Nebulae nell'Unicorno
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M50

NGC2323

(Ammasso aperto) a: 07h 03m 12,0s; d: -08° 20’ 00”; stelle: 80; V: 5,9; Ø: 16,0’; classe: II 3 m; d: 910 pc; Br: 7,8; Spec.: B6; età: 78 milioni di anni.  

Immagine sul web.

La scoperta di M50 viene generalmente attribuita a G. G. Cassini, che l’avrebbe scoperta anteriormente al 1711, nell’area tra il Cane Maggiore e il Cane Minore. Messier riscoprì l’ammasso nell’aprile del 1772, mentre osservava (tanto per cambiare) la cometa di quell’anno, e Bode lo riscoprì indipendentemente ancora nel 1774, mentre cercava l’oggetto di cui parlava Jacques Cassini (Cassini II), figlio del grande Giovanni Domenico e anch’esso valente astronomo.

La scoperta di quest’ammasso, infatti, viene attribuita a Giovanni Domenico Cassini sulla base della testimonianza del figlio che, nei suoi Elementi d’Astronomia, Libro I, Cap. VII, tra le Stelle Nebulose, dopo cinque nebulae che sono facilmente identificabili con M31, M42, M22, M11 ed M44 ne aggiunge “...un’altra, che mio padre scoprì nell’area tra il Cane Maggiore e il Cane Minore e che è una delle più belle che si possano ammirare al telescopio”.

Chi scrive pensa di avere argomenti per sostenere che M50 é stato osservato da Hodierna anteriormente al 1654. Argomenti solidi almeno quanto quelli che ne fanno attribuire la scoperta a Cassini: anzi, molto più solidi. Hodierna infatti, a pag. 48 del “De Admirandis Coeli Characteribus” inizia una lista di “insigni nebulose” con quella che definisce “Nebulosa Intercanicularis”. Il che significa “nebulosa tra i due Cani”. Cosa c’è di diverso, rispetto all’indicazione fornita da Cassini? Un’interpretazione che è stata data sinora su questa frase la unisce a quella seguente[1], dalla quale è separata da una virgola. Ma come si può pensare che Hodierna abbia definito M47Nebulosa Intercanicularis”? l’ammasso in Puppis è assolutamente decentrato rispetto ad una simile descrizione, e i due Cani sono, senza dubbio, non le costellazioni ma le loro due stelle più brillanti: Sirio e Procione. In ogni caso, è una descrizione identica a quella che dà Cassini: quindi perché dovrebbe avere meno valore?

M50 si trova all’incirca a un terzo della lunghezza della linea ideale che congiunge Sirio e Procione. Si tratta di un ammasso moderatamente compresso di circa 10’ di diametro, i cui membri più esterni, estremamente sparsi, aumentano l’estensione fino a 20’ x 15’. La disposizione delle stelle disegna, secondo Burnham, la forma di un cuore, singolarmente illuminato da una singola stella rossastra che si trova a circa 7’ a sud del centro dell’ammasso.

Nel 1941 J. Cuffey osservò che un diagramma colore-magnitudine di M50 mostrava una sequenza principale ben definita in cui i membri più brillanti avevano tipi spettrali B8, B9 e A0; erano anche presenti alcune giganti gialle di magnitudine assoluta -1. I suoi risultati indicavano che oltre il 70% delle stelle più brillanti della 13a magnitudine erano veri membri del gruppo, e così oltre il 50% delle più deboli. Ake Wallenquist nel 1959 contò oltre 50 stelle come probabili membri entro i 7’ dal centro dell’ammasso. La distanza dell’ammasso non é nota con precisione, le valutazioni oscillano enormemente, dai 700 ai 1100 parsecs secondo Burnham, mentre K. Glyn Jones riporta una stima di Hogg di ben 7000 parsecs. Lo Sky Catalogue 2000.0 dà una stima di 910 parsecs ed un’età di soli 78 milioni di anni.

 

NGC2215

(Ammasso aperto) a: 06h 21m 00,0s; d: -07° 17’ 00”; V: 8,4; Ø: 11,0’; classe: II 2 p; d: 1.000 pc; stelle: 40; Br: 10,5; Spec.: B9; età: 350 milioni di anni.

Immagine sul web.

Se localizzate la 7 Mon (spettro: B2; V: 5,3), 2,4° ad ovest-sudovest della celebre stella tripla b Mon, non avrete difficoltà a trovare NGC2215, un ammasso galattico discretamente grande e abbastanza interessante malgrado la classificazione Trumpler che lo considera povero. L’ammasso si trova, rispetto alla stella, 35’ a nord-nordest.

 

NGC2232

(Ammasso aperto) a: 06h 26m 36,0s; d: -04° 45’ 00”; V: 3,9; Ø: 30,0’; classe: IV 3 p; d: 400 pc; stelle: 20; Br: 5,0; Spec.: B3; VR: +15 km/sec.; età: 22 milioni di anni.

Immagine sul web.

2,2° a nord della celebre b Mon, appena più spostata verso ovest, c’è la 10 Mon (V: 5; spettro: B2), che è la stella più brillante del giovane, ampio e sparso ammasso galattico NGC2232. 10 Mon è una stella tripla (b 89), le cui due componenti principali (magnitudine rispettive 5 e 9,2) sono separate di 77,2” in PA 256°; la terza stella è anch’essa di magnitudine 9,2 ed è separata dalla primaria di 80,7” in PA 231°.

 

NGC2236

(Ammasso aperto) a: 06h 29m 42,0s; d: +06° 50’ 00”; V: 8,5; Ø: 7,0’; classe: III 2 p; d: 3.400 pc; stelle: 50; Br: 11,0; Spec.: A0.

Immagine sul web.

La stella più vicina visibile ad occhio nudo è 13 Mon, che si trova 50’ circa a nordest. Non è quindi difficile da localizzare. In un binocolo 16 x 70 si presenta come una macchiolina nebulosa, mentre è ben risolto in un riflettore da 20 cm. Interessante, nelle lunghe esposizioni fotografiche, anche la nebulosa a riflessione (15’ x 10’) che avvolge la 13 Mon e che non è facilmente osservabile visualmente.

 

NGC2244

NGC2237

(Ammasso aperto associato a nebulosità) a: 06h 32m 24,0s; d: +04° 52’ 00”; stelle: 100; V: 4,8; Ø: 24,0’; classe: II 3 r n:; d: 1.700 pc; VR: +34 km/sec.; Br: 5,8; Spec.: O5; età: 3 milioni di anni.

Immagini sul web: GAC (Catania); GAC2; AIDA (Ragusa).

La stella 12 Monocerotis, visibile ad occhio nudo, si trova nel vertice dell’angolo retto di un ideale triangolo rettangolo che ha come altri vertici 13 Monocerotis (a nord) ed e Monocerotis (ad ovest).

Il complesso noto come “Rosette Nebula”, una nebulosa diffusa dalla forma simile ad una ghirlanda, che circonda un brillante ammasso galattico, é in realtà formato da quattro porzioni nebulose registrate nel New General Catalog con i numeri NGC2237, 2238, 2239 e 2246. Ma l’intero oggetto é generalmente menzionato come NGC2237. L’ammasso contenuto nella nebulosa é invece NGC2244. Ammasso e nebulosa sono di fatto associati fisicamente, essendo l’ammasso aperto il risultato della formazione di stelle dalla nebulosa.

La Rosette Nebula é un oggetto abbastanza difficile per i piccoli telescopi. Nei migliori binocoli é identificabile come un’aura informe di debole luce che circonda l’ammasso aperto che, invece, può essere visto ad occhio nudo in eccellenti condizioni di visibilità, come un’aggregazione pressoché rettangolare di circa 40’ di estensione.

NGC2244 contiene cinque stelle di tipo O, sedici di tipo B e un numero imprecisato di stelle più piccole. La già ricordata 12 Monocerotis é una gigante gialla (V: 5,85; spettro: K0III). Questa stella, tuttavia, se si trova alla stessa distanza dell’ammasso ha una luminosità eccezionalmente alta (2.500 volte il Sole): quindi, o si tratta di una stella più vicina, associata all’ammasso solo prospetticamente, o l’attribuzione alla classe di luminosità III é un grosso errore: la normale luminosità di una stella di tipo K0III dovrebbe essere circa 30 volte quella solare.

Se la distanza calcolata dagli studi di Morgan e Hiltner (circa 2.600 a. l.) é esatta, il diametro lineare della Rosette Nebula é di circa 55 a. l., e si tratta di una delle nebulose più massive che si conoscano. Menon (1962) calcola una massa di circa 11.000 Soli. In quest’interessante oggetto si notano un gran numero di globuli oscuri (globuli di Bok).

NGC2244, l’ammasso stellare, si trova in una regione relativamente sgombra, al centro della ghirlanda. Questo vuoto può essere il risultato dell’esaurimento della materia a causa della formazione dell’ammasso, ma Fred Hoyle ha suggerito che l’intensa radiazione delle caldissime giovani stelle possa aver spazzato via il gas nelle vicinanze. Questa tesi é stata confermata dalle recenti osservazioni compiute dal telescopio spaziale HST in M16

La scoperta di NGC2244, l’ammasso aperto associato alla nebulosa vera e propria, si deve a John Flamsteed (17 febbraio 1690), che a proposito di 12 Monocerotis (che è la stella più brillante dell’ammasso) scriveva: “Questa stella è l’ultima e la più brillante di una piccola nebulosa”. La nebulosa, invece, fu scoperta soltanto nel 1899, in una fotografia presa da Isaac Roberts.

 

NGC2252

(Ammasso aperto associato a nebulosità) a: 06h 35m 00,0s; d: +05° 23’ 00”; stelle: 30; V: 7,7; Ø: 20,0’; classe: IV 2 p n; Br: 9,0; Spec.: A.

Grande ma povero, si trova a 50’ nordest dal ben più cospicuo NGC2244, l’ammasso associato con la Nebulosa Rosetta. La bella stella tripla S 939 si trova circa 20’ ad est. Vedi immagine sul web.

 

NGC2254

(Ammasso aperto) a: 06h 36m 00,0s; d: +07° 40’ 00”; stelle: 50; V: 9,1; Ø: 4,0’; classe: I 2 p; Br: 11,9; d: 2.200 pc.

Immagine sul web.

Piccolo e discretamente ricco in relazione alle sue dimensioni, formato da stelle molto piccole: richiede strumenti medio-grandi, in grado di toccare i 250 ingrandimenti. Si localizza facilmente a 50’ est-nordest della 13 Mon (V. 4,5; spettro A0). Fra questa stella e l’ammasso, a soli 15’ circa da quest’ultimo, c’è la 14 Mon (S 938), stella doppia (V: 6,45 e 10,70; spettro: A0 Vs; separazione: 10,5” in PA 209°).

 

Tr 5

(Ammasso aperto) a: 06h 36m 42,0s; d: +09° 26’ 00”; stelle: 150; V: 10,9; Ø: 8,0’; classe: II 3 r n; Br: 17; d: 2.400 pc.

Abbastanza grande, un nugolo di stelline irrisolvibili sovrapposto al campo del ben più cospicuo NGC2264.

 

NGC2264

(Ammasso aperto associato a nebulosità) a: 06h 37m 42,0s; d: +09° 53’ 00”; stelle: 40; V: 3,9; Ø: 140,0’ x 120,0’; classe: III 3 m n; d: 750 pc; VR: +21 km/sec.; Br: 5,0; Spec.: O7; età: 20 milioni di anni.

Immagine sul web: regione dell'Unicorno con la RosetteNebula, in basso, ed NGC 2264 in alto (AIDA, Ragusa).

Ammasso galattico grande e sparso, formato da una ventina di stelle brillanti ed un centinaio più deboli, che per la sua forma fu chiamato The Christmas three (l’Albero di Natale) da L. S. Copeland. L’ammasso é avvolto in un’estesa debole nebulosità, che ai suoi margini meridionali forma la suggestiva nebulosa oscura nota come Cone Nebula. Il membro più brillante dell’ammasso é la gigante (classe spettrale O7) S Monocerotis, di magnitudine 3,9; questa stella é nota anche come 15 Monocerotis, ed é una doppia visuale con la compagna di magnitudine 8,5 separata di 3”.

 

NGC2261

(Nebulosa diffusa) a: 06h 39m 12,0s; d: +08° 44’ 00”; Ø: 2.0’ x 1.0’.

Immagine sul web.

NGC2261 é la Hubble’s Variable Nebula, una nebulosa gassosa abbastanza peculiare, scoperta da W. Herschel nel 1783, che avviluppa la stella variabile R Monocerotis. Ha una forma che richiama notevolmente quella di una cometa, con la stella, che ricorda un nucleo cometario, situata presso l’estremità meridionale e la “coda” rivolta verso nord. La sua variabilità é dovuta alla stella associata, che varia di 2 magnitudini secondo le osservazioni effettuate a partire dal 1861. Mentre la variabilità della stella fu scoperta nel 1861 da Schmidt, fu Hubble (1916) che si accorse, paragonando alcune fotografie, che anche la nebulosa varia il suo splendore nel tempo. Da allora, NGC2261 fu studiata intensamente, per oltre 30 anni, da Lampland del Lowell Observatory. Questi fece oltre 900 fotografie dell’oggetto, che hanno evidenziato il comportamento singolare di quest’oggetto.

 

NGC2301

(Ammasso aperto) a: 06h 51m 48,0s; d: +00° 28’ 00”; stelle: 80; V: 6,0; Ø: 12,0’; classe: I 3 m; d: 750 pc; Br: 8.0; Spec.: O7; età: 110 milioni di anni.

Immagine sul web.

11 minuti di ascensione retta esattamente ad est di d Mon (bianca, V: 4) c’è la facile doppia b 897 (o ADS 5505), giallastra (F2) e di magnitudine 6 circa. Da questa stella basta salire di 1° verso nord in declinazione: l’ammasso NGC2301 è là, spostato di pochi primi verso est ma certamente già disponibile nel campo di un oculare non troppo spinto. L’ammasso è discretamente ricco, già apprezzabile nei binocoli, e contiene diverse stelle tra magnitudine 8 e 9 che lo rendono molto brillante nei telescopi di media apertura; la stella più brillante è arancione, mentre le altre un po’ meno luminose sono azzurre.

 

NGC2324

(Ammasso aperto)  a: 07h 04m 12,0s; d: +01° 03’ 00”; stelle: 70; V: 8,4; Ø: 8,0’; classe: II 2 r; d: 2.900 pc; Br: 10,4; Spec.: B9; età: 660 milioni di anni.

Immagine sul web.

Questo ammasso aperto, distante circa 10.000 a. l., si trova 2,5° a nordovest di d Mon (spettro: A2; V: 4,1). Le sue ridotte dimensioni e la sua relativa ricchezza ne fanno uno strumento adatto ai piccoli telescopi ancor più che ai binocoli; ma i grossi binocoli 16 x 70 o, ancor meglio, 20 x 100 sono adattissimi a questo ammasso, che risulta ben staccato dallo sfondo e quindi di facile osservazione. 25’ a nord di NGC2324 c’è la facile doppia OS 82, formata da due stelle bianche (V: 6,5 e 7,4) separate di 90,4” in PA 318°.

 

NGC2335

(Ammasso aperto) a: 07h 06m 36,0s; d: -10° 05’ 00”; stelle: 35; V: 7,2; Ø: 12,0’; classe: III 3 m n; d: 1.000 pc; V: stella più brillante: 9,5; Spec.: B9; età: 160 milioni di anni.

Immagine sul web.

Presso il confine tra le costellazioni del Cane Maggiore e dell’Unicorno, muoviamo dalla q CMa (spettro: K4; V: 4), e spostiamoci di 3,1° verso est-nordest, cercando di localizzare la stella blu FN CMa (spettro: B0; V: 5,4). Una volta trovata questa stella (doppia, ma un po’ troppo stretta per gli strumenti amatoriali, meno di 1” di separazione); se riuscite a localizzare questa stella, per trovare NGC2335 basta spostarsi esattamente verso nord di 1,2°. Fra la stella e l’ammasso c’è un gruppetto di piccoli ammassi e asterismi (NGC2343, Cr 466, Cr 465). A sud di NGC2335 vi è un’area nebulosa estesa per circa 2°, quindi piuttosto grande, ma molto debole: IC2177, che è parte di una più estesa nebulosità ad anello che pare sia il residuo dell’esplosione di un’antichissima supernova. Ottima per una fotografia a largo campo se il cielo è veramente limpido e buio.

 

Gum 1

(Nebulosa diffusa) a: 07h 04m 18,0s; d: -10° 28’ 00”; Ø: 20,0’ x 20,0’; tipo: E+R.

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Ampia massa nebulosa irregolare, al centro della quale si trova la difficile doppia Rst 3489 (separazione: 0,6” in PA 297°; V: 7,2 e 8,5; spettro: B0Ive). Meno di 30’ ad est c’è la parte più settentrionale di IC2177. Questa è una debole e molto estesa (120,0’ x 40,0’) nebulosità che si spiega da nord-nordest a sud-sudovest, inglobando anche la piccola NGC2327 e confinando, a sud, con la più brillante Ced 90.

 

NGC2346

(Nebulosa planetaria) a: 07h 09m 22,6s; d: -00° 48’ 23”; V: 12,5; Ø: 1,0’ x 0,8’; classe: 3b + 6; Br: 11,2.

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E’ indispensabile l’uso di un filtro OIII per scoprire questo piccolo ed elusivo oggetto, che si trova 45’ a sudovest della d Mon (spettro: A2; V: 4).

Al centro della nebulosa si trova una coppia di stelle che sono così vicine da non poter essere separate nemmeno grazie al potere risolutivo dall’Hubble. Una delle componenti del sistema binario è il nucleo di una stella che ha eiettato gran parte dei suoi strati esterni, producendo la nebulosa. Gli astronomi sostengono che questa stella, quando ha raggiunto la fase di gigante rossa, ha addirittura inghiottito la sua compagna con un atto di “cannibalismo stellare”. L’interazione risultante ha portato ad un movimento a spirale delle due stelle che ha culminato nell’espulsione degli strati esterni della gigante rossa. Gran parte di questi strati sono andati a formare un denso disco che si può ancora distinguere nell’immagine ripresa dal telescopio spaziale Hubble attorno alla stella centrale. In seguito la stella ha sviluppato un veloce vento stellare che, soffiando contro il disco, ha gonfiato le due nebulosità disposte perpendicolarmente al piano del disco che, in proiezione, sembrano due ali di farfalla. Il diametro della nebulosa è di circa un terzo di anno luce (quasi quattromila miliardi di chilometri).

 

NGC2506

(Ammasso aperto) a: 08h 00m 12,0s; d: -10° 47’ 00”; stelle: 150; V: 7,6; Ø: 7,0’; classe: I 2 r; d: 2.200 pc; Br: 10,8; Spec.: A; età: 4.000 milioni di anni.  

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Ricco e compresso, bell’oggetto per telescopi di una certa potenza. L’unica stella abbastanza facilmente visibile ad occhio nudo (V: 3,94; spettro: K0) nei dintorni è la a Mon, che si trova 4,7° ad ovest-nordovest. E’ un ammasso molto vecchio, ricco e concentrato, simile per molti versi ad altri antichi ammassi galattici come NGC2477 nella Poppa, NGC2158 nei Gemelli, M67 nel Cancro, NGC188 in Cefeo: come questi è molto ricco e denso, e le sue stelle sono abbastanza povere di metalli (anche se non come quelle di un ammasso globulare medio. E’ già osservabile, anche se con una certa difficoltà, in un comune binocolo 10 x 50, ma veramente spettacolare in un telescopio di almeno 150 mm.


[1]Quae in eadem recta ducentem ab eductione caudae Syrij ad Algomeisam Caniculae (traducendo liberamente: quella che [si trova] nella stessa retta che va dall’attacco della coda del Canis Major a b Canis Minoris)”. Qui viene senz’altro descritto M47.

 

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