Hercules
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Nome italiano:

Abbreviazione:

Estensione:

Ercole

Her

1225° quadrati circa
a: da 15h 45m a 19h circa
d: da +04° a +52° circa

Pur essendo una delle costellazioni più grandi, non contiene stelle particolarmente luminose. In compenso, ospita una delle nebulae più suggestive dell’emisfero boreale: il grande ammasso globulare M13. Il caratteristico quadrilatero che ne costituisce la regione centrale é facilmente localizzabile tra la costellazione della Lira, facilmente identificabile grazie allo splendore di Vega, e la Corona Boreale.

Le stelle

Le nebulae

La costellazione

Mappa (link esterno)

Confina a nord con la costellazione del Dragone; ad ovest con Bootes, la Corona Boreale e la Testa del Serpente; a Sud con Ofiuco (nella raffigurazione tradizionale delle antiche mappe, Ercole e Ofiuco sono visti con le teste che si toccano, la figura di Ercole, infatti, è vista sottosopra); ad est confina con l’Aquila, la Freccia, la Volpetta e la Lira.

Fin dai tempi più remoti questa grande costellazione é stata vista come la figura di un gigante inginocchiato. I Greci videro in questo gigante Heracles (Ercole), e a lui riferirono anche molte delle costellazioni circostanti, che ricordano alcune delle sue più grandi imprese (il Leone, l’Idra, lo Scorpione, il Drago e così via).

Heracles (Ercole per i Romani) era uno dei figli generati da Zeus (Giove) nei suoi innumerevoli traffici amorosi. Ercole divenne immortale quando Zeus mise il neonato al seno della sua divina sposa Hera (Giunone) mentre essa dormiva. Non fu un bel gesto: avendo poppato il divino latte della dea, il bimbo divenne immortale, ma da quel momento egli fu perseguitato dall’odio di Hera, infuriata a causa dell’infedeltà dello sposo. Hera fece in modo che la vita di Ercole divenisse un inferno. Dato che era diventato immortale, essa non poteva ucciderlo, ma poteva rendere la sua vita impossibile. A tal punto lo perseguitò, da farlo cadere in uno stato di furore e di rabbia incontrollabile. Ercole era incredibilmente alto, forte ed esperto nell’uso delle armi, tanto che nessuno era in grado di opporsi alla sua ira e di controllarlo.  Nell’incoscienza della sua follia, egli uccise i suoi stessi figli. Tornato in sé, Ercole fu preso dal dolore e dal rimorso, e si rivolse all’Oracolo di Delfi per sapere cosa avrebbe potuto fare per espiare la propria colpa. La risposta fu che avrebbe dovuto servire il re Euristeo di Micene per dodici anni. Fu in effetti in questa occasione che egli ricevette il suo nome, che in greco suona Heracles, che significa Gloria di Hera.

Gli incarichi che il re assegnò all’eroe divennero noti come le Dodici Fatiche di Ercole e furono, nell’ordine:

  1. l’uccisione del Leone di Nemea (ricordata in cielo con la costellazione del Leone);

  2. l’uccisione dell’Idra di Lerna (altra costellazione, l’Idra);

  3. la cattura della cerva di Cerinea;

  4. la cattura del cinghiale di Erimanzio;

  5. la ripulitura in un solo giorno delle stalle di Augia;

  6. la cacciata degli uccelli Stinfali;

  7. la cattura del toro di Creta;

  8. la cattura delle cavalle di Diomede;

  9. la conquista della cintura di Ippolita;

  10. il furto del bestiame di Gerione;

  11. il furto dei pomi delle Esperidi;

  12. la cattura di Cerbero.

Dopo aver compiuto queste imprese Ercole ripudiò la moglie Megara, madre dei figli che aveva ucciso, e compì numerose imprese cui non possiamo neppure accennare, per motivi di spazio, in questo contesto. Dopo diversi anni si stabilì a Calidone in Etolia, dove stabilì la sua residenza e sposò Deianira, figlia del re Eneo. Ma non si può dire che la coppia sia vissuta felicemente. Un giorno, durante una delle sue imprese, Ercole e Deianira dovevano attraversare un fiume tumultuoso. L’eroe lo attraversò, ma lasciò che la moglie fosse traghettata da un centauro battelliere, che tentò di rapire Deianira.  Ercole allora colpì il centauro con una delle frecce avvelenate col sangue dell’Idra. Il centauro morente si prese la sua vendetta offrendo a Deianira il proprio sangue, e convincendola che esso avrebbe costituito un potentissimo filtro d’amore che avrebbe reso Ercole fedele a lei per sempre. Un giorno Deianira ebbe il sospetto che il suo sposo fosse un po’ troppo interessato ad un’altra donna. Così, dette ad Ercole una camicia su cui aveva sparso un po’ del sangue del centauro morente. Ovviamente il sangue era un potente veleno, dato che era stato contaminato dal sangue dell’Idra.

Quando Ercole indossò la camicia avvelenata, si compì la vendetta del centauro: cominciò ad essere preda di dolori lancinanti e sentì le carni bruciargli in modo talmente insopportabile da preferire la morte. Ma nessun mortale poteva ucciderlo, ed Ercole decise di darsi la morte da sé, facendosi bruciare vivo su una pira funeraria. Zeus, impietosito dalla sorte del suo figlio prediletto, lo uccise istantaneamente con la folgore, risparmiandogli il resto dell’agonia. Ma uccise soltanto la parte mortale dell’eroe, mentre quella immortale fu assunta in cielo tra gli dei, e divenne la costellazione che porta il suo nome.

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