Nebulae dell'Idra
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M48

NGC2548

(Ammasso aperto) a: 08h 13m 48,0s; d: -05° 48’ 00”; stelle: 80; V: 5,8; Ø: 54’; classe: I 2 m; VR: -7 km/sec.; Br: 8,23; Spec.: A0; età: 300 milioni di anni.

Immagine sul web.

L’oggetto che Messier mette al quarantottesimo posto del suo Catalogo fu scoperto da lui stesso il 19 febbraio del 1771, ma egli commise un errore nell’indicarne la posizione, così l’oggetto venne considerato perduto sino al 1959, quando T. F. Morris lo identificò con NGC2548, che era stato riscoperto indipendentemente da Caroline Herschel nel 1783.

Per la verità, nel caso di M48 gli argomenti addotti a favore dell’identificazione dell’oggetto descritto da Messier con il suddetto ammasso non sono forti come quelli addotti per M47. E’ vero che l’ascensione retta, calcolando la precessione, corrisponderebbe a sufficienza, ma c’è un errore in declinazione di qualcosa come 5°. Messier non dice, nella sua descrizione, quale stella abbia usato per determinare la posizione, né ci sono, nelle immediate vicinanze, stelle cospicue che possano indirizzarci verso un ragionamento simile a quello fatto per M47, stavolta con uno scambio nelle direzioni nord-sud. Ma nella zona indicata da Messier, che si riferisce alle “tre stelle che sono all’attaccatura della coda dell’Unicorno”, e cioè z, 27 e 28 Monocerotis, non esiste alcun altro oggetto che Messier possa aver visto.

M48 si trova in una regione celeste priva di stelle od altri oggetti di rilievo, proprio al confine tra le costellazioni Idra (cui appartiene) e Unicorno. Si trova circa 3° a sud-sudest dalla stella multipla z Monocerotis (S 1190).

In buone condizioni di seeing, M48 può essere osservato anche ad occhio nudo. Ha una sagoma approssimativamente triangolare, e la sua immagine è dominata da una catena centrale costituita da una decina di stelle tra la 10a e ll’11a magnitudine, mentre già con strumenti amatoriali si possono contare una cinquantina di stelle più brillanti di magnitudine 13 (su un totale di oltre 80 membri). L’estensione lineare dell’ammasso, comprese le zone più periferiche che abbracciano un campo di forse 54’, si aggira sui 23 anni luce. La distanza è stata stimata sui 1530 anni luce da Trumpler nel 1930, ma successivamente Ebbighausen ha proposto 1.700 a. l.

L’età è stata stimata in circa 300 milioni di anni. La stella più calda é di tipo A2 e magnitudine 8,8, 70 volte più luminosa del Sole. Vi sono almeno 3 giganti gialle, di tipo spettrale G-K.

 

M68

NGC4590

(Ammasso globulare) a: 12h 39m 28,0s; d: -26° 44’ 34”; V: 8,0; Ø: 12’; classe: X; d: 10.1 kpc; dal centro galattico: 10,0 kpc; B-V: 0,63 (B-V*: 0,60); Spec.: F2/3; VR: -95.2  km/sec.; MV: -7,30; Fe/H: -2,06.

Immagine sul web. Diagramma HR.

M68 é stato scoperto da Messier, nel 1780. Ecco la descrizione, che porta la data del 9 aprile di quell’anno: “Nebulosa senza stelle sopra il Corvo e l’Idra; è estremamente debole, molto difficile da osservare col telescopio; vicino ad essa, una stella di sesta grandezza.”

Per localizzarlo senza l’ausilio dei cerchi graduati, tracciamo una linea immaginaria dalla d alla b Corvi, e proseguiamo per 3.8° sulla stessa linea: arriveremo alla stella doppia di 5a magnitudine b 230: é la sola stella visibile ad occhio nudo in quest’area. A nordest di questa stella, ad appena 0,6°, si trova M68. E’ un bell’oggetto da osservare con telescopi non troppo piccoli: non é paragonabile ad M13, o M5, ma fa la sua figura in uno strumento adeguato, e anche il classico 114/900, con un buon oculare tra i 18 e i 9 mm, va benissimo.

Gli oltre 100..000 membri di questo ammasso globulare sono sparsi su un volume di almeno 140 anni luce di diametro; ha almeno 42 variabili note. irca 25’ a nordest di M68 possiamo osservare  la variabile tipo Mira FI Hydrae (che non è fisicamente connessa con l’ammasso), che ha un periodo di circa 324 giorni e raggiunge al suo massimo la magnitudine 9, facendo così variare notevolmente l’aspetto del campo.

La stella di sesta grandezza menzionata da Messier è in effetti una doppia, classificata oggi come ADS 8612. La componente più brillante è di magnitudine 5,4, la più debole 12,2; sono separate di 1,6”, e costituiscono una bella sfida per un piccolo telescopio.

 

M83

NGC5236

(Galassia spirale) a: 13h 37m 00,3s; d: -29° 52’ 04”; V: 7,5; B-V: 0.66 (B-V*: 0,72); Ø: 13,1’ x 12,2’; tipo: SBc I-II; N: 5; d: 4,7 Mpc; VR: + 501,9 km/sec.

Immagine sul web. Immagine VLT. Immagine AAO.

La scoperta di M83 si deve a Lacaille: si tratta infatti dell’oggetto catalogato alla sesta voce del suo catalogo (Lac. I.6), e descritto come “piccola, informe nebulosità” nel 1752. Anche Bode la mette nel suo catalogo, al n° 27, localizzandola “Vicino alla testa del Centauro” e definendola “Una piccola nebulosa informe”. Messier la osservò il 17 febbraio 1781. Egli la trovò “…così difficile da vedere col telescopio, che la minima illuminazione dei fili del micrometro la fa scomparire. Soltanto con molta attenzione la si potrà vedere: essa forma un triangolo con due stelle stimate di sesta e di settima magnitudine…”

John Herschel, che disponeva di ben altri strumenti, ne parla invece così: “Un oggetto veramente rimarchevole, ne convengono sia William che John Herschel - molto grande e brillante, estesa in direzione 55°,1: la sua brillantezza aumenta di molto e repentinamente al centro, dove si trova il nucleo.”

Si trova al confine fra l’Idra e il Centauro, a 18° sud circa di Spica. La stella p Hydrae (V: 3,27; spettro: K2) si trova invece a poco più di 6° nordest. Non ci sono stelle sufficientemente brillanti più vicine, e quindi è abbastanza difficile trovarla senza l’aiuto dei cerchi graduati. Può venirci in aiuto, comunque, l’interessante stella multipla H IV 69 (HD 118349). E’ una stella appena entro i limiti della visibilità ad occhio nudo in buone condizioni di seeing, ma la possiamo localizzare 6,6° ad ovest della già citata e ben più brillante p Hya. La coppia principale di questo sistema è costituita da due stelle di magnitudine, rispettivamente, 5,8 e 6,7. Una volta identificata questa coppia, basterà spostarsi verso sud di 3,4° per trovare M83.

Negli strumenti amatoriali di dimensioni contenute, M83 si presenta come una stella nebulosa, un nucleo abbastanza brillante circondato da una debole luminosità. Per cominciare a distinguere le belle braccia spirali servono aperture dell’ordine almeno dei 300 mm. Le fotografie a lunga posa mostrano il nucleo estremamente brillante descritto da J. Herschel, e  le braccia spirali ricche di zone di intensa formazione stellare.

M83 è stata classificata da G. de Vaucouleurs come un tipo intermedio tra le spirali normali e le barrate (SAB(s)c). Nelle immagini proposte, che sono due diverse elaborazioni tratte dallo stesso negativo, è evidente l’accenno di barra centrale, e si possono notare ben definite le braccia spirali, nelle quali si distinguono evidenti regioni rossastre e blu. Le regioni rossastre sono, evidentemente, regioni ricche di nebulose ad emissione, zone di intensa formazione stellare, in cui le nubi di gas sono eccitate dalle caldissime stelle neonate. Le regioni azzurre, invece, sono evidentemente zone ricche di giovani popolazioni stellari, giganti azzurre formatesi qualche decina di milioni di anni fa. Si vedono inoltre le fasce di polveri attorno al nucleo.

M83 è una delle galassie intrinsecamente più brillanti, al pari di M31 e della nostra stessa Via Lattea. La sua magnitudine assoluta è di –19,5 (K. Glyn Jones). La distanza è piuttosto controversa, va dagli 8 ai 25 milioni di anni luce; la sua velocità di recessione è di circa 337 km/s. Forma un gruppo fisico con la radiogalassia peculiare NGC5128 (Centaurus A) e con NGC5253, sempre nel Centauro.

In M83 sono state rilevate cinque o sei supernovae, più che in tutte le altre galassie del Catalogo Messier. L’incertezza riguarda sn 1945B, che viene riportata da alcune fonti, ma non da Kenneth Glyn Jones. Le altre cinque sono: 1923A, di magnitudine 14; 1950B, di magnitudine 14,5; 1957D, di magnitudine  15; 1968L di magnitudine 11 e 1983N di magnitudine 12,5. In ogni caso, una simile frequenza di supernovae può essere considerata eccezionale.

 

NGC2610

(Nebulosa planetaria) a: 08h 33m 23,3s; d: -16° 08’ 59”; V: 13,0; Ø: 50,0” x 47,0”; classe: 4 (2); Br: 15,5.

Immagine sul web.

Malgrado la magnitudine possa apparire scoraggiante, con l’aiuto di un filtro nebulare si vedrà un tenue ma distinto bagliore, 3’ circa a sudovest della stella gialla (K0) di magnitudine 6,5 HD 72665.

 

NGC2784

(Galassia spirale) a: 09h 12m 18,7s; d: -24° 10’ 22”; PA: 73°; V: 10,2; B-V: 1,15; N: D4VS; Ø: 5,1’; tipo: S0; d: 7,1 Mpc; VR: +691 km/sec.

Ovale abbastanza luminosa, più brillante al centro. Si trova circa 2° a nord-nordest di K Pyx (V: 4,6; spettro K4/5). Vedi immagine sul web.

 

NGC2835

(Galassia spirale) a: 09h 17m 53,0s; d: -22° 21’ 20”; PA: 8°; V: 10,5; B-V: 0,49; N: 2VS; Ø: 6,3’; tipo: Sp; d: 10,8 Mpc; VR: +888 km/sec.  

Immagine sul web.

Grande e debole ovale, asse orientato da nord-nordest. Con le larghe aperture e l’aiuto di un filtro nebulare si può osservare la complessa struttura spirale. Sempre per le grandi aperture, 3’ a sudest del nucleo c’è la difficile stella doppia B 1989 (sep. 0,9” in PA 174°; magnitudine individuali: 10 e 10,29).

 

Abell 33

(Nebulosa planetaria) a: 09h 39m 07,9s; d: -02° 47’ 35”; V: 13,4; Ø: 268”; classe: 2b; Br: 15,5; d: 0,6 kpc; VR: +60 km/sec.

Immagine sul web.

La velocità di espansione è di 32 km/sec.; è molto grande per una nebulosa planetaria, ma molto, molto debole. A peggiorare le condizioni di osservazione c’è una stella bianca (A0) di magnitudine 7,2 proprio al bordo sudovest. Non c’è speranza di osservarla se non si dispone di un filtro O-III.

 

NGC3109

(Galassia irregolare) a: 10h 03m 06,7s; d: -26° 09’ 32”; PA: 93°; V: 9,9; B-V: 0,52; Ø: 14,5’ x 3,5’; tipo: Ir+ IV-V; d: 1,8 Mpc; VR: +404 km/sec.

Immagine sul web.

Debolissima e sottile striscia nebulosa orientata per est-ovest, priva di condensazione centrale; una stella di magnitudine 10 circa è a 3,5’ sud dal suo centro. Per trovarla, prendiamola un po’ alla larga, partendo da q Pyx (V: 4,7; spettro M0): per arrivare ad NGC3109 dovremo spostarci verso est di ben 42 minuti di ascensione retta (una decina di gradi), ma quasi esattamente sullo stesso parallelo.

 

NGC3621

(Galassia spirale) a: 11h 18m 16,8s; d: -32° 48’ 49”; PA: 159°; V: 9,7; B-V: 0,62; Ø: 10,0’ x 6,5’; tipo: Sc III-IV; N: 3VS; d: 7,1 Mpc; VR: +726 km/sec.

Immagine sul web.

Grande ellisse orientata da nord-nordovest a sud-sudest; una stella di magnitudine 12 circa si trova 1’ ad est del nucleo, due di magnitudine 10 circa sono a 3’ sud-sudest e 4’ sud-sudovest. Altre due di 13° magnitudine sono a 2’ circa nordovest, sempre del nucleo.

 

NGC3242

(Nebulosa planetaria) a: 10h 24m 48,6s; d: -18° 38’ 14”; V: 8,6; Ø: 40” x 35”; classe: 4 (3b); Br: 11,5.

Immagine sul web.

Ampia, brillante e rotonda, questa brillante nebulosa planetaria è facilmente rintracciabile 1,8° a sud della stella m Hya (V: 3,8; spettro: K4). La stella centrale è visibile a poco meno di 300x. La sua forma quasi rotonda e la sua luminosità le hanno fruttato il nomignolo di “Ghost of Jupiter”, “Spettro di Giove”. Nei piccoli strumenti, essa si mostra come un tenue dischetto azzurrognolo sfumato; gli strumenti di grande apertura mostrano dettagli più numerosi e interessanti: una specie di anello ellittico interno che ricorda i contorni di un occhio umano; questa struttura misura circa 26” x 16” ed è orientata da sudest a nordovest. E’ a sua volta inglobata in un involucro più debole più o meno sferico, del diametro di circa 40”. Al centro del tutto c’è la caldissima nana biancoazzurra, un oggetto dallo spettro quasi continuo con una temperatura superficiale di circa 60.000 K.

 

NGC5694

(Ammasso globulare) a: 14h 39m 36,5s; d: -26° 32’ 18”; V: 10,2; Ø: 3,6’; classe: VII; d: 33,9 kpc; dal centro galattico: 28,3 kpc; B-V: 0,69 (B-V*: 0,61); Spec.: F4; VR: -145,8   km/sec.; MV: -7,76; Fe/H: -1,86.

Immagine sul web.

Un piccolo ma notevole ammasso globulare, che si trova all’estremità orientale della “Coda” dell’Idra, 1,5° a sudovest di un arco formato dalle stelle 4 Librae, 54, 55, 56 e 57 Hydrae, tutte tra magnitudine 5 e magnitudine 6. Si tratta di uno degli ammassi globulari più lontani: qualcosa come 110.000 a. l.; fu scoperto da W. Herschel nel 1784, ma soltanto nel 1932 Lampland e Tombaugh ne riconobbero la natura di ammasso globulare. La distanza fa sì che la magnitudine apparente delle sue stelle sia tale da renderlo irrisolvibile con mezzi amatoriali: le stelle più brillanti, infatti, non vanno oltre magnitudine 16,5.

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