Nebulae dei Gemelli
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M35

NGC2168

(Ammasso aperto) a: 06h 08m 54,0s; d: +24° 20’ 00”; stelle: 200; V: 5,1; Ø: 28,0’; d: 870 pc; classe: III 2 m; Br: 8,2; Br: B3; VR: -5 km/sec.;  età: 110 milioni di anni.

Immagine di M35 ed NGC2158. Ammasso M35 nei Gemelli e nebulosa NGC2174 in Orione, foto del GAC di Catania.

Le esatte circostanze della sua scoperta rimangono incerte; probabilmente è stato scoperto nel 1746 da de Chéseaux, che lo descrive (n° 12 della sua lista) come “Un ammasso di stelle sopra i piedi settentrionali dei gemelli.” Purtroppo, però, non ne fornisce le coordinate, per cui non si può essere assolutamente certi che la sua approssimativa descrizione si riferisca ad M35, ma la cosa è comunque universalmente accettata.  Messier, il 30 agosto del 1764, ne parla come di “Un ammasso di piccolissime stelle vicino al piede sinistro di Castore...”, e riferisce che l’ammasso è riportato sull’Atlante di Bevis.

Si trova a circa 2,5° nordovest dalla h Geminorum. E’ un bell’ammasso galattico, visibile ad occhio nudo in condizioni di seeing ottimale. E’ un oggetto stupendo per i piccoli telescopi: file arcuate di stelle brillanti appaiono come bagliori che si sprigionino da una catena scintillante, mentre le stelle più deboli formano uno sfavillante sfondo con una stella arancione vicina al centro.

In condizioni di buon seeing, come abbiamo detto, M35 è visibile anche ad occhio nudo; ma la sua visione è apprezzabile al meglio attraverso uno strumento a basso ingrandimento, quale un buon binocolo o un telescopio con oculare a largo campo.

M35 è formato da circa 200 stelle (secondo Wallenquist, 119 in un diametro di 30’, più brillanti di magnitudine 13). 30’, a quella distanza, corrispondono ad un’estensione lineare di qualcosa come 24 anni luce. Shapley, nel 1930, ha stimato l’estensione angolare di M35 in 46’. La sua età si aggira sui 110 milioni di anni, e contiene alcune stelle già uscite dalla sequenza principale, tra cui diverse giganti gialle e arancione di tipo G o K. La sua stella più calda sulla sequenza principale, invece, è di tipo B3.

Al confine sudovest di M35, a circa 30’ dal suo centro, si può osservare NGC2158, un altro ammasso estremamente interessante, come vedremo a suo tempo.

 

NGC2129

(Ammasso aperto) a: 06h 01m 00,0s; d: +23° 18’ 00”; stelle: 40; V: 6,7; Ø: 7,0’; d: 2.000 pc; classe: III 3 p; Br: 7,4; Br: B1; VR: +18 km/sec.;  età: 16 milioni di anni.

Piccolo ammasso di stelle brillanti, una trentina di primi ad ovest della 1 Gem (binaria spettroscopica, spettro G7, magnitudine 4,16). Vedi immagine sul web.

 

NGC2158

(Ammasso aperto) a: 06h 07m 30,0s;  d: +24° 06’ 00”; stelle: 200; V: 8,6; Ø: 5,0’; d: 4.900 pc; classe: II 3 r; Br: 12,4; Br: F0; età: 3.200 milioni di anni.

Immagine sul web (con M35).

Si trova circa 30’ a sudovest di M35, e si vede in un telescopio da 150 mm. di apertura come una debole nebulosità; occorrono grandi aperture per rivelarne la straordinaria ricchezza, che ne fa un oggetto “intermedio” tra gli ammassi aperti e quelli globulari, una specie di fase di transizione tra i due tipi di ammassi.

La densità e la distribuzione simmetrica delle sue stelle ricorda almeno i globulari meno condensati, mentre manca l’addensamento centrale di quasi tutti i globulari stessi. Uno studio del 1962 di Arp e Cuffey mostrò che anche la popolazione stellare di NGC2158 sarebbe di tipo intermedio tra quella dei normali ammassi galattici e quella dei più antichi, come NGC188 in Cefeo, il cui diagramma H-R ricorda molto quelli dei globulari. NGC2158 farebbe dunque parte di quella breve lista di ammassi galattici di età intermedia che include NGC752 in Andromeda ed NGC7789 in Cassiopeia. I diagrammi H-R dei tre ammassi sono molto simili; quello di NGC2158 mostra che tutte le stelle più brillanti della magnitudine assoluta +2,5 hanno cominciato ad evolvere verso lo stato di gigante rossa; Burnham, più prudente dello Sky Catalogue, suggerisce un’età di 800 milioni di anni.

Se è corretta la classificazione di NGC2158 come ammasso galattico, malgrado le sue diverse peculiarità, esso risulta essere uno dei più lontani da noi: Arp e Cuffey calcolarono una distanza di circa 4900 parsecs, ovvero 16000 a. l.: ciò lo porrebbe fuori dal bordo esterno della Galassia, e dà forza all’ipotesi di Arp che gli ammassi di “età intermedia” si siano formati nelle regioni esterne della Galassia, dove il materiale interstellare era meno denso che nei dintorni del Sole, e meno ricchi di elementi pesanti.

 

IC443

(Resti di Supernova) a: 06h 17m 06,0s; d: +22° 35’ 00”; V: 9; Ø: 50,0’ x 40,0’.

Immagine sul web.

Resti di supernova: due ampi archi contrapposti, 30’ ad est-nordest di h Gem (doppia stretta, spettro M3, magnitudine 3,3) che ricordano vagamente la Veil Nebula nel Cigno. Da tentare con abbondanti aperture, filtro nebulare e bassi ingrandimenti. Vedi un'immagine sul web.

 

PK194+ 2.1

(Nebulosa planetaria) a: 06h 25m 55,0s; d: +17° 47’ 13”; V: 12,4; Ø: 12,0” x 10,0”; classe: 3b (2); Br: 15,3; VR: +47 km/sec.; velocità di espansione: 18 km/sec.; d: 2,3 kpc.

Immagine sul web.

Molto piccola, di aspetto quasi stellare, ma abbastanza brillante: usare almeno 300 ingrandimenti e filtro O-III.

 

NGC2266

(Ammasso aperto) a: 06h 43m 12,0s; d: +26° 58’ 00”; stelle: 50; V: 9,5; Ø: 7,0’; d: 3.400 pc; classe: II 2 m; Br: 11.0.

Immagine sul web.

Debole e distante, ma più ricco di quanto non appaia a prima vista. Alcune stelle più brillanti sono soltanto prospettiche. Si trova poco meno di 2° a nord di Mebsuta (e Gem, giallastra, V: 3).

 

NGC2371-2

(Nebulosa planetaria)  a: 07h 25m 33,0s; d: +29° 29’ 01”; V: 13,0; Ø: 55”; classe: 3a (6); Br: 14,7; VR: +20 km/sec.; velocità di espansione: 18 km/sec.; d: 1,2 kpc.

Questa nebulosa planetaria appare (come diverse altre, basti pensare ad M76) composta da due parti distinte, che tendono a riunirsi con l’aiuto di un filtro nebulare. La porzione sudovest è quella più brillante, e la stella centrale richiede l’uso di grandi aperture e oltre 300 ingrandimenti. Non è certo un oggetto facile.

 

NGC2392

(Nebulosa planetaria) a: 07h 29m 09,4s; d: +20° 54’ 45”; V: 8,6; Ø: 47,0” x 43,0”; classe: 3b (3b); Br: 9,8.

Immagine sul web.

Si tratta di una piccola (neppure tanto, poi, per una planetaria) ma brillante nebulosa planetaria, scoperta da W. Herschel nel 1787 e rintracciabile circa a metà strada tra le stelle k e l Geminorum, 2,2° est-sudest da d Geminorum.

Questa caratteristica nebulosa planetaria viene soprannominata anche Eskimo Nebula o Faccia di Clown. E’ un disco brillante di 40” di diametro intorno ad una stella di 9a magnitudine. Anche un telescopio di meno di 150 mm. di apertura è in grado di rivelarla come un piccolo disco verdastro dai contorni sfumati. Con uno strumento di almeno 200 mm. si comincia a vedere che il disco è circondato da un involucro più debole. Ma per mostrarne i più fini dettagli, quelli che le hanno fatto meritare i suoi soprannomi, ci vogliono strumenti ben più grandi, generalmente fuori dalla portata dell’astrofilo.

 

NGC2420

(Ammasso aperto) a: 07h 38m 30,0s; d: +21° 34’ 00”; stelle: 100; V: 8,3; Ø: 10,0’; d: 2.500 pc; classe: I 2 r; Br: 11,1; Br: F; VR: +115 km/sec.; età: 4.000 milioni di anni.

Immagine sul web.

Questo lontano ma ricco ammasso galattico è particolarmente interessante perché, trovandosi proprio a cavallo dell’eclittica, viene a volte occultato dalla Luna o attraversato da altri corpi del sistema solare. E’ inoltre un ammasso molto vecchio, come testimonia il tipo spettrale delle sue stelle più calde.

Per rintracciarla, fare riferimento innanzi tutto a Wasat, la d Gem (V: 3,5; tipo spettrale: F0); da questa, spostarsi verso est-sudest di 1.7°, fino alla 63 Gem (V: 5,2; spettro: F5); da quest’ultima, infine, spostarsi verso est di 2,5°: qui si troverà NGC2420.

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