Confina a nord con la costellazione del Dragone; ad ovest con Bootes, la Corona Boreale e la Testa del Serpente; a Sud con Ofiuco (nella raffigurazione tradizionale delle antiche mappe, Ercole e Ofiuco sono visti con le teste che si toccano, la figura di Ercole, infatti, è vista sottosopra); ad est confina con l’Aquila, la Freccia, la Volpetta e la Lira. Fin dai tempi più remoti questa grande costellazione é stata vista come la figura di un gigante inginocchiato. I Greci videro in questo gigante Heracles (Ercole), e a lui riferirono anche molte delle costellazioni circostanti, che ricordano alcune delle sue più grandi imprese (il Leone, l’Idra, lo Scorpione, il Drago e così via). Heracles
(Ercole per i Romani) era uno dei figli generati da Zeus (Giove) nei suoi
innumerevoli traffici amorosi. Ercole divenne immortale quando Zeus mise il
neonato al seno della sua divina sposa Hera (Giunone) mentre essa dormiva. Non
fu un bel gesto: avendo poppato il divino latte della dea, il bimbo divenne
immortale, ma da quel momento egli fu perseguitato dall’odio di Hera,
infuriata a causa dell’infedeltà dello sposo. Hera
fece in modo che la vita di Ercole divenisse un inferno. Dato che era diventato
immortale, essa non poteva ucciderlo, ma poteva rendere la sua vita impossibile.
A tal punto lo perseguitò, da farlo cadere in uno stato di furore e di rabbia
incontrollabile. Ercole era incredibilmente alto, forte ed esperto nell’uso
delle armi, tanto che nessuno era in grado di opporsi alla sua ira e di
controllarlo. Nell’incoscienza
della sua follia, egli uccise i suoi stessi figli. Tornato in sé, Ercole fu
preso dal dolore e dal rimorso, e si rivolse all’Oracolo di Delfi per sapere
cosa avrebbe potuto fare per espiare la propria colpa. La risposta fu che
avrebbe dovuto servire il re Euristeo di Micene per dodici anni. Fu in effetti
in questa occasione che egli ricevette il suo nome, che in greco suona Heracles,
che significa Gloria di Hera. Gli incarichi che il re assegnò all’eroe divennero noti come le Dodici
Fatiche di Ercole e furono, nell’ordine:
Dopo aver compiuto queste imprese Ercole ripudiò la moglie Megara,
madre dei figli che aveva ucciso, e compì numerose imprese cui non possiamo
neppure accennare, per motivi di spazio, in questo contesto. Dopo diversi anni
si stabilì a Calidone in Etolia, dove stabilì la sua residenza e sposò
Deianira, figlia del re Eneo. Ma non si può dire che la coppia sia vissuta
felicemente. Un giorno, durante una delle sue imprese, Ercole e Deianira
dovevano attraversare un fiume tumultuoso. L’eroe lo attraversò, ma lasciò
che la moglie fosse traghettata da un centauro battelliere, che tentò di rapire
Deianira. Ercole allora colpì il
centauro con una delle frecce avvelenate col sangue dell’Idra. Il centauro
morente si prese la sua vendetta offrendo a Deianira il proprio sangue, e
convincendola che esso avrebbe costituito un potentissimo filtro d’amore che
avrebbe reso Ercole fedele a lei per sempre. Un giorno Deianira ebbe il sospetto
che il suo sposo fosse un po’ troppo interessato ad un’altra donna. Così,
dette ad Ercole una camicia su cui aveva sparso un po’ del sangue del centauro
morente. Ovviamente il sangue era un potente veleno, dato che era stato
contaminato dal sangue dell’Idra. Quando Ercole indossò la camicia avvelenata, si compì la vendetta del centauro: cominciò ad essere preda di dolori lancinanti e sentì le carni bruciargli in modo talmente insopportabile da preferire la morte. Ma nessun mortale poteva ucciderlo, ed Ercole decise di darsi la morte da sé, facendosi bruciare vivo su una pira funeraria. Zeus, impietosito dalla sorte del suo figlio prediletto, lo uccise istantaneamente con la folgore, risparmiandogli il resto dell’agonia. Ma uccise soltanto la parte mortale dell’eroe, mentre quella immortale fu assunta in cielo tra gli dei, e divenne la costellazione che porta il suo nome. |
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