Monoceros
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Nome italiano:

Abbreviazione:

Estensione:

Unicorno

Mon

482° quadrati circa
a: da 5h 55m a 8h 10m circa
d: da -11° a +12° circa

E’ una costellazione tutt’altro che cospicua ad occhio nudo, ma ricca di oggetti interessanti per l’osservazione al telescopio; non mancano neppure gli oggetti osservabili con binocoli o piccoli telescopi. L’Unicorno é una costellazione introdotta abbastanza di recente, e precisamente da Bartschius, il genero di Keplero. Hevelius adottò tale configurazione nelle sue mappe, e possiamo vederlo raffigurato anche nelle tavole di Flamsteed del 1729.

Alcuni studiosi di antichità, comunque, affermano di aver rintracciato le origini di questa costellazione in tempi molto più antichi, e forse é rappresentata in un antico globo persiano.

Mappa (link esterno)

Le stelle

Le nebulae

 


 

Le Stelle

 

b (beta) Mon

a: 06h 28m 49,0s; d: -07° 01’ 58”; p: 0,00472”; V: 3,76; spettro: B3Ve; m: -0,00705”/-0,00497”; VR: +17.0 km/sec.; d: 700 a. l.; luminosità: 1.000; altre denominazioni: 11 Monocerotis; HIP 30867; HD 45725; HR 2356; SAO 133316; S 919; ADS 5107.

E’ una bella stella tripla, uno dei migliori esempi di vero sistema triplo per piccoli telescopi. Fu scoperta da William Herschel nel 1781, e fu descritta dal grande astronomo come  una delle più belle visioni dei cieli”. E’ anche uno dei rari casi in cui tre stelle di un sistema hanno pressappoco la stessa magnitudine; il caso più comune, invece, è quello in cui una coppia più brillante è accompagnata da una o più compagne più deboli e distanti.

La coppia “A-B” di questo sistema consiste di due stelle di 5a magnitudine separate di 7,4”; il membro “C” è distante 2,8” da “B”, e le tre stelle formano uno stretto triangolo con variazioni minime (seppure ci sono) dal tempo delle accurate misurazioni di F. W. G. Struve nel 1831. Lo Yale Bright Stars Catalog fornisce per le tre stelle le seguenti magnitudini: 4,50, 5,22 e 5,60; lo Sky Map dà una magnitudine totale di 3,76, basata sulle misurazioni di Hipparcos. I tipi spettrali sono tutti e tre B3Ve, e quindi stelle bianco-azzurre di sequenza principale con righe in emissione: non c’è alcun contrasto di colore.

Stella di Plaskett

a: 06h 37m 24,1s; d: +06° 08’ 07”; V: 6,05; spettro: O8e; VR: +24,5 km/sec.; distanza e luminosità: incerte; altre denominazioni: V640 Monocerotis; HIP 31646; HD 47129; HR 2422; SAO 114146.

La stella di Plaskett è un sistema binario gigante, che per molti decenni ha mantenuto il primato, sia pure non ufficiale, quale sistema binario più massivo identificato nella nostra galassia. Fu studiato per la prima volta da J. S. Plaskett del Victoria Observatory, nel 1922.

Il sistema si trova a  circa 1,5° sudest di 13 Monocerotis e più o meno alla stessa distanza, ma in direzione nordest, della Rosette Nebula; secondo Burnham, potrebbe essere un membro di NGC2244, l’ammasso associato con quest’ultima; ciò sebbene, dal punto di vista prospettico, si trovi in realtà nel campi dell’esteso ammasso Cr 106.

Consiste di due stelle giganti di tipo O che orbitano intorno al comune centro di gravità in un periodo di 14,414 giorni, con una separazione stimata intorno ai 50 milioni di miglia. L’inclinazione del sistema è incerto, ma, dato che non sono state notate eclissi, il piano dell’orbita dev’essere abbastanza inclinato rispetto alla nostra linea di osservazione. La coppia ricorda b Lyrae per la presenza di turbolente masse di gas che circondano le componenti e scorrono fra di esse. Ci si è accorti che questo flusso di gas influisce sulle misurazioni spettroscopiche della velocità radiale, portando a conclusioni errate sugli elementi orbitali e sulle masse. Quindi le masse originariamente trovate da Plaskett, circa 90 masse solari per ciascuna stella, oggi sono considerate decisamente errate. Secondo studi più recenti, la massa totale del sistema si aggira probabilmente sulle 100 masse solari, ma non è definitivamente noto se le stelle siano più o meno simili come massa.

La distanza della Stella di Plaskett non è ben nota, ma si assume che sia dello stesso ordine dell’ammasso NGC2244, probabilmente 2.700 a. l.

 

e (epsilon) Mon

a: 06h 23m 46,1s; d: +04° 35’ 34”; p: 0,02539”; V: 4,39; spettro: A5IV; m: -0,02095”/+0,01075”; VR: +13,3 km/sec.; d: 128 a. l.; luminosità: 22; altre denominazioni: 8 Monocerotis; HIP 30419; HD 44769; HR 2298; SAO 113810; S 900; ADS  5012.

Sistema multiplo. La coppia principale nel 1831 era separata di 13,9” in PA 27°. Il PA non era cambiato fino al 1985, mentre la separazione era lievemente scesa, giusto a 12,7”. Le magnitudini individuali sono rispettivamente 4,44 e 6,72, mentre i tipi spettrali sono A5I V e F5 V. La primaria è una binaria spettroscopica; il periodo è di 331 giorni (incerto). C’è un’altra stella, di magnitudine 12,70, separata dalla primaria di 93,6” in PA 254° (dati invariati dal 1911 al 1959).

 

15 Mon

a: 06h 40m 58,7s; d: +09° 53’ 44”; p: 0,00319”; V: 4,62v; spettro: O7III; m: -0.00067”/-0.00251”; VR: +29,3 km/sec.; d: 1.000 a. l.; luminosità: ~8.000; altre denominazioni: S Monocerotis; HIP 31978; HD 47839; HR 2456; SAO 114258; S 950; ADS 5322.

E’ la stella più brillante dell’ammasso galattico NGC2264, l’Albero di Natale, associato alla bellissima Nebulosa Cono (Cone Nebula).

E’ una gigante massiva e caldissima, leggermente variabile (V: 4,62-4,68), ed è la primaria di un sistema multiplo abbastanza nutrito. La compagna più vicina si trova a 2,91” in PA 213°  (Hipparcos, 1991, separazione relativamente stabile) ed è di magnitudine 7,5 circa. Altri membri del sistema sono:

  • C: sep.: 16,6”; PA: 13°; V: 9,8 (1957);

  • D: sep.: 41,3”; PA: 308°; V: 9,6 1938);

  • E: sep.: 73,9”; PA: 139°; V: 9,9 (1957);

  • F: sep. 156”; PA: 222°; V: 7,7 (1924);

  • K: sep. 105”; PA: 56°; V: 8,1 (1923);

Inoltre:

  • FG: sep. 39,8”; PA: 262°; V: 8,2 (1924);

  • La primaria è una binaria fotometrica.

 

V Mon

a: 06h 22m 43,6s; d: -02° 11’ 43”; V: 7,52v; spettro: M5e-M8e; m: +0,00633”/-0,03194”; VR: +23,7 km/sec; distanza e luminosità: indeterminate; altre denominazioni: HIP 30326 ; HD 44639.

Una bella variabile a lungo periodo del tipo Mira, osservabile anche col binocolo nelle fasi di maggior splendore. Il periodo è di 340,5 giorni (epoca: JD 2.444.972), e l’ampiezza delle variazioni va da V=6,0 a V=13,9.

 

S 953

a: 06h 41m 09,4s; d: +08° 59’ 05”; p: 0,00420”; V: 6,53; spettro: F5+...; d: 750 a. l.; luminosità: 110; altre denominazioni: HIP 31996; HD 47888.

Una doppia bella, ma di per sé non eccezionale; di eccezionale interesse è però la regione celeste in cui si trova: a 30’ circa dai confini sudest di NGC2264, l’Albero di Natale, l’ammasso associato con la Cone Nebula. E 4° circa a sud-sudovest c’è l’ancor più spettacolare Nebulosa Rosetta.

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