Nebulae dell'Acquario
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M2

NGC7089

(Ammasso globulare) a: 21h 33m 29,3s; d: -00° 49’ 23”; V: 6,5; Ø: 12,9’; classe: II; d: 11,4 kpc; dal centro galattico: 10,3 kpc; B-V: 0,66 (B-V*: 0,61); Spec.: F4; VR: -5,3 km/sec.; MV: -8,97; Fe/H: -1,62.

Immagini sul web.

Questo brillante ammasso globulare fu osservato per la prima volta da Maraldi nel 1746, e riscoperto nel 1760 da Messier, che non manca di riconoscere la priorità dello stesso Maraldi. Questa, infatti, è la descrizione riportata nella Connaissance des Temps: “Nebulosa senza stelle nella testa dell’Acquario, il centro è brillante, e la luce che l’avvolge è rotonda; somiglia alla bella nebulosa che si trova tra la testa e l’arco del Sagittario, e si vede assai bene in un telescopio di due piedi, posta sul parallelo di a Aquarii. M. Messier ha riportato questa nebulosa sulla carta del percorso della cometa  osservata nel 1759. Mem. Acad. Anno 1760, pag. 464. M. Maraldi aveva visto questa nebulosa nel 1746, osservando la cometa che apparve quell’anno.”

M2 si trova a circa 5° nord della stella b Aquarii, e circa alla stessa distanza ad ovest di a Aquarii. E’ un oggetto facilmente osservabile anche con un piccolo telescopio, e persino un buon binocolo ce lo mostrerà come una piccola stella nebbiosa. Una parziale risoluzione in stelle richiede l’uso di uno strumento di almeno 20 cm. E’ caratterizzato da una spiccata ellitticità (9, con un PA 135°). E’ uno degli ammassi globulari più ricchi di stelle e compatti. Herschel paragonò la distribuzione delle stelle in quest’ammasso ad un pugno di finissima sabbia, e lo considerò composto da molte migliaia stelle tra la 14a e la 15a magnitudine; oggi sembra certo che la popolazione totale dell’ammasso sia non inferiore alle 100.000 stelle, le più brillanti delle quali sono giganti rosse e gialle di magnitudine assoluta -3 circa. Per renderci conto di cosa ciò significhi, ricordiamo che il nostro Sole, alla stressa distanza, apparirebbe come una stella di magnitudine 20,7, visibile soltanto con telescopi di grandissima potenza.

La magnitudine totale assoluta dell’ammasso é –8,97, qualcosa come 500.000 volte la luminosità del Sole. Se ne conoscono 21 variabili (ben poco in confronto alle circa 200 trovate in M3), la maggior parte del tipo RR Lyrae, con periodi che vanno dai 16 ai 19 giorni. Una, e la più brillante, è del tipo RV Tauri, e la sua magnitudine apparente varia da 12,5 a 14, ed alterna dei minimi più bassi ad altri che lo sono meno. Mallas[1] riferisce che, secondo Helen Sawyer Hogg, le fluttuazioni luminose di questa stella “alterano sensibilmente l’aspetto dell’ammasso”. Arp, nel 1962, calcolò in 13 miliardi di anni l’età di M2. La classe spettrale integrata è F3 secondo lo Sky Catalogue 2000.0, F0 secondo Burnham e Kenneth Glyn Jones. Abbastanza discordi i dati sull’indice di colore (B-V): lo Sky Catalogue fornisce una valutazione di 0,67, mentre Kenneth Glyn Jones dà un valore negativo che è senza dubbio un refuso: -0,06[2].

 

M72

NGC6981

(Ammasso globulare) a: 20h 53m 27,9s; d: -12° 32’ 13”; V: 9,4; Ø: 5,9’; classe: IX; d: 16,8 kpc; dal centro galattico: 12,7 kpc; B-V: 0,72 (B-V*: 0,67); Spec.: F7; VR: -345,1 km/sec.; MV: -7,01; Fe/H: -1,54.

Immagine sul web.

M72 é una delle scoperte di Méchain, che lo osservò per la prima volta nell’agosto del 1780. Messier a sua volta lo osservò nell’ottobre di quello stesso anno. Si trova nell’estremità occidentale della costellazione, 1,5° ad ovest di un altro oggetto Messier (tra i più insignificanti), M73, e circa 3° ad ovest-sudovest da NGC7009, la Saturn Nebula. La stella e Aquarii, di magnitudine 3,77, si trova circa 3,5° ad ovest-nordovest di M72. Una stella utile per trovare facilmente l’ammasso è anche Al Giedi (a Capricorni), anche se molto più lontana: M72 si trova infatti sullo stesso parallelo, 8,5° ad est. Messier gli attribuì un’estensione di circa 2’, e W. Herschel confermò tale diametro apparente. Le fotografie attuali aumentano queste dimensioni fino a 5’ circa. Non é certo tra gli ammassi globulari più brillanti del Catalogo Messier, e, tranne che nei grossi telescopi, si può definire abbastanza insignificante; tra gli oggetti del suo tipo, è uno dei più difficili da risolvere in stelle.

E’ uno degli ammassi globulari più distanti da noi, tra quelli compresi nel Catalogo Messier, considerevolmente lontano dal centro galattico (12,7 kpc). La sua magnitudine visuale apparente, in confronto agli altri ammassi globulari del Catalogo, è modesta, ma, considerata la distanza, risulta essere uno di quelli intrinsecamente più luminosi. Tuttavia, M72 non risulta essere particolarmente concentrato (Shapley lo considera di classe IX: tra i globulari di Messier soltanto M56, di classe X, ed M55, di XI, sono ancor meno concentrati). Se ne conoscono 42 variabili. Le stime del suo diametro sono estremamente difformi: dai 42 a. l. di Becvar agli 85 di Burnham.

 

M73

NGC6994

(Ammasso aperto?) a: 20h 59m 00,0s; d: -12° 38’ 00”; V: 8,9; Ø: 2,8’; classe: IV 1 p.  

Immagine sul web.

Messier descrive così il 73° oggetto del suo celebre Catalogo: “Gruppo di tre o quattro stelle, che ad un primo sguardo potrebbe essere scambiato per una nebulosa, dato che contiene una lievissima nebulosità; quest’oggetto è situato sullo stesso parallelo del precedente (M72); la sua posizione è stata determinata”.

Non che ne valga la pena: in apparenza, quest’oggetto trovò cittadinanza nel Catalogo Messier soltanto grazie alla sua utilità nella ricerca di M72, visto che si trova sullo stesso parallelo e a soli 1,5° ad est dello stesso. Inoltre, non c’è traccia della nebulosità, lieve o meno che fosse, descritta da Messier. La sua natura di ammasso non solo non è certa, ma anzi è improbabile. Ciò che ancora rimane da chiarire, infatti, è se le stelle che formano M73 siano un ammasso, siano cioè fisicamente legate tra di loro, o non costituiscano invece semplicemente un asterismo, una figura creata dalla proiezione sulla volta celeste di stelle poste a distanze da noi estremamente diverse. La questione è ancora controversa.

 

NGC7009

(Nebulosa planetaria) a: 21h 04m 13,2s; d: -11° 22’ 02”; V: 8,3; Ø: 28,0” x 23,0”; Br: 12,0; VR: -46 km/sec.; velocità di espansione: 21 km/sec.; d: 0,9 kpc.

Immagini sul web: HST; amatoriale; altra amatoriale.

NGC7009, la Saturn Nebula, fu scoperta da William Herschel nel 1782. Lord Rosse le dette il nome con cui ancor oggi viene comunemente chiamata: Saturn Nebula, appunto, e ciò a causa delle curiose “anse” o “raggi” che, in quest’oggetto così curioso, vengono proiettate verso esterno, sul piano “equatoriale”, dal corpo principale della nebulosa.

NGC7009 fu una delle prime nebulose planetarie ad essere osservate da Lord Rosse con il suo riflettore da 6 piedi. Il disegno che ne fece sembra una miniatura nebulosa di Saturno. Piccola e brillante, questa nebulosa planetaria si trova 1° circa sullo stesso parallelo e ad ovest di n Aquarii. Le ridotte dimensioni (non più di 30”) e la notevole brillantezza superficiale fanno sì che l’oggetto sia visibile anche nei piccoli telescopi, ma solo come una stellina appena sfrangiata. Negli strumenti di grande apertura, invece, è un oggetto veramente bello, che splende come un globo fluorescente. Le escrescenze laterali (quelle che ricordano l’anello di Saturno) possono cominciare a rivelarsi in un buon strumento da 250 mm.

 

NGC7293

(Nebulosa planetaria) a: 22h 29m 37,6s; d: -20° 47’ 37”; V: 6,3; Br: 13,47; classe: 4 + 3; Ø: 16,0’ x 12,0’; VR: -22 km/sec.; velocità di espansione: 13 km/sec.; d: 0,1 kpc.

Immagini sul web: AAT; AIDA (Ragusa).

NGC7293, la Helix Nebula, è probabilmente la più grande e la più vicina tra le nebulose planetarie. Ha un diametro che é circa la metà della Luna Piena. Ma ha una scarsissima brillanza superficiale, e quindi, malgrado le rispettabilissime dimensioni, non è affatto un oggetto facile da osservare, a meno di non usare oculari di basso ingrandimento. E’ facile localizzarla facendo riferimento alla u Aqr, che si trova più ad est di soli 5 minuti di ascensione retta. L’aspetto anulare che si ammira in fotografia non è altrettanto apprezzabile visualmente. NGC7293 é un involucro sferico di gas estremamente tenue, illuminato, come tutti gli altri oggetti del suo tipo, da una stella centrale (13a magnitudine) piccolissima, ma eccezionalmente calda: una nana bianca. Il diametro stimato di questa stella, secondo Burnham, non supera il 2% di quello del nostro Sole, ma la sua temperatura superficiale oltrepassa i 100.000 K. Il gas della nebulosa planetaria splende perché eccitato dall’intensa radiazione ultravioletta della stella.

La splendida immagine che il Telescopio Spaziale Hubble ha ripreso di un particolare di NGC7293 ci mostra la collisione di due fronti di gas nei pressi di una stella nelle fasi finali del suo ciclo vitale. Gli astronomi hanno chiamato noduli cometari quegli oggetti dalla forma di girino che si possono osservare verso l’angolo in alto a destra; infatti con le loro teste brillanti e le loro sottilissime code assomigliano proprio a delle comete. Le teste gassose dei noduli cometari sono grandi almeno il doppio del nostro Sistema Solare; le code si allungano per 180 miliardi di chilometri, oltre 1.000 volte la distanza tra la Terra e il Sole. I frammenti gassosi maggiormente visibili sono disposti lungo il bordo interno del disco stellare che si trova a migliaia di miliardi di chilometri dalla stella centrale. Le scie gassose che assomigliano a chiome cometarie formano una struttura radiale attorno alla stella, come i raggi di una ruota. Gli astronomi teorizzano che i noduli gassosi siano il risultato di una collisione tra due diversi tipi di gas. La stella morente espelle del gas ad alta temperatura dalla sua superficie; il fronte di gas caldo ad alta velocità e bassa densità entra in collisione con il gas più freddo, lento e denso, che la stella aveva eiettato 10.000 anni prima. Questa collisione crea una condizione di instabilità (chiamata instabilità di Rayleigh-Taylor) nella quale i due gas si rimescolano e la nube omogenea che circonda la stella si frammenta formando piccoli e densi noduli simili allo sgocciolamento della pittura su una tela. Secondo i modelli standard, gli astronomi prevedono che i noduli gassosi siano destinati ad espandersi e dissiparsi nel giro di poche centinaia di migliaia di anni.

 

NGC7184

(Galassia spirale) a: 22h 02m 39,8s; d: -20° 48’ 46”; PA: 62°; V: 10,9; B-V: 0,80 (B-V*: 0,61); Ø: 5,8’ x 1,8’; d: 34,1 Mpc; VR: +2.618 km/sec.

Ovale orientato da nordest a sudovest, molto più brillante verso il centro. Il nucleo non è proprio stellare, ma è molto brillante; le regioni più evanescenti delle braccia spirali, che si estendono molto più di quanto non si possa osservare visualmente, si possono rivelare solo alle grandi aperture e con mezzi digitali. E' facile trovare questa galassia facendo riferimento alla 41 Aqr, che si trova circa 10 minuti di ascensione retta più ad est. Vedi un'immagine amatoriale sul web.

 

NGC7492

(Ammasso globulare) a: 23h 08m 26,7s; d: -15° 36’ 41”; V: 11,5; Ø: 6,2’; classe: XII; d: 25,2 kpc; dal centro galattico: 24,3 kpc; B-V: 0,42 (B-V*: 0,42); VR: -207,6 km/sec.; MV: -5,72; Fe/H: -1,51.

Più grande ma molto, molto meno brillante di M72, questo è uno dei globulari meno concentrati. Se la notte è abbastanza buia e lo strumento non troppo piccolo (almeno 200 mm. di diametro!) è però uno spettacolo di tutto rispetto. Facile localizzarlo facendo riferimento alla d Aqr. Vedi un'immagine amatoriale sul web.

 

NGC7606

(Galassia spirale) a: 23h 19m 04,9s; d: -08° 29’ 08”; PA: 145°; V: 10,8; B-V: 0,76 (B-V*: 0,59); Ø: 5,8’ x 2,6’; d: 28,9 Mpc; VR: +2.233 km/sec.

Tenue ovale orientato da nordovest a sudest, con una debole ma estesa condensazione centrale. 55’ a nord c’è la debole galassia ellittica NGC7600. Con aperture generose e l’uso dei dispositivi CCD è possibile rivelare molti particolari delle delicate strutture spirali. Vedi un'immagine amatoriale sul web.

 

NGC7727

 

(Galassia spirale) a: 23h 39m 53,8s; d: -12° 17’ 36”; V: 10,6; B-V: 0,91 (B-V*: 0,84); Ø: 4,2’ x 3,4’; d: 23,3 Mpc; VR: +1.818 km/sec.

Una larga ma debolissima struttura spirale circonda una regione centrale più brillante con un nucleo stellare. Con attrezzature amatoriali, anche di tutto rispetto, sarà pressoché impossibile vedere più delle brillanti regioni centrali. Vedi un'immagine sul web.



[1] Mallas - Kreimer: The Messier Album.

[2] Nessun ammasso globulare, tra quelli che avvolgono l’alone della nostra Galassia, ha un indice di colore B-V negativo: se così fosse, quell’ammasso dovrebbe essere costituito soprattutto da giovani e calde stelle azzurre: come invece sappiamo, essi sono formati da stelle vecchissime e in prevalenza rossastre o, tutt’al più, gialle.

 

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