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Nome italiano:

Abbreviazione:

Simbolo zodiacale:

Estensione:

Cancro

Cnc

a

 506° quadrati circa
a: da 07h 50m a 09h 20m circa
d: da +06° a +33° circa

 

Costellazione zodiacale invernale, priva di stelle cospicue ma facilmente rintracciabile grazie alla sua vicinanza col Leone. La mancanza di stelle più brillanti della 4a magnitudine però é compensata dalla presenza, in questa costellazione, di due importanti oggetti non stellari: il celeberrimo Presepe, uno degli ammassi stellari noti fin dall’antichità, ed M67, vecchissimo ammasso galattico il cui studio é di fondamentale importanza nella comprensione dell’evoluzione stellare.

Le stelle

Le nebulae

La costellazione

Mappa (link esterno)

I Greci collegavano questa costellazione al mito delle dodici fatiche di Ercole. La seconda di queste consisteva nell’uccisione dell’Idra (altra costellazione, che confina con il Cancro). Idra significa “serpente d’acqua”: era l’animale messo a guardia del confine tra il regno dei morti (a Lerna, presso la città di Argo) e il nostro mondo. Figlia di Echidna, la dea-serpente, e  sorella di Cerbero, anch’essa era dotata di molte teste (il mito non dice espressamente quante, e viene raffigurata con un numero variabile da cinque a dodici, mentre i poeti parlano di nove, cinquanta e cento teste); e veniva affermato che soltanto una di queste teste fosse immortale.

Ercole con il nipote ed auriga Iolao giunse con il proprio cocchio fin nei pressi dell’antichissima città di Lerna, dove trovò l’Idra nella sua tana sotterranea presso la sorgente Amimone. Egli scoccò le frecce infuocate nella caverna, obbligando la belva ad uscire. Quindi, l’attaccò. L’Idra si avviticchiò ad un piede di Ercole, che si mise a menare fendenti con la spada ricurva.  Ma al posto di ogni testa tagliata, ne ricrescevano ogni volta due nuove e viventi; e, come non bastasse, c’era un gigantesco granchio che mordeva l’Eroe ad un piede: il Cancro.

Ed Ercole uccise per primo il granchio, quindi chiamò in aiuto Iolao, che cominciò a bruciare le ferite dell’Idra, man mano che Ercole tagliava le teste, per evitare che ne crescessero di nuovo: e gli toccò bruciare quasi un intero bosco prima che l’Eroe riuscisse a mozzare la testa immortale del mostro.

Il gigantesco granchio andò in cielo come costellazione, vicino al Leone di Nemea che era stato ucciso da Ercole nella prima delle sue fatiche. Secondo gli antichi astrologi, é nel segno del Cancro che comincia la metà sotterranea del cielo, e da lì le anime degli uomini scendono nelle regioni più basse.


Le stelle

z (zeta) Cnc

Tegmeni

a: 08h 12m 13,3s; d: +17° 38’ 52”; p: 0,03911”; V.: 4,67; spettro: G0V; B-V: 0,53; m: +0,02969”/-0,15094”; VR: -9,4 km/sec.; d: 85 a. l.; luminosità: 7; altre denominazioni: 16 Cancri; HIP 40167; HD 68255; HR 3210; SAO  97646.

La stella più brillante della costellazione é anche uno dei più interessanti sistemi multipli (scoperto come sistema binario da T. Mayer nel 1756. Rimase registrato come stella doppia fino al 1781, anno in cui W. Herschel scoprì una terza compagna. La coppia più stretta (A-B) forma un sistema binario con un periodo di 59,6 anni; il terzo membro (C) compie una rivoluzione intorno alla primaria a una distanza di 5,8” in un periodo di circa 1.150 anni. Vedi il grafico dell’orbita.

Le magnitudini individuali delle componenti A e B sono rispettivamente 5,6 e 6,0, e i tipi spettrali sono F8V e F9V o G0V, stelle gialle della sequenza principale. La magnitudine del membro C é 6,02, e il tipo spettrale é G2V.  Ma c’é dell’altro: da irregolarità del moto della stella C, si é trovato che essa ha una compagna invisibile, molto probabilmente una nana bianca.

 

R Cnc

a:  08h 16m 33,9s; d: +11° 43’ 35”; V (media): 7,04; spettro: M6e-M9e; B-V: 1,04; altre denominazioni: HIP 40534; HD 69243; HR 3248; SAO  97694.

Variabile a lungo periodo (tipo Mira); periodo: 361,60 giorni (epoca: JD 2.444.231); ampiezza delle variazioni nel visuale: da 6,07 a 11,8; tipo spettrale che varia da M6 a M9, con righe in emissione; abbastanza brillante da poter essere seguita con un binocolo; si trova 2,5° a nord di b Cnc (V: 3,0).

 

X Cnc

a: 08h 55m 22,9s; d:  +17° 13’ 53”; V (media): 6,28; spettro: C6 II; B-V: 2,97; altre denominazioni: HIP 43811; HD 76221; HR 3541; SAO  98230.

Periodo: circa 195 giorni; la magnitudine varia da 5,6 a 7,5 nel visuale; spettro C6 II (N3, stella al carbonio, rosso molto cupo come si evince dall’indice di colore B-V) variabile; si trova meno di 3° est-sudest di d Cnc, e meno di 5° sudest del Praesepe (M44).


Le nebulae

M44, il Presepe

NGC2632

(Ammasso aperto) a: 08h 40m 06,0s; d: +19° 59’ 00”; stelle: 50; d: 160 pc; V: 3,1; Ø: 95’; VR: +33 km/sec.;  classe: II 2 m; Br: 6,30; Spec.: A0; età: 660 milioni di anni.

Questo famoso ammasso è uno degli oggetti nebulosi più facilmente visibili ad occhio nudo, e di conseguenza è conosciuto fin dalla più remota antichità. Arato, nel terzo secolo A. C., nel suo poema “Phenomena”, ispirato probabilmente all’opera dell’astronomo Eudosso di Cnido, ne parla come della “Piccola nube”, e ci trasmette l’antica convinzione che quando, in un cielo apparentemente privo di nubi, il “Praesepe” non era visibile, ciò fosse un segno di pioggia imminente. Nel secondo secolo A. C. Ipparco, autore del più antico catalogo stellare conosciuto, lo include nel catalogo stesso, definendolo anch’esso “Piccola nube”. 

Tolomeo lo descrive così al n° 449 del suo Catalogo: “Centro di una circonvoluzione nebulosa nel seno (del Cancro), detta Praesepe”. Dopo Tolomeo, anche Al Sûfi dà una descrizione di M44 nel suo Catalogo: “La prima delle stelle (nel Cancro) é una piccola chiazza che ricorda nuvoletta circondata da quattro stelle che si trovano (essendo in mezzo la chiazza) due davanti e due dietro”. Da allora, M44 é presente praticamente in tutti i Cataloghi dei maggiori astronomi: Ulugh Begh lo inserisce nel suo catalogo, al n° 446, Tycho Brahe al N° 576 ed Hevelius al n° 291. Galileo fu il primo a risolvere in stelle quest’oggetto “nebuloso”, e riferì ad esso come “la nebulosa detta Presepe, che non è un solo astro, ma una massa di almeno 40 piccole stelle. Ne ho contate 36 oltre agli Aselli”. G. B. Hodierna ne fa una dettagliata descrizione e un disegno “telescopico” nel suo “De Admirandis Coeli Characteribus” (Palermo, 1654), aggiungendo altre due stelle a quelle individuate da Galileo.

La descrizione di Messier: “Ammasso di stelle noto sotto il nome di nebulosa del Cancro, la posizione riportata è quella della stella C.”

M44 é chiaramente visibile ad occhio nudo, e si presenta come una nube, ma basta un modesto binocolo da teatro per rivelare la sua natura stellare. Si trova proprio al centro della costellazione. ed un po’ ad est dal centro di un quadrilatero formato dalle stelle g, h, q e d Cancri. Le stelle g e d (entrambe di magnitudine 4 circa) sono gli Aselli (Asinelli, dal latino: già Plinio si riferisce con quest’appellativo alle due stelle) di cui parlano Galileo e Hodierna, e delimitano l’ammasso a nord e a sud.

La visione migliore di M44 è quella che si ottiene con un buon binocolo, dato che è un ammasso troppo grande perché il campo di un telescopio possa contenerlo tutto. Ma anche al telescopio osservarlo è un piacere: centinaia di stelle scintillanti che riempiono tutto il campo, anche con un oculare a largo campo. La visione telescopica conferma la notevole differenza tra M44 ed M45, le Pleiadi. A parte il fatto che M44 non presenta, anche nelle fotografie a lunga posa, alcuna traccia di nebulosità (al contrario delle Pleiadi), c’è una grande differenza nella tipologia delle stelle che compongono i due ammassi. Mentre le Pleiadi sono tutte stelle bianchissime e calde, il “Praesepe” contiene anche numerose stelle gialle simili al nostro Sole.

M44 contiene moltissime stelle doppie e multiple: nel 1940 Haffner ed Heckman calcolarono che almeno una stella su cinque nell’ammasso è doppia. La stella più brillante dell’ammasso, e Cancri, è visibile ad occhio nudo (se così non fosse, d’altra parte, non sarebbe contrassegnata da una lettera di Bayer). questa stella é 70 volte più luminosa del Sole, con una magnitudine assoluta di +0,2.

Oltre 200 delle 350 stelle che si trovano nell’area dell’ammasso sono state confermate quali membri di esso; le magnitudini variano da 6,3 a 14[1]. Oltre al gran numero di stelle doppie di cui abbiamo già detto, M44 conta due sistemi quadrupli: S 1254 e b 584. Le posizioni all’interno dell’ammasso sono visibili nell’immagine consultabile sul CD allegato al libro: si tratta di due gruppetti facenti parte dell’asterismo principale dell’ammasso, a forma di “albero di Natale” con la punta rivolta a sudovest. S 1254 è un sistema di quattro stelle tutte alla portata di un telescopio di 9-10 cm di diametro, mentre la coppia principale di b 584, che presenta una forte differenza di luminosità ed una separazione di poco più di 1”, richiede uno strumento di maggiore apertura.

L’ammasso dista tra i 500 e i 600 a. l. e la sua età è stimata in circa 400 milioni di anni, come dimostra il suo diagramma H-R, da cui si vede come solo poche stelle più massicce si sono trasformate in giganti rosse. Il moto proprio dell’ammasso é di 0,037” in PA 249°, e la sua velocità radiale circa 40 km/sec. E’ interessante il fatto che sia l’età, sia la direzione del moto, coincidano con quelli delle Iadi, un altro famoso ammasso visibile ad occhio nudo, che tuttavia non è compreso né nel Catalogo Messier, né in quelli NGC e IC (ma è compreso nel Catalogo di Hodierna, il “De Admirandis Coeli Characteribus”). Probabilmente questi due ammassi, benché adesso siano separati da centinaia di anni luce, hanno un’origine comune, in qualche grande nube gassosa che esisteva 400 milioni di anni fa. Di conseguenza, anche le popolazioni stellari sono simili, contenendo entrambe (M44 almeno 5) qualche nana bianca.

M44 contiene anche una stella azzurra peculiare; tra i suoi membri vi è la binaria ad eclisse TX  Cancri e molte variabili del tipo d Scuti, variabili di magnitudine 7-8, in stato iniziale post-sequenza principale. La binaria a eclisse RY, sistema del tipo Algol con periodo 1.093 giorni, si trova nel campo di M44, ma nel 1980 N. S. Awadalla e E. Budding (Manchester University) hanno dimostrato che non può esserne membro.

Una recente ricerca, condotta da Karen Holland e Richard Jameson dell’Università di Leicester, ha portato a dei risultati che fanno pensare che l’ammasso possa essere costituito da due distinti gruppi stellari che stanno scontrandosi tra di loro. I due ricercatori hanno utilizzato per il loro studio la luminosità emessa come radiazione X delle singole stelle dell’ammasso, e hanno scoperto, al suo interno, l’esistenza di un agglomerato di stelle più vecchie (perché possiedono emissioni più deboli) rispetto alle altre. Un’approfondita analisi dell’interazione gravitazionale tra gli oggetti che costituiscono l’ammasso fa pensare, secondo i due studiosi, che il sistema sia molto instabile. Le stelle, infatti, si stanno movendo così velocemente che non è improbabile che, nel giro di una decina di milioni di anni, l’ammasso possa volatilizzarsi. Jameson e Holland sostengono che per spiegare questa situazione bisogna immaginare che il Praesepe sia formato da due ammassi stellari aperti in fase di collisione[2].

 

M67

NGC2682

(Ammasso aperto) a: 08h 50m 24,0s; d: +11° 49’ 00”; stelle: 200; V: 6,9; d: 800 pc; Ø: 30’; VR: +33 km/sec.; classe: III 2 p; V: della stella più brillante: 9,69; Spec.: B8; età: 3.200 milioni di anni.

M67 fu scoperto da Koehler anteriormente al 1779. Messier lo descrive così, il 6 aprile 1780: “Ammasso di piccole stelle con qualche nebulosità, sotto la chela meridionale del Cancro. La posizione é determinata dalla stella  a.

Questo interessantissimo ammasso aperto si trova a circa 1,8° ovest della stella a Cancri, e circa 9° a sud di M44, il Praesepe. Si tratta di un ammasso molto compatto, il cui nucleo centrale ha un diametro di circa 15’, si estende per circa 12 a. l., e contiene circa 500 stelle. E’ un oggetto di estrema importanza per la comprensione dei meccanismi dell’evoluzione stellare, essendo tra i più vecchi ammassi aperti conosciuti, e certamente il più vecchio tra quelli compresi nel catalogo Messier. Lo Sky Catalogue 2000.0 valuta la sua età in 3,2 miliardi di anni; Mallas e Kreimer glie ne attribuiscono una di 10 miliardi. Forse, tra gli ammassi galattici, solo NGC188 in Cefeo ha un’età superiore rispetto a quella di M67. Abbastanza recentemente, Dana I. Dinescu e Pierre Demarque (Department of Astronomy, Yale University), D. B. Guenther (Department of Astronomy and Physics Saint Mary’s University Halifax), e M. H. Pinsonneault (Department of Astronomy The Ohio State University), a conclusione di una ricerca sull’età degli ammassi galattici M67, NGC188 ed NGC752 hanno ricavato i seguenti risultati: per NGC188 un’età di 6 miliardi di anni (con un possibile errore in più o in meno di 500 milioni di anni); per M67 un’età di 4 miliardi di anni, più o meno 500 milioni; per NGC752 una di 2 miliardi, sempre con lo stesso margine d’errore.

Proprio perché si trova ad un così avanzato stadio evolutivo, M67 mostra, nel suo diagramma H-R, un ramo delle giganti rosse estremamente sviluppato, mentre la sequenza principale si arresta, in direzione delle stelle più calde, alle classi spettrali A o F. Delle sue circa 65 stelle, fra magnitudine 8 e 13, 11 sono luminose giganti di tipo K, di magnitudine tra +5 e +1,5, e molte sono le stelle sparse nel ramo orizzontale.

Tuttavia, contiene anche