|
Columba
I nomi Phact, Phad, Phaet, sono moderni, e di incerta derivazione. C’è una compagna di 12a magnitudine che è stata in passato presa in considerazione, ma sembra proprio non essere fisicamente connessa alla primaria. La separazione era di 11,4” in PA 359° nel 1898; nel 1950 era salita a 13,5”.
Secondo Allen, il nome deriva dall’arabo Al Wazn, Peso. Al Tizini chiamò insieme le stelle a e b I Corvi. I dati raccolti da Hipparcos contraddicono vistosamente quelli riferiti da Burnham a pag. 660 del Celestial Handbook: qui infatti si dice che a e b Columbae si troverebbero pressappoco alla stessa distanza da noi (140 a. l.), risulta invece una notevole differenza nelle parallassi di Hipparcos: in base a queste, Phact si trova a circa 250 a. l., Wezn ad una distanza circa tre volte inferiore.
L’interesse per questa stella risiede unicamente nel fatto che si tratta di una delle famose “runaway stars”. Di queste curiose “stelle fuggitive” abbiamo detto più diffusamente a proposito di AE Aurigae.
Ovale brillante e diffuso, con un piccolo nucleo più luminoso. Orientata da sudest a nordovest. Nell'immagine che mostriamo, è quella in basso a destra. Quella in alto a sinistra (40' a nordest) è NGC1808.
Grande e brillante ovale sfumato, con debolissime braccia spirali esterne; barra centrale molto brillante.
NGC1851 é
un bellissimo globulare, piuttosto difficile da osservare alle latitudini
europee soltanto a causa della sua declinazione estremamente meridionale. Per
l’osservatore siciliano é più agevole che per gli altri, dato che quando
transita sul meridiano ha altezze sull’orizzonte che variano, a seconda del
punto d’osservazione, dai 12° ai 14° gradi circa. Non é molto, ma é quanto
basta per osservare un oggetto di 11’ di diametro e circa 7 di magnitudine
visuale. Essendo estremamente concentrato (Classe II di Shapley), e dovendo
subire gli effetti dell’altezza estremamente ridotta, non
si può sperare di risolverne in stelle le zone centrali. Lepus
Probabilmente il suo nome dipende dalla posizione, sotto i piedi del cacciatore Orione: potrebbe essere collegata al ricordo di un’antica devastazione prodotta dalle lepri in Sicilia, e la sua posizione nei pressi dello spietato cacciatore potrebbe essere stata voluta a fini propiziatori. Confina a nord con Unicorno e Orione, ad ovest con Eridano, a sud con Bulino e Colomba, ad est con il Cane Maggiore.
Il nome Arneb deriva da quello arabo per l’intera costellazione. Una compagna di magnitudine 11, registrata nel 1835 da John Herschel, con una separazione di 35,8” in PA 156°, probabilmente é soltanto prospettica. La separazione, nel 1977 era comunque salita a 36,2”. Nel 1912 è stata trovata una terza stella di magnitudine 11,90 separata di 91,4” in PA 186°. Potrebbe essere una variabile del tipo di a2 Canum Venaticorum.
E’ una doppia stretta e difficile per qualunque telescopio, anche di grande apertura, a causa della disuguaglianza tra i membri: la compagna é infatti di magnitudine 11. Il periodo é incerto, ma si tratta di diversi secoli. C’è una grande discordanza tra le nostre fonti riguardo alla magnitudine della compagna: quella che abbiamo riportato è quella data da Burnham Nel Celestial Handbook (pag. 1.090); ma egli stesso riferisce che l’Index Catalogue of Visual Double Stars del Lick Observatory dà una magnitudine di 7,5. Così il Washington Visual Double Star Catalog, e lo Sky Catalogue 2000,0 dà il valore di 7,3. C’è una bella differenza tra 11 e 7,3.
E’ una
stella doppia larga e facile, con un bel contrasto di colori: un oggetto ideale
per piccoli telescopi. Le magnitudini individuali delle due componenti sono 3,59
e 6,18; i tipi spettrali F6(o 7)V e K2V. La
distanza, facilmente misurabile col metodo della parallasse vista la relativa
vicinanza del sistema, é di 29 a. l.; quindi l’apparente separazione di 95”
corrisponde ad una effettiva distanza tra le due stelle di circa 900 UA. La
primaria é una stella della sequenza principale circa 3 volte più luminosa del
Sole. La compagna é una nana arancione. Nel 1956 fu scoperta una possibile terza componente del sistema: una debole stella rossa di 16a magnitudine, distante 18.8’ in PA 67°. Ma le diversità nel moto proprio rispetto alle altre due portarono a scartare l’ipotesi di una connessione. E così é stato anche per un’ipotetica quarta stella di 11a magnitudine a 45” da g B.
Una bella stella giallo-arancione, la più a sudovest dell’asterismo della Lepre.
Si tratta di una shell star correlabile senz’altro con le
cosiddette variabili novoidi o con le stelle simbiotiche (V.
Z Andromedae). 17 Leporis si distingue però da queste classi per le sue minime
variazioni di luce. Queste vanno infatti da 4,82 a 5,06; lo spettro (composito,
trattandosi di una binaria
spettroscopica) è A0Veq + M1III. Gli studi
spettroscopici mostrano un’atmosfera turbolenta i cui strati più esterni sono
in continuo stato di violenta espansione. Le caratteristiche spettrali sono
quelle di una nova. Molte volte in un anno vi sono periodi di insolita attività,
abbastanza da giustificare l’espulsione di un milionesimo della massa della
stella. Gli studi spettrali compiuti nel 1950 da Slettebak dimostrarono che la stella é anche doppia, formata da una coppia di giganti (un sistema del tipo di T CrB o Z And), in cui la compagna é una gigante rossa. Il periodo si aggira sui 260 giorni, e le masse dei due membri sembrano avere valori, rispettivamente, sulle 1,4 (per la componente rossa) e 5,6 (per la blu) masse solari; accettando un diametro 75 volte superiore a quello del Sole per la componente rossa, le due stelle dovrebbero essere talmente vicine che dovrebbe esserci uno scambio di materia: e quindi il guscio gassoso che circonda la stella blu sarebbe composto del materiale eiettato dalla stella rossa. L’approssimativa periodicità delle manifestazioni eruttive sembrerebbe essere correlato col periodo orbitale della coppia.
R Lep é una famosa variabile pulsante a lungo
periodo, la cui ampiezza
di variazione é di circa 100 volte in un periodo medio di 432 giorni. Fu
scoperta nel 1845 da J. R. Hind, che la definì “…simile ad una goccia di
sangue su un campo nero”. Al suo massimo la stella può raggiungere la visibilità ad occhio nudo
(5,5), ma questi periodi di eccezionale splendore sono stati assai rari negli
ultimi anni. La curva di luce é in qualche modo peculiare, mostrando un
temporaneo arresto dell’ascesa circa 100 giorni dopo il minimo. Il colore é
di un rosso intenso e cupo, ed é stato paragonato ad un tizzo di carbone
ardente o, addirittura, ad una goccia di sangue illuminata. Lo spettro (C7,6e)
é quello delle cosiddette stelle al carbonio, e oltre alla relativa
abbondanza di questo elemento, indice tra l’altro dell’età estremamente
avanzata della stella, indica una temperatura superficiale molto bassa,
dell’ordine dei 2.500 K. Le magnitudini registrate vanno da un massimo di 5,5
a un minimo di 11,7 (Sky Map). In tutte le stelle di questo tipo, gli spettri mostrano larghe bande di
assorbimento dovute ai composti del carbonio, che indicano una temperatura di
2.600 K o meno ancora. L’intenso assorbimento nelle regioni spettrali del blu
e del violetto appare essere dovuta all’abbondanza della molecola triatomica
Carbonio 3. Inizialmente questi astri erano considerati stelle morenti, quasi
“soffocate” da densi vapori assorbenti: oggi vengono invece considerate
giganti rosse pulsanti dello stesso tipo di Mira, con qualche differenza nella
composizione chimica che ne denunzia una storia evolutiva in certo modo diversa,
e ancora non del tutto compresa. Dato che nessuna di queste stelle è abbastanza vicina da poterne ricavare una parallasse, le luminosità intrinseche non sono ovviamente note con esattezza. Gli studi statistici danno magnitudini assolute oscillanti tra –1,5 e –2,0. Alcuni studi sembrano dimostrare l’esistenza di un superperiodo la cui durata potrebbe oscillare tra i 20 e addirittura i 40 anni.
Si trova a 35’ est-nordest dalla stella doppia 41 Lep (V: 5,5), o h 3752, che a sua volta si può facilmente trovare tracciando una linea immaginaria da a a b Leporis e prolungandola verso sud per circa 4,4°. E’ un bell’ammasso globulare la cui posizione in cielo é abbastanza inusuale: la maggior parte degli ammassi globulari, infatti, é raggruppata intorno al centro galattico, mentre questo é uno dei pochi che si trovano nell’altro emisfero, come a dire che, per un ipotetico osservatore posto nel centro della nostra Galassia, esso si troverebbe al di là di noi. Dista da noi, infatti, circa 40.000 a. l., ma rispetto al centro galattico la distanza è di 60.000 a. l. L’estensione apparente di 8,7’ corrisponde, a quella distanza, ad una lineare di oltre 100 a. l. M79 é moderatamente ellittico, esteso per PA 45°, e se ne conoscono 7 variabili. A circa 0,5° SW si trova la già citata 41 Lep, che ha una compagna (V: 6,6) separata di 3,2” (1953). Bello il contrasto tra i due membri, il più brillante giallo, l’altro blu-verde. M79 fu scoperto da Méchain nell’ottobre 1780, e riosservato da Messier nel dicembre dello stesso anno. Questi ne suo Catalogo lo descrive così: “Nebulosa senza stelle, situata sotto la Lepre, e sul parallelo di una stella di sesta magnitudine: vista da M. Méchain il 26 ottobre 1780...questa nebulosa é bella; il centro brillante, la nebulosità poco diffusa: la sua posizione é determinata dalla stella e della Lepre, quarta magnitudine”. William Herschel lo trovò “bello ed estremamente ricco” col suo telescopio da 20 piedi. Ci sembra giusto, però, anche se con tutte le cautele del caso, citare due documenti facenti parte del corpus di Giovan Battista Hodierna. La prima è una mappa che si trova nel manoscritto “Registrum Omnium Constellationum” e rappresenta la costellazione della Lepre: all’estremità meridionale della costellazione c’è l’inconfondibile gruppetto di puntini con cui Hodierna rappresenta le Occultae, le nebulae più elusive ed evanescenti, troppo piccole o non risolvibili in stelle con il suo strumento. La posizione sarebbe, approssimativamente, quella di M79. E’ vero che, in un’altra mappa dello stesso fascicolo, raffigurante Cane maggiore, Lepre e Colomba, in cui la nebula non appare. Ma a pag. 48 del “De Admirandis Coeli Characteribus”, tra le nebulae da lui osservate, Hodierna ne cita una “inter Leporem et Columbam” (tra la Lepre e la Colomba). Nessuno si sogna di attribuire a tali indizi il crisma dell’evidenza; ma ci sembra legittimo almeno avanzare il dubbio che M79 sia stato osservato dall’astronomo di Ragusa circa 120 anni prima della sua scoperta ufficiale.
Debole fuso orientato per nord-sud con nucleo stellare molto debole. Si trova 35’ a nordovest della stella (spettro: K1; V: 5) HD 32436 (SAO 169997).
Un alone estremamente tenue circonda un più brillante, piccolo ovale orientato per est-ovest. Facile localizzarla facendo riferimento alla i Lep (spettro: B8; V: 4,5): la galassia si trova sullo stesso parallelo, spostata di 7 minuti di ascensione retta verso ovest.
Un piccolissimo disco nebuloso avvolge una stellina di magnitudine 10 circa. Se avete uno strumento all’altezza, provate a 500 ingrandimenti. Si trova 2° ad est-nordest della l Lep (spettro: B0,5; V: 4,3). Vedi immagine sul web.
Grande, debole ellisse schiacciata molto più brillante al centro; orientata da nord-nordest a sud-sudovest. Si trova 1,6° a sudest di Nihal (b Lep; spettro: G5; V: 2,8). Vedi immagine sul web. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|