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Nebulae dell'Auriga
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Nel 1985, G. Foderà Serio (Osservatorio Astronomico di Palermo) dimostrava, con un articolo sul Journal for the History of Astronomy, che la scoperta dei tre ammassi dell’Auriga poi classificati da Messier a nn. 36, 37 e 38 del suo celebre Catalogo va attribuita a G. B. Hodierna (1597-1660), astronomo e naturalista siciliano che li descrive nel suo De Systemate orbis cometici deque Admirandis Coeli Characteribus, stampato a Palermo nel 1654. La tavola da lui stesso disegnata, che si trova nel “De Admirandis Coeli Characteribus”, lo dimostra con assoluta evidenza. Piccoli telescopi o binocoli consentono già di osservarlo. M36 si trova a circa 5° sudovest da q Aurigae, e a circa 2,3° dall’altro ammasso M38. I due ammassi possono essere visti insieme nello stesso campo se si adoperano ingrandimenti sufficientemente bassi. M36 é il più piccolo ma il più brillante dei due, e conta circa 60 stelle. Il nucleo centrale, costituito dalle stelle più luminose, si estende per circa 10’, ed include la facile stella doppia S 737, separazione 10,7”. Essendo uno degli ammassi galattici più giovani (soltanto 25 milioni di anni, secondo lo Sky Catalogue 2000.0), M36 non contiene giganti rosse, al contrario dei suoi vicini M37 ed M38, che si trovano approssimativamente alla stessa distanza. Contiene invece diverse brillanti giganti del tipo B, e, se si trovasse alla stessa distanza, non apparirebbe meno splendente del celebre ammasso delle Pleiadi. Le stelle più brillanti hanno una magnitudine assoluta di –1,6 (360 volte più luminose del Sole), e la maggioranza di esse mostra delle linee spettrali assai larghe, il che va attribuito alla loro rapida rotazione (altro punto in comune con le Pleiadi). Le misurazioni fotoelettriche di H. L. Johnson e W. W. Morgan (1953) hanno determinato per le 15 stelle più brillanti dell’ammasso, di tipo spettrale da B2 V a B8, magnitudini da 8,86 a 10,65. M36 dista circa 4.100 anni luce (distanza dedotta dagli studi fotometrici di H. L. Johnson del Lowell Observatory, 1957), e si estende per 14 anni luce circa. La sua luminosità totale é paragonabile a quella di circa 5.000 Soli. Vedi immagine sul web del campo di M37, M36 e M38 (nell'ordine; foto del GAC di Catania). Confronta con la tav.
Prima delle rivelazioni portate dall’articolo dell’85 (vedi M36) la scoperta di M37 veniva attribuita allo stesso Messier, che così descrive questo ammasso galattico: “Un ammasso di piccole stelle poco discosto dal precedente (M36), le stelle sono più piccole, più fitte e racchiuse in una certa nebulosità...” M37 é il più bello e luminoso dei tre ammassi Messier dell’Auriga, e si trova, rispetto alla q Aurigae, più o meno alla stessa distanza di M36 (circa 5°): i due ammassi si trovano in posizione simmetrica, ai due vertici della base di un triangolo il cui vertice opposto é quella stella. M37 é il più orientale dei due. Dei tre ammassi dell’Auriga, M37 è il più ricco di stelle, contandone circa 150 più luminose di magnitudine 12,5, su un totale di oltre 500. Il fatto che contenga almeno una dozzina di giganti rosse (le più brillanti di magnitudine 9 circa), e che le stelle più calde sulla sequenza principale siano di tipo spettrale B9 V indica che quest’ammasso è il più evoluto dei tre, con un’età stimabile in 300 milioni di anni (Sky Catalogue 2000.0). La sua distanza non è valutata concordemente dagli studiosi: si va dai 4.600 a. l. di Burnham (che cita Shapley)[1] alle diverse valutazioni di West, Wallenquist e Becvar riportate da Kenneth Glyn Jones[2]. La sua estensione, a seconda della distanza stimata, va dai 20 ai 25 a. l.
Per M38 vale quanto detto per M36. Il numero di membri di M38 si aggira sul centinaio. Le principali sono giganti di classe spettrale B5, la cui magnitudine assoluta è circa –1,5. L’ammasso contiene anche un membro del tipo A della sequenza principale e molte giganti di tipo G. La stella più brillante dell’ammasso è una gigante gialla di magnitudine 7,9 e tipo spettrale G0, circa 900 volte più luminosa del Sole. M38 dista circa 4.200 a. l., e si estende per circa 25 a. l.; le sue stelle più luminose sembrano formare la lettera greca P. La sua età si aggira sui 220 milioni di anni.
Interessante nebulosa, parte ad emissione e parte a riflessione, associata con la variabile AE Aurigae (vedi scheda), che si trova ai confini sudovest della nebulosa. Vedi una splendida immagine sul web.
Trovarlo non è difficile se non per il fatto che siamo in piena Via Lattea, in un vero e proprio brulicare di stelline che possono indurre una certa confusione. Da Capella scendiamo verso sud di 6° circa fino alla l Aur (gialla, V: 4,7). Da questa scendiamo ancora verso sud di 45’ esatti, e quindi spostiamoci verso est di 1 minuto soltanto di ascensione retta: ed ecco qui l’ammasso, piccolo ma ben staccato dallo sfondo circostante. La sua stella più brillante è una gigante arancione (spettro: K5; V: 7,3).
Collinder 62 è un ammasso grande e diffuso, 5,5° a sud di Capella; bell’oggetto per i binocoli anche se abbastanza insignificante per i telescopi.
Giovanissimo ammasso facente parte dell’associazione OB2 Aur, una sessantina di membri di magnitudine 10 o più deboli che si staccano appena dallo sfondo, confondendosi con la nebulosa IC410 di cui sono la fonte d’illuminazione. La distanza è di 4.000 pc. Si può localizzare con una certa facilità salendo da El Nath (b Tau) per 4° 50’ in declinazione verso nord; quindi spostandosi verso ovest in ascensione retta di 3 minuti e mezzo. La nebulosa IC410 ha un’estensione di 40’ x 30’, e l’intero complesso può essere fotografato con risultati molto accattivanti anche con focali abbastanza ridotte (almeno 200 mm.); la runaway star AE Aur, con la nebulosa IC405, si trova a meno di 2° nordovest.
Se osservate M38, non mancate poi di dare un’occhiata a questo ammasso, molto più piccolo e meno brillante del suo più famoso vicino. NGC1907 si trova 30’ circa a sud-sudovest di M38, e contrariamente ad esso non può essere risolto con un grosso binocolo, come il 20 x 100, nel quale peraltro, pur restando nebuloso, forma una bella coppia con l’ammasso maggiore. Un riflettore da 150 mm. invece lo risolve benissimo. 20’ ad est dell’ammasso c’è la LY Aur, variabile del tipo b Lyr e doppia stretta (sep. 0,6”).
Spostatevi da Capella in ascensione retta verso est per 40 minuti di ascensione retta, quindi in declinazione di 30’ verso nord: qui si trova una nebulosa planetaria brillante ma talmente piccola da non essere stata avvistata durante la compilazione del New General Catalogue di Dreyer. Per poterla osservare dovremo darci da fare con gli ingrandimenti: almeno 250 o 300x, con telescopi di almeno 200 mm di diametro.
[1]
Burnham Celestial Handbook, Vol. I, pag. 295. [2]
Kenneth Glyn Jones: Messier’s
Nebulae & Star Clusters,
II edizione, Cambridge University Press, pag. 145: l’autore riferisce che
Frederick R. West ha stimato la distanza in 1400 pc, Wallenquist 1105 pc e
Becvar 1450 pc.
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