Nebulae in Pegaso
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M15

NGC7078

(Ammasso globulare) a: 21h 29m 58,3s; d: +12° 10’ 01”; classe: IV; V: 6,4; Ø: 12,3’; d: 10,2 kpc; dal centro galattico: 10,3 kpc; B-V: 0,68 (B-V*: 0,59); Spec.: F3/4; VR: -107,5 km/sec.; MV: -9,11; Fe/H: -2,22.

Immagine sul web. Diagramma HR.

La scoperta di M15 si deve a Maraldi, che lo scoprì nel settembre del 1746, mentre cercava la cometa di quell’anno. Messier, che lo ritrovò nel 1764, così lo descrive: “ Nebulosa senza stelle, fra la testa di Pegaso e quella del Cavallino; é rotonda, il centro brillante, la sua posizione determinata in base a d Equulei. M. Maraldi, nelle Memorie dell’Accademia del 1746, ne fa menzione: “ Ho visto, racconta, una stella nebulosa abbastanza chiara, composta da numerose stelle; la sua ascensione retta é di 319° 27’ 6”, la sua declinazione +11° 2’ 22”“; Bode dice che è “...avvolto in una densa nebulosità; non contiene stelle.” Herschel per primo lo risolse in stelle, nel 1783. Smyth pone l’accento sulla sua ellitticità: “Benché questo nobile ammasso sia classificato come globulare, non è esattamente rotondo...”

M15 é facilmente rintracciabile a circa 4° nordovest da e Pegasi. Si trova quasi esattamente al vertice di un triangolo isoscele che ha ai due vertici opposti le stelle e Pegasi e d Equulei. M15 é uno degli ammassi globulari più ricchi e compatti, veramente notevole per l’intensa brillanza del suo nucleo centrale. La condensazione centrale ha un diametro di circa 20”, e intorno ad essa si estende un’ampia area, con un diametro di forse 12’, ricca di stelle facilmente risolvibili. Come Smyth aveva rilevato, la sua ellitticità risulta evidente.

Forse M15 è l’ammasso globulare, per quel che riguarda la nostra galassia, in cui le stelle sono addensate più strettamente. Lo Hubble Space Telescope (HST) ha risolto in stelle il suo nucleo ultradenso. Il nucleo, probabilmente, ospita un oggetto supermassiccio, simile a quelli che alloggiano nel cuore dei nuclei galattici. Quello che pare si trovi in M15 è il meglio osservabile: è solo un po’ più distante del centro della nostra galassia, ma molto meno oscurato dalla materia interstellare. Tuttavia, la vera natura di quest’oggetto rimane ancora oscura, anche se molti scienziati, manco a dirlo, lo considerano un eminente candidato a Buco nero.

Tra gli ammassi globulari M15 occupa il terzo posto, dopo M3 ed Omega Centauri, per il numero di variabili note che contiene (112). Una di queste è stata identificata come cefeide di popolazione II (tipo W Virginis). M15 è stato il primo ammasso globulare in cui sia stata identificata una nebulosa planetaria (da Pease, nel 1928). Nel 1957 ne è stata dimostrata la qualità di membro dell’ammasso[1]. Nel 1976, Peterson ne ha identificato una probabile seconda. La sua velocità radiale é di circa 100 km/sec. in avvicinamento. La nebulosa planetaria di Pease (K648) ha un diametro di soli 3” (secondo Jones[2]; secondo Burnham[3], addirittura 1”) e magnitudine 13,8, il che ne fa un oggetto estremamente difficile da individuare.

1° a sud-sudovest c’è la stella doppia S 2799; ambedue i membri sono di magnitudine 7,4; PA 289°, separazione 1,5”.

 

NGC7331

(Galassia spirale) a: 22h 37m 05,2s; d: +34° 25’ 10”; PA: 171°; tipo: Sb I-II; V: 9,5; Ø: 11,4’ x 4,0’; d: 14,3 Mpc; VR: +822 km/sec.  

Immagine sul web: GAC (Catania).

NGC7331 é una delle galassie più brillanti non inclusa nel Catalogo Messier. Mostra una bella struttura spirale che in qualche modo ricorda quella di M63. La sua storia é in qualche modo legata a quella del Quintetto Di Stephan.

 

NGC7479

(Galassia spirale barrata) a: 23h 04m 57,1s; d: +12° 19’ 18”; PA: 25°; tipo: SBb+ I; V: 10,9; Ø: 4,4’ x 3,4’; B-V: 0,75 (B-V*: 0,66); N: 3VS; d: 14,3 Mpc; VR: 2.378 km/sec.

Immagine sul web.

Una piccola barra orientata più o meno per nord-sud, con un piccolo brillante nucleo stellare. Dalla barra centrale si avvolgono due strette braccia spirali lungo le quali, con un CCD, anche con telescopi intorno ai 200 mm. di apertura si possono rilevare (soprattutto nel braccio sudovest) diverse condensazioni.

10’ a nord-nordovest c’è il piccolo e debolissimo globulare Palomar 13: per quanto grande sia il vostro strumento, non sperate di riuscire a fotografarlo né, tanto meno, ad osservarlo.

 

UGC12613

(Galassia irregolare nana) a: 23h 28m 34,1s; d: +14° 44’ 48”; PA: 120°; tipo: Ir+ V; V: 12,0; Ø: 4,6’ x 3,0’; B-V: 0,62 (B-V*: 0,60); d: 1,0 Mpc; VR: -182 km/sec.

Immagine sul web.

E’ uno dei più striminziti e vicini membri del Gruppo Locale. Malgrado sia così vicina, questa piccola galassia irregolare è probabilmente un oggetto proibitivo per qualunque strumento amatoriale. Chi volesse sfidare le difficoltà (purché disponga almeno di un dobsoniano da 40 cm. di apertura), si diverta a cercarla 2° a nord della 70 Peg (spettro: G8; V: 4,5).

Tom Lorenzin afferma di essere riuscito ad osservarla, dopo anni di tentativi,  l’11 novembre del 1990 con un riflettore da 17,5 pollici (circa 45 mm.) f: 4,5 ed un oculare Nagler da 16 mm, con l’oggetto vicino allo zenit. La descrive come una debole, confusa, nebulosa macchia dai bordi estremamente sfumati.

 

PK 104-29.1

(Nebulosa planetaria) a: 23h 35m 53,4s; d: +30° 27’ 35”; V: 12,7; Ø: 5,2’; classe: 3b; Br: 15,7.

Grande, ma debolissima: una versione più piccola e più debole della Helix Nebula (NGC7293 in Aquarius); richiede un cielo estremamente trasparente, un filtro nebulare e, soprattutto, uno strumento di grande apertura. Si trova a 50’ sud-sudest della 72 Peg (spettro: K3; V: 5). Vedi immagine sul web.

 

NGC7814

(Galassia spirale) a: 00h 03m 15,1s; d: +16° 08’ 45”; PA: 135°; tipo: Sb-; V: 10,6; Ø: 6,0’ x 3,0’; B-V: 0,99 (B-V*: 0,83); d: 15.1 Mpc; VR: +1.054 km/sec.

Immagine sul web.

Una spirale vista di taglio, orientata per nordovest-sudest, attraversata da una banda di polveri sul piano equatoriale. Si trova a 2,5° ovest-nordovest di Algenib (g Peg). 12’ a nordovest della galassia c’è una stella bianca (spettro: A0; V: 7,2), la SAO 108979.


[1] Kenneth Glyn Jones: Messier’s Nebulae & Star Clusters, II edizione, Cambridge University Press, pag. 91; Burnham Celestial Handbook, Vol. III, pagg. 1385-1387.

[2] Kenneth Glyn Jones: Messier’s Nebulae & Star Clusters, II edizione, Cambridge University Press, pag. 92.

[3] Burnham Celestial Handbook, Vol. III, pag. 1385.

 

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