. Auwers, 1861) dell’esistenza di una debole ma massiva compagna, la cui orbita doveva avere un periodo di circa 40 anni. L’ipotetica compagna fu a lungo cercata dagli specialisti di stelle doppie di allora, quali Otto Struve  e S. W. Burnham, ma senza successo. Solo nel 1896 fu trovata visualmente, al Lick Observatory, da J. M. Schaeberle; la posizione era 4,6” dalla primaria in PA 320°. La magnitudine fu stimata intorno alla 13a al tempo della scoperta, ma era una sottostima dovuta all’estrema brillantezza della primaria, che ne rendeva difficilissima l’osservazione.

La compagna, chiamata solitamente Procione B, è un rimarchevole esempio di nana bianca. E’ almeno 15.000 volte meno brillante di Procione, ma ha una massa uguale al 65% di quella solare. Procione ha diverse altre apparenti compagne ottiche più deboli, ma nessuna di esse divide il moto proprio della coppia AB. Il grafico dell’orbita è disponibile.

b (beta) CMi

Gomeisa

a: 07h 27m 09,0s; d: +08° 17’ 22”; p: 0,01916”; V: 2,89; spettro B8Vv; B-V: -0,09; m: -0,05081”/-0,03845”; VR: -22,0 km/sec.; d: 170 a. l.; luminosità: 150 volte; altre denominazioni: 3 Canis Minoris; HIP 36188; HD 58715; HR 2845; SAO 115456.

E’ un sistema multiplo di scarso interesse per l’astrofilo (le 4 compagne sono tutte molto più deboli e piuttosto distanti), inoltre la primaria é anche binaria spettroscopica. Probabilmente, inoltre, é una variabile del tipo g Cas.


Capricornus

Nome italiano:

Abbreviazione:

Simbolo zodiacale:

Estensione: 

Capricorno

Cap

g

414° quadrati circa
a: da 20h 10’ a 22h circa  
d: da -28° a -11° circa

 

Il Capricorno è il decimo segno zodiacale, ed è facilmente identificabile tracciando una linea ideale da Vega (a Lyrae) ad Altair (a Aquilae) e prolungandola verso sud più o meno per la stessa distanza.

E’ una costellazione tra le più antiche, e fu uno dei primi segni dello zodiaco.

Le stelle

Le nebulae

La costellazione

Mappa (link esterno)

Gli animali con le corna, in particolare lo stambecco, erano oggetto di adorazione nel Medio Oriente preistorico, come testimoniano tavolette risalenti addirittura al V millennio A. C.; per migliaia di anni questi animali giocarono un ruolo di primo piano nelle antiche mitologie. Willy Hartner, già direttore dello Institut für Geschichte der Naturwissenschaften (Istituto per la Storia della Scienza della Natura) presso la  Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, ha ipotizzato che lo Stambecco fosse una costellazione primitiva che originariamente era formata dal Capricorno e dall’Acquario.

Nel mito greco più di una leggenda viene riferita a questa costellazione; una di esse narra che Pan, insieme ad altri dei, stava facendo festa sulle rive del Nilo; improvvisamente comparve tra di loro lo spaventoso gigante Tifone e gli dei, terrorizzati, si trasformarono in varie forme e fuggirono via in tutte le direzioni. Pan si gettò nel fiume e prese la forma di un animale mezzo pesce e mezzo capra, così come viene rappresentato in molti antichi atlanti celesti.

Le Stelle 

 

a (alfa) Cap

Al Giedi

a: 20h 18m 03,3s; d: -12° 32’ 41”; p: 0,03001”; V: 3,58; MV: 2,6; spettro: G6/G8III; B-V: 0,88; m: +0,06329”/+0,00285”; VR: +0,7 km/sec; d: 110 a. l.; luminosità: 33; altre denominazioni: 6 Capricorni; HIP 100064; HD 192947; HR 7754; SAO 163427; h 608; ADS 13645.

Al Giedi o Algedi, è la stella più brillante del Capricorno, pur essendo appena di terza magnitudine. Circa 4° a nordest di Algedi, la notte del 23 settembre 1846, l’astronomo tedesco Johann G. Galle scoprì il pianeta Nettuno. Esso si trovava proprio dove avevano previsto il francese Urban Le Terrier e l’inglese John Adams contemporaneamente, in base all’analisi matematica delle caratteristiche dell’orbita del pianeta Urano. Il nome deriva dal termine arabo per l’intera costellazione, Al Jady. In realtà, come vedremo, si tratta non di una, ma di due stelle. Secondo Allen (che riporta ricerche di altri studiosi), in Mesopotamia questa stella era vista formare, con la b e la n, un asterismo che gli Accadi chiamavano Uz, la Capra. E, per i Babilonesi, il Corno della Capra. A quel tempo, le due stelle erano troppo vicine per poter essere separate ad occhio nudo. Al tempo di Ipparco erano separate di 4’, e anche Tolomeo la vide singola: “borealis de tribus quae sunt in sequenti cornu”. Soltanto al tempo di Bayer (inizio XVII sec.) la distanza tra le due stelle ne avrebbe reso la distanza sufficiente per discriminarle visualmente. E’ abbastanza curioso il fatto che alcuni testi si riferiscano a questa stella anche con il nome di Deneb Algedi, che in realtà dovrebbe essere il nome della d Cap: Deneb infatti significa “Coda”, ed è la d Cap che rappresenta la coda del mitico animale: nelle rappresentazioni della costellazione la a Cap rappresenta, invece, la testa del Capricorno.

Algedi è una subgigante biancoazzurra, con una temperatura superficiale di circa 8.000 K. E’ in effetti, come abbiamo già avuto modo di dire, una larga doppia visibile ad occhio nudo (Prima e Secunda Giedi): separazione 377” in PA 291°. La stella più brillante è a2, (V: 3,57; spettro: G3III). a1 è di magnitudine 4,24 e spettro G3Ib. Queste due stelle non formano un sistema fisico. Ma entrambe sono a loro volta multiple. Il sistema di a2 è formato da quattro stelle (ABCD). Le due componenti principali (AB) furono misurate per la prima volta da John Herschel nel 1846, e la separazione era allora di 6,4” in PA 144° Nel 1959 i dati erano 3,6” in PA 172°. Le magnitudini sono 3,6 e 11,0. La stella meno splendente è a sua volta doppia stretta, con una compagna di magnitudine 12,3 separata di 1,2” in PA 240°. Il quarto membro si trova a 154,6” dalla primaria in PA 156°. Il sistema di a1 è formato anch’esso da quattro stelle. Il sistema AB (b 607) ha una separazione di 44,3” in PA 182°, e le due stelle sono rispettivamente di magnitudine 4,2 e 13,7.  La terza stella (V: 9,2) è separata dalla primaria di 45,4” in PA 221°, e c’è ancora un sistema DC con la quarta stella, magnitudine 13,9, separata di 29,3” in PA 290°. Al Giedi é utile per trovare facilmente M72, dato che si trova quasi esattamente sullo stesso parallelo. I due oggetti distano meno di 9°.

 

b (beta) Cap

Dabih

a: 20h 21m 00,7s; d: -14° 46’ 53”; p: 0,00948”; V: 3,05; spettro: A5:n; B-V: 0,79; m: +0,05008”/+0,01400”; VR: -19,0 km/sec.; d: 340 a. l.; luminosità: 540; altre denominazioni: 9 Capricorni; HIP 100345; HD 193495; HR 7776; SAO 163481.

b Capricorni è una facile doppia visuale: separate di 205,3” in PA 267°, le due stelle offrono un bel contrasto di colori nei piccoli strumenti. Il nome (furono rispettivamente chiamate Dabih Major e Dabih Minor) derivano dal nome del manzil di cui, con Algedi, faceva parte. In Cina formavano, insieme ad a, n, o, p e r, la 20a sieu: Nieu o Kneen Nieu, il Bue. La primaria (V: 3,6; spettro: G0) oppone il suo bel giallo al biancoazzurro della compagna B9 (V:. 6.2). E c’è anche una terza compagna, di tipo F8 e magnitudine 9,0, separata dalla primaria di 226,6” in PA134°. Ma le due stelle principali, che dividono un comune moto proprio di 0,04” per anno e quindi formano un sistema fisico, sono a loro volta multiple: la primaria é una tripla spettroscopica, con periodi di 8,678 e 1,374 giorni; b2 è a sua volta una doppia stretta, con una compagna di magnitudine 10,2 la cui separazione é di 0,8” in PA 89°.

 

d (delta) Cap

Deneb Algiedi

a: 21h 47m 02,4s; d: -16° 07’ 38”; p: 0,08458”; V: 2,85; spettro: A5mF2 (IV); B-V: 0,18; m: +0,27404”/-0,29623”; VR: -6,3 km/sec.; d: 38 a. l.; luminosità: 8; altre denominazioni: 49 Capricorni; HIP 107556; HD 207098; HR 8322; SAO 164644.

Il nome deriva dalla descrizione di Ulugh Begh (Al Dhanab al Jady), e significa Coda del Capricorno[1]: ciò rappresenta in effetti la posizione di questa stella nelle raffigurazioni tradizionali della costellazione. Deneb Algedi si trova a circa 38 a. l. da noi, ed è 8 volte più luminosa del nostro Sole. Si tratta di una binaria a eclisse con variazioni di piccola ampiezza (0,25 magnitudine Circa) ed un periodo di 1.023 giorni.

 

o (omicron) Cap

a: 20h 29m 53,9s; d: -18° 35’ 00”; p: 0,01365”; V: 5,94; spettro: A1V; m: +0,02697”/-0,07945”; VR: -12 km/sec.; d: 240 a. l.; luminosità: 18; altre denominazioni: 12 Capricorni; HIP 101123; HD 195094; HR 7830; SAO 163626; h 324; ADS 13902.

Doppia, scoperta da South e John Herschel nel 1823. Separazione al momento della scoperta: 22,1” in PA 239°, magnitudini 5,93 e 6,73. Entrambe bianche (A3Vn e A7V). Separazione nel 1968: 18,9”. Si tratta certamente di un sistema fisico, del quale sono noti i parametri orbitali: il periodo di rivoluzione è di 268 anni e il moto è retrogrado. L’asse maggiore dell’orbita ha un’ampiezza di 1,98”.

 

p (pi) Cap

a: 20h 27m 19,2s; d: -18° 12’ 42”; p: 0,00490”; V: 5,08; spettro: B4V; B-V: -0,05; m: +0,01086”/-0,01087”; d: 650 a. l.; luminosità: 300; altre denominazioni: 10 Capricorni; HIP 100881; HD 194636; HR 7814; SAO 163592; ADS 13860.

Le due componenti principali (magnitudine 5,3 e 8,9, entrambe blu-bianche, spettro B8 secondo lo Sky Catalogue e B4 V secondo Sky Map) nel 1991 avevano, secondo i dati forniti da Hipparcos, una separazione di 3,42” in PA 147°; al momento della prima misurazione (1846) la separazione era 2,8” in PA 145°. La primaria è a sua volta una doppia strettissima (sep. 0,1”) che è stata risolta nel 1992 dal Center for High Angular Resolution Astronomy con la tecnica dell’interferometria a macchie. Circa 4° a sudovest della p Cap c’è la stella RT Cap, interessante variabile semiregolare che illustriamo al paragrafo che segue.

 

RT Cap

a: 20h 17m 06,5s; d: -21° 19’ 04”; V: 6,97; spettro: C6,4 (N3); B-V: 2,45; m: +0,00779”/-0,01369”; distanza e luminosità: indeterminate; altre denominazioni: HIP 99990; HD 192737.

Si tratta di una brillante stella al carbonio, una variabile semiregolare che varia, nella banda fotografica, da magnitudine 8,9 a magnitudine 11,7. Dato il suo elevato indice di colore[2], ovviamente, la stella appare molto più brillante nel visuale; il catalogo Tycho ha rilevato una magnitudine visuale media di 7,569. Il periodo è di 393 giorni. Nel 1897 See ha trovato una debole compagna a 25,8” in PA 227°; ma si trattava di un oggetto di magnitudine 15.

 

Le Nebulae 

 

M30

NGC7099

(Ammasso globulare) a: 21h 40m 22,0s; d: -23° 10’ 45”; V: 7.5; Ø: 11,0’; classe: V; d: 7,9 kpc; dal centro galattico: 7,0 kpc; B-V: 0,60 (B-V*: 0,57); Spec.: F3; VR: -184,2 km/sec.; MV: -7,38; Fe/H: -2,12.

Quest’ammasso globulare è stato scoperto il 3 agosto 1764 da Messier, che così lo descrive: “Nebulosa scoperta vicino a 41 Capricorni. Vista con difficoltà nel telescopio da 3 piedi e mezzo. Rotonda, non contiene stelle...”. W. Herschel fu il primo a risolverlo in stelle nel 1783 ed a classificarlo come ammasso. Il figlio di W. Herschel, John, ne mise in rilievo la consistente ellitticità, dandone un’estensione approssimativa di 4’ x 3’. Anche Smyth notò questa caratteristica (“...ha un aspetto ellittico con un bagliore centrale...”)

Si trova nella regione orientale della costellazione del Capricorno, circa 6,5° S rispetto a g Capricorni, e circa 25’ ad ovest e appena a nord di 41 Capricorni. E’ un piccolo ammasso globulare, con un bel nucleo brillante di circa 2’ circondato da un involucro di circa 5’ di estensione e da alcune deboli stelle isolate. Shapley ha trovato in quest’ammasso, su 480 stelle esaminate, soltanto tre variabili. In seguito, il loro numero è stato aumentato a 12. Nello stesso campo di M30, con un oculare che non ingrandisca eccessivamente, si può vedere la stella 41 Capricorni, che é una doppia con separazione 5,5”, magnitudine rispettive delle due componenti 5,5 e 12 circa. PA 203°.