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Nebulae del Cigno
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E’ una delle più intense sorgenti X in cielo, ed è stata la prima convincente candidata a “Buco nero”. La precisione con cui è stata misurata la posizione ha consentito di identificare una controparte ottica, una stellina di magnitudine 9, HDE 226868 che si trova a un po’ meno di 0.5° est-nordest da h Cygni. E’ facilmente identificabile con un piccolo telescopio, e si tratta di una supergigante di tipo B, la cui magnitudine assoluta dovrebbe aggirarsi intorno a -6, da cui si deriva una distanza di circa 2,5 kpc.
M29 fu scoperto nel 1764 da Messier, che lo descrive come “Un ammasso di 7 o 8 stelle piccolissime. Nel telescopio di 3 piedi e mezzo sembra una nebulosa”. E’ un piccolo e indistinto ammasso che si trova in un’area ricca e affollatissima della Via Lattea, circa a 1,7° sud-sudest da Sadr, g Cygni. E’ un ammasso piuttosto sparso e non molto appariscente, formato da una dozzina circa di stelle di 8a-9a magnitudine. Le quattro più brillanti formano un quadrilatero ed altre tre un piccolo triangolo più a nord. Vi sono soltanto poche altre deboli stelle nei dintorni, e l’ammasso appare abbastanza isolato, malgrado la regione in cui si trova sia immersa nel cuore della Via Lattea, in una regione della Galassia in cui l’assorbimento interstellare produce una diminuzione di circa 3 magnitudini: secondo Hiltner (1954) la densità della polvere interstellare nell’ammasso è 1.000 volte quella media della Galassia. I membri più brillanti del gruppo sono tutti di tipo B. Circa 1,7° a nord-nordovest di M29 c’è dunque g Cygni (V: 2.2; spettro: F8). E’ una doppia visuale (probabilmente non fisica, separazione 41,2”), la cui compagna è stata scoperta a sua volta doppia da S. W. Burnham nel 1878: magnitudini di B e C rispettivamente 9,9 e 10,9, separazione 1,8”, PA 302° (1878). Nella regione di questa stella, soprattutto in direzione di b Cygni (Albireo), vi è una gran quantità di deboli nebulosità diffuse, che si mostrano nelle fotografie a lunga posa. 1° circa a sudovest dalla nebulosità principale c’é NGC6888, la cosiddetta “Crescent Nebula”. Si tratta di una curiosa formazione grosso modo ovale, la cui porzione più brillante appare simile ad un arco, mentre la porzione più evanescente è estremamente elusiva. Secondo lo Sky Catalog 2000.0, M29 fa parte dell’associazione Cygnus OB1. La sua età viene stimata in 10 milioni di anni.
Bigourdan (ma anche Burnham) ne attribuisce la scoperta a Le Gentil (1750), mentre Kenneth Glyn Jones[1], pur non escludendolo, privilegia la scoperta di Messier (24 ottobre 1764), che è più preciso nel riferirne le coordinate, e lo descrive come “Un ammasso di stelle vicino alla coda del Cigno, che possono essere viste con un normale telescopio da 3 piedi e mezzo. Diametro 1°.” Noi crediamo che Kenneth Glyn Jones abbia torto, e che Le Gentil, pur non fornendo le coordinate dell’oggetto, ne dia una descrizione tale da non lasciar adito a ragionevoli dubbi[2]. Si legga la descrizione in nota dell’oggetto fatta dall’astronomo francese e si osservi M39 (vedi la foto O.R.S.A.). La piccola nebulosa rossa sulla sinistra è la Cocoon nebula (IC5146). Nel 1925 P. Doig cita un’affermazione fatta da J. E. Gore che questo ammasso fu osservato da Aristotele come un’apparizione di oggetto di tipo cometario nel 325 a. C[3]. Purtroppo quest’affermazione, che dal Burnham è riportata tale e quale a proposito di M41, non è corredata da argomentazioni di alcun genere, né della citazione del passo preciso di Aristotele che la riguarderebbe. M39 si trova a qualcosa come 12,5° est-nordest da Deneb (a Cygni), circa 3° a nord (e pochissimo ad ovest) di r Cygni. E’ un ammasso aperto molto esteso ma anche estremamente sciolto, con un aspetto vagamente triangolare delimitato ai vertici da tre stelle di 8a magnitudine, immerso in un campo della Via Lattea ricchissimo di deboli stelle. Malgrado la rarefazione dell’ammasso e la ricchezza dello sfondo, è un oggetto che, in condizioni ideali, può essere osservato ad occhio nudo. La sua distanza è di circa 800 anni luce, e la sua età si aggira tra i 230 e i 300 milioni di anni. L’osservazione di M39 è avvantaggiata dall’uso di uno strumento a basso ingrandimento. In un diametro di circa 7 anni luce vi sono almeno 30 stelle che sono certamente membri dell’ammasso. Nel 1940 Ebbighausen determinò il moto proprio del gruppo in 0,024” all’anno in PA 222°; la VR è di circa -15 km/sec. Le 12 stelle più brillanti sono tutte di tipo A e B, sparse per un campo di oltre 30’. Dal diagramma H-R di M39 si deduce che virtualmente tutti i membri si trovano sulla sequenza principale, ma che alcune delle stelle più brillanti appaiono trovarsi proprio sul punto di iniziare la loro evoluzione verso lo stadio di giganti. La distanza di circa 800 a. l., calcolata nel 1953 da Johnson e Weaver, fa stimare la vera estensione lineare di M39 in circa 7 a. l. Un oggetto interessante abbastanza vicino, fotografabile anche con piccole aperture, è IC5146, detto anche Cocoon nebula (n° 19 del Catalogo Caldwell). E’ una piccola (12’ x 12’) ma brillante nebulosa ad emissione, rotondeggiante, che si staglia contro uno sfondo in cui le nubi stellari della Via Lattea sono a tratti interrotte da nebulose oscure; proprio al centro della nebulosa c’è una stella di magnitudine 9,5. IC5146 si trova a circa 3° est-sudest da M39. Poco più di 1° a sud e appena ad ovest di M39 c’è il piccolo (7’) e debole (V: 11.5) ammasso galattico NGC7082, e ancora 1° circa a sudovest NGC7062, altrettanto debole ma più esteso (25’).
Un antichissimo ammasso aperto, proprio in piena Via Lattea, e per questo abbastanza difficile da individuare. Per localizzarlo possiamo partire g Cyg che, pur essendo abbastanza distante (7,7° est), si trova quasi sullo stesso parallelo. Da qui ci si sposti dapprima verso ovest di 4,7°, fino alla HD 189178 (V: 5,46; spettro: B5). Si prosegua ancora per 2,9°, e si giungerà su una stella bianca (A6): HD 186307, V: 6.2: e siamo giunti su NGC6819, che si trova meno di 10’ a sudovest di questa stella. L’ammasso, ricco e concentrato, è molto bello in un riflettore da 250 mm, ma è già osservabile anche con un telescopio molto più piccolo, e persino con un comune binocolo.
Incantevole, piccolo disco sfocato al cui centro brilla una stellina di V≈11. Se si fissa direttamente (serve uno strumento di circa 150 mm. di diametro) la stella centrale, la scarsa sensibilità della fovea fa scomparire la nebulosa; continuando nell’osservazione, ma distogliendo ripetutamente lo sguardo dalla stella, si manifesta l’effetto ammiccamento (blinking); i telescopi di apertura maggiore solitamente non permettono questo effetto, dato che il quel caso la brillanza della nebulosa supera la soglia di sensibilità della fovea.
Piccolo, ricco e compresso: oltre 50 membri dall’11a alla 15a magnitudine. La debolissima nebulosa NGC6842 si trova 38’ ad est e appena un po’ a sud. Vedi immagine sul web.
E’ una delle più note radiosorgenti, ed è anche attiva nella banda X. Non c’è corrispondenza con oggetti visibili nell’ottico. Vedi un'immagine sul web.
Una fioca struttura ad anello circonda una debolissima stellina centrale; si trova 3° a sud e 40’ ad est di h Cyg, in un affollato campo della Via Lattea; distinguerla in mezzo ad un tale brulichio di stelle è un’impresa non da poco, che richiede l’uso di un filtro interferenziale e della tecnica del blinking.
Nel brulicare di innumerevoli stelline della Via Lattea che fanno da sfondo alla costellazione del Cigno non sempre risulta agevole. NGC6866 si trova al vertice sudest di un quasi perfetto triangolo isoscele determinato al vertice ovest da d Cyg (V: 2,86; spettro: B9,5) e al vertice nordest dalla bella multipla o1 Cyg (V: 3,73v; spettri dei vari membri da K ad A). E’ un piccolo ammasso, ma osservabile anche con piccoli strumenti, sebbene offra il meglio di sé con telescopi dai 150 mm in su.
Ampio e poco addensato; una quindicina di membri intorno alla 7a magnitudine. La stella (V: 5,38) ai margini nord-nordest del campo è 27 Cyg. Vedi immagine sul web.
Crescent nebula. Un curioso anello gassoso ovale. Si trova 3° a sudovest di Sadr (g Cyg, la stella centrale della “Croce del Nord”), e sulla linea ideale che va da Sadr stessa ad Albireo (b Cyg). Questa interessante e curiosa nebulosa risplende grazie alla radiazione altamente energetica di una caldissima stella di 7a magnitudine del tipo Wolf-Rayet; ricorda un po’, in piccolo, NGC6960-90 (la Veil Nebula); quest’oggetto risente moltissimo delle condizioni di trasparenza del cielo. Il nome inglese Crescent è riferito alla porzione più brillante, che si presenta come un arco nebuloso (la traduzione in Italiano è appunto arco, anche di mezzaluna): l’ovale completo infatti è molto difficile da osservare, ed anche da fotografare. La Crescent fa parte, anche se se ne distingue, del molto più ampio contesto del complesso nebuloso di g Cyg. 25’ a nordest c’è la variabile RS Cyg; 1° a sudest c’è l’ammasso aperto IC4996. Vedi un'immagine in raggi X.
In realtà si tratta non di una, ma di almeno 5 grandi estensioni nebulose, ognuna delle quali si estende per superfici di oltre 40’ x 20’, e che circondano Sadr, la g Cyg per un’area di oltre 9° quadrati. L’osservazione visuale richiede grandi aperture (400 mm.) e filtro nebulare: è un oggetto adattissimo ai grandi dobsoniani.
Grande e debolissima nebulosa a riflessione, divisa in tre porzioni, avvolge nella sua regione più meridionale la stella doppia A 293 (V: 9,2) e in quella settentrionale una stella di spettro F2 e V 7,9.
La Bridal Veil Nebula (Nebulosa Velo Nuziale) più comunemente nota semplicemente come Veil Nebula, è formata da due splendide nebulose che disegnano, nella costellazione del Cigno, un grande arco fatto di filamenti e merletti di gas e materia interstellare che assume, nelle fotografie ottenute con i grandi telescopi, forme e colori veramente straordinari. La nebulosa fu scoperta visualmente nel 1784 da William Herschel con il suo riflettore da 18 pollici. Le due componenti, NGC6992 ed NGC6960 sono chiamate anche, rispettivamente, Filamentary Nebula e Network Nebula. NGC6992 è la porzione orientale della Veil Nebula, la più brillante e compatta. A bassi ingrandimenti, e sotto un cielo assolutamente terso e buio, è visibile in un telescopio da 150-200 mm. come un debole arco luminescente, esteso per circa 1°. Benché sia un oggetto veramente difficile da osservare, secondo alcuni è osservabile, nelle condizioni ideali di cielo, con un binocolo 7 x 50. Ancor più difficile da osservare è NGC6960, assai più esteso e sottile arco nebuloso che circonda la stella 52 Cygni. La distanza della Veil Nebula è abbastanza incerta, e secondo Burnham la valutazione più probabile è intorno ai 1.500 a. l.; se tale valutazione è corretta, il diametro dell’oggetto si aggirerebbe sui 70 a. l., e si espanderebbe di 0,06” all’anno. Ciò suggerisce che all’origine della nebula ci sia stata l’esplosione di una supernova in un remoto passato: lo stesso Burnham suggerisce 30-40.000 anni. Così come accade con gli altri oggetti del suo genere, la Veil Nebula è una fonte di radiazione radio, ma non potente come M1, che è molto più giovane.
Debole, ampia e rotonda, una nebulosità a riflessione che avvolge una stella azzurra (spettro: B9; V: 5,5). E’ parte del complesso della Veil Nebula. Vedi immagine sul web.
La nebulosa Nord America (NGC7000) è una vasta nube di nebulosità mista di gas, polveri e stelle, che è stata così battezzata da Max Wolf (per ovvii motivi, basta osservarne l’aspetto). Si trova circa 3° ad E di Deneb (a Cygni) e la sua posizione può essere individuata ad occhio nudo nella regione di maggior luminosità nella Via Lattea nella regione del Cigno. Un buon binocolo permette di osservare, in un cielo sufficientemente oscuro, una luminescenza irregolare estesa oltre 1.5°, e, con un seeing veramente buono, anche di riconoscerne il caratteristico aspetto. Questo può ancora essere osservato con piccoli telescopi amatoriali a bassissimo ingrandimento, mentre con telescopi di medie dimensioni e ad ingrandimenti maggiori la riduzione del campo impedisce anche nelle migliori condizioni di mantenere una visione d’assieme. Non è un oggetto difficile da fotografare, purché il cielo sia limpido a sufficienza. Il corpo principale di NGC7000 ha un aspetto screziato, che nella zona della costa atlantica sviluppa sorprendenti strutture nastriformi di nebulosità volta a volta brillanti ed oscure. Vedi il particolare del Golfo del Messico ripreso dall'AIDA di Ragusa. Staccata dalla nebulosità principale (la vera e propria Nord America), in pieno Atlantico, si trova l’ancor più sorprendente, quanto a forma, nebulosa IC5067: la Nebulosa Pellicano.
Abbastanza grande, debole ovale quasi nascosto da un gruppetto di stelle vicine tra le quali la doppia h 1606 (V: 9,5). Vedi immagine sul web.
Quest’oggetto
debole e abbastanza insignificante per l’osservatore amatoriale è viceversa
di enorme importanza, grazie all’immagine catturata dal Telescopio Spaziale, per la comprensione di quelle fasi dell’evoluzione stellare che
accompagnano la lenta morte delle stelle simili al Sole. Quest’immagine
della Egg Nebula è stata ripresa dallo Hubble Space Telescope (HST). La
stella centrale di CRL 2688, appena alcune centinaia di anni fa, era una gigante
rossa. La nebulosa è costituita da una vasta massa di polveri e gas eiettati
dalla stella e in continua espansione. Un bozzolo di polvere (la fascia scura al
centro) avvolge la stella nascondendola alla nostra vista. La sua luce sfugge
nelle due direzioni in cui il bozzolo è più sottile e viene diffusa dalle
particelle di polvere, offrendoci la visione della sua forma complessiva. Gli
oggetti di questo tipo sono rari perché si trovano in una fase evolutiva che
dura per un periodo di tempo (dai 1.000 ai 2.000 anni) brevissimo su scala
astronomica; e ci offrono la possibilità di capire in che modo le giganti rosse
si trasformano in nebulose planetarie. Gli archi concentrici che vediamo
originarsi dal centro dell’oggetto rappresentano densi gusci di materia
presenti all’interno di una nube omogenea e indicano che l’ammontare di
emissione di massa da parte della stella centrale non è regolare, ma varia con
periodi che vanno dai 100 ai 500 anni. L’HST ha rilevato presenza di materia
fino alla distanza di 0,6 anni luce - ben oltre di quanto sia stato possibile
fino ad ora - e questo ci permette di valutare meglio la quantità di massa che
costituisce l’intera nebulosa. Quanto
le stelle simili al Sole “invecchiano”, si raffreddano, il loro colore tende
al rosso ed aumentano notevolmente sia loro dimensioni che l’emissione di
energia: vengono chiamate giganti rosse. Gran parte del carbonio e degli
elementi più pesanti che sono presenti nell’universo, vengono prodotti e
dispersi nello spazio proprio dalle giganti rosse. Quando una gigante rossa si
è liberata di tutti i suoi strati più esterni, la radiazione ultravioletta
prodotta dal suo caldissimo nucleo rende luminoso il gas presente nello spazio
circostante che era stato emesso durante le fasi precedenti: l’oggetto diventa
quindi una nebulosa planetaria. Rimane ancora un enigma di non facile soluzione il meccanismo attraverso il quale partendo da una gigante rossa e dai gas che la circondano (con forma sferica e regolare) si giunga alla complessa struttura e simmetria della nebulosa planetaria.
Piccola e affusolata, ma dotata di una accettabile luminosità superficiale, si può localizzare 15’ a nord e un po’ ad est della 63 Cyg (spettro: K4; V: 4,5).
Piccola e brillante, richiede l’uso di un filtro nebulare e ingrandimenti elevati (almeno 200x). Il
Telescopio Spaziale, concepito principalmente per risolvere enigmi in campo
cosmologico, sembra invece che stia dando il meglio di sé nel campo
dell’evoluzione stellare, ed in particolare nelle studio delle stelle morenti.
Proprio NGC7027 ha costituito uno dei bersagli preferiti del suo potentissimo
occhio. La Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer è riuscita
a fissare una istantanea del processo esplosivo di NGC7027, una stella di massa
simile a quella del nostro Sole. L’immagine infrarossa già da sola rivela
importanti novità, ma combinando questa fotografia con l’immagine
precedentemente ripresa in luce visibile, è possibile avere una visione più
completa delle fasi finali della vita di una stella. NGC7027
sta andando incontro ad una morte spettacolare sotto forma di nebulosa
planetaria. Una stella quando esaurisce il suo combustibile nucleare (idrogeno
ed elio) va incontro a violente trasformazioni che la portano a rilasciare nello
spazio strati di materia. Questo materiale costituisce il vento stellare lento, che si allontana alle velocità
di poche decine di km/s. L’immagine della NICMOS cattura la nebulosa in questa
fase di transizione, che dura all’incirca
1000 anni. La radiazione ultravioletta emessa dalla caldissima stella centrale
rende luminoso il gas circostante, mentre il freddo idrogeno più esterno è
visibile solo in riprese all’infrarosso. L’immagine
di NGC7027 a sinistra nelle due immagini accoppiate è fra le prime riprese da
NICMOS e permette di individuare la stellina centrale, che rimaneva nascosta
nelle immagini in luce visibile. Intorno c’è una regione di gas e polveri
emessa dalla stella. Questo gas, che appare bianco, ha una temperatura di decine
di migliaia di gradi. L’oggetto ha due “coni” di idrogeno molecolare che
risplende nell’infrarosso. Il gas è reso luminoso dalla radiazione
ultravioletta proveniente dalla stella calda (processo chiamato fluorescenza). Gran parte del materiale disperso dalla
stella è invisibile perché il gas e le polveri vicine alla stella lo stanno
schermando dall’intensa radiazione stellare e dunque non può risplendere. L’immagine composita visibile/infrarosso di NGC7027 (quella a destra nella coppia) è il risultato di tre esposizioni, la componente blu è dovuta alla Wide Field and Planetary Camera 2, le componenti verde e rossa sono state ottenute da NICMOS. In bianco appare l’emissione luminosa del gas caldo che circonda la stella centrale, mentre l’emissione dovuta al freddo idrogeno molecolare appare di colore rosso-rosa. Questi diversi colori corrispondono a tre strati di materiale emesso dalla stella morente nel corso dei secoli. Ogni strato ha una temperatura diversa: altissima lo strato interno, intermedia lo strato rosso-rosa di idrogeno molecolare parzialmente dissociato e bassa lo strato blu di gas e polveri. Per la prima volta gli astronomi hanno potuto chiaramente distinguere lo strato intermedio, ma non sono ancora riusciti a spiegare l’origine delle strutture filamentose.
Grande e, malgrado la classificazione Trumpler, abbastanza ricco: un numero imprecisato di stelle tra la nona e la tredicesima magnitudine. Vedi immagine sul web.
Ricco, debole, compresso: un bell’oggetto per telescopi da 200 mm.
Una piccola ma brillante nebulosa ad emissione di cui abbiamo scritto nella scheda di M39. Si trova proprio ad est di una larga banda oscura, orientata per est-ovest, lunga circa 2° e larga 20’, che partendo da IC5146 si estende verso ovest in direzione di M39.
[1]
Kenneth Glyn Jones: Messier’s
Nebulae & Star Clusters,
II edizione, Cambridge University Press, pag. 149, nota a piè di pagina. [2]
“La seconda si trova all’estremità della coda del Cigno; sembra essere
di natura diversa rispetto a tutte le nebulae finora osservate e dalla Via
Lattea, al di là della quale si trova, formando quasi un angolo retto con
essa. E’ una grande nube, più estesa da una parte che dall’altra; il
lato piccolo guarda a SE. La nube dista circa 6° dalla coda del Cigno;
sembra opaca e molto oscura; molte stelle possono essere viste al telescopio
in questa parte del cielo ma nessuna è visibile ad occhio nudo. La nube può
essere vista senza il telescopio. Le altre nebulae che mi accingo a citare
appaiono tali solo se osservate con un piccolo telescopio, e possono essere
messe nella classe delle nebulae impropriamente così chiamate.” E’ la
descrizione del terzo oggetto elencato nella lista di oggetti “nebulosi”
di Le Gentil. Le Gentil non fornisce la posizione di quest’oggetto.
L’ammasso stellare più cospicuo di questa regione è M39, e Bigourdan
sembra propendere per questa ipotesi. Kenneth Glyn Jones afferma che
quest’ammasso si adatta poco alla descrizione di Le Gentil, essendo
estremamente sparso e brillante, e che probabilmente non si tratta che di
una regione più brillante della Via Lattea, come ce n’è tante in questa
zona. Io
mi limito ad osservare che, a ben vedere, M 39 è certamente visibile ad
occhio nudo come una nebula (Burnham, ad esempio, riporta a pag. 799 del II
vol. del Celestial Handbook l’opinione che sarebbe stato osservato da
Aristotele nel 325 A. C. come oggetto di aspetto cometario); che è più
esteso da una parte che dall’altra, e che la parte meno estesa guarda a
SE. [3]
Robert Burnham jr: Burnham’s
Celestial Handbook (Dover Publications, Inc., New York), Vol. II,
pag. 799.
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