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Nebulae in Perseo
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M34 può essere individuato appena a nord della linea cha va da Algol a g Andromedae e in direzione sud di q Persei. Con un buon binocolo, si trova facilmente partendo da Algol e salendo verso lo zenit. Si tratta di un ampio, brillante ammasso aperto di circa 35’ (42° secondo Wallenquist) di estensione angolare. Irradiandosi dal centro, le stelle più luminose formano tre distinte braccia curve. Molte delle stelle sono distribuite in coppie, e la doppia evidente che si trova proprio al centro è la h 1123, le cui due componenti sono entrambe stelle bianche di tipo A0 di magnitudine 8,0, separate di 20”. M34 sembra mancare dello sfondo di deboli stelle che è comune in molti ammassi galattici, e non risponde bene agli ingrandimenti elevati. In compenso, è senz’altro visibile ad occhio nudo in condizioni ideali. L’età dell’ammasso, secondo Sky Catalog 2000.0, è di 190 milioni di anni. La valutazione del numero dei suoi membri arriva a 100 (H. S. Hogg). La stella più brillante è estranea all’ammasso (prospettica) ed ha magnitudine 7,3, mentre i membri più brillanti sono di magnitudine 7,9-8,0. La scoperta di M34 viene attribuita a Messier, nel 1764. Ecco la descrizione di Messier: “Ammasso di piccole stelle tra la testa della Medusa e il piede sinistro di Andromeda, quasi sotto il parallelo di b Andromedae: con un ordinario telescopio di 3 piedi si distinguono le stelle. La sua posizione é stata determinata in base a quella di b della testa della Medusa”. Chi scrive invece è convinto che G. B. Hodierna abbia descritto M34, ben 110 anni prima rispetto a Messier, nel “De Admirandis Coeli Characteribus” (Palermo, 1654), definendolo “Occulta supereminens capiti Medusa”. E’ vero che Hodierna sbaglia nell’indicare la posizione di quest’oggetto di circa 5° rispetto ad M34, ma non dimentichiamo che anche altri, successivi grandi osservatori di nebulae hanno registrato posizioni errate[1], senza che ciò abbia precluso, una volta analizzati tutti gli elementi, l’attribuzione delle scoperte. Vediamo dunque quali sono, secondo chi scrive, questi elementi. Hodierna, a proposito dell’oggetto definito “Occulta supereminens capiti Medusae”, ci ha lasciato un disegno che possiamo confrontare con osservazioni ed immagini fotografiche attuali. Per di più, oltre alla figura che si trova sul libro a pag. 50, abbiamo quella a pag. 51 (vedi ancora sul CD, è il primo di tre oggetti rappresentati nella figura, viene adoperato proprio come un esempio paradigmatico) e, soprattutto, lo schizzo originale di suo pugno, che ci mostra una rappresentazione speculare dell’oggetto, come modello per la lastra dell’incisione. Preferiamo d’ora in avanti riferirci allo schizzo originale, perché questo non può essere inficiato da eventuali errori o danneggiamenti in fase di incisione o di stampa. Per comodità, adopereremo un’immagine speculare dello schizzo stesso, in modo da confrontarlo agevolmente con una fotografia dello stesso ammasso. E il confronto che proponiamo ci pare non possa lasciare spazio a ragionevoli dubbi: quante probabilità possono esserci che un ammasso stellare localizzato, con maggiore o minore precisione, in quelle vicinanze, presenti una configurazione così simile a quella di riferimento come nell’esempio proposto? Soffermiamoci ancora su due altri punti: il costante riferimento ad Algol (e non ad a Persei, molto più logico se la posizione della nebula fosse effettivamente in humero sinistro); e il posizionare l’oggetto sopra Algol, sopra la testa della Medusa. Queste espressioni sono state interpretate finora, evidentemente, come a nord di Algol. Il che é un clamoroso errore, come andiamo a dimostrare. Abbiamo, tra i preziosi manoscritti di Vigevano, due schizzi contenenti la costellazione di Perseo. Sono due mappe schizzate chiaramente durante le osservazioni, probabilmente al buio, ed una di esse presenta diversi errori. Ciò che è evidente comunque, dalle annotazioni contenute in entrambe le mappe, è che sono tracciate tenendo il Nord a sinistra e l’Est in alto. Quindi, super capiti Algol, o supereminens capiti Medusae significa ad ovest di Algol. E, per chi è abituato ad osservare il cielo alle stesse latitudini di Hodierna, non potevano esserci dubbi. M34, infatti, ha una declinazione di 42° 34’. Il che vuol dire che quando transita sul meridiano si trova, per un osservatore che operi alla latitudine di Hodierna, praticamente allo zenit. Non è pensabile che lo strumento usato dal Ragusano (un primitivo cannocchiale che certo non era fornito né di montatura equatoriale né di prisma a 90°) permettesse di osservare in tale posizione, per giunta disegnando. E’ ovvio che la posizione ideale per l’osservazione dell’oggetto si ha quando questo si trova tra i 40 e i 70° al massimo dall’orizzonte. Quindi, per un oggetto con quella declinazione, che in Sicilia sorge quasi esattamente ad Est, o a partire da un paio d’ore dal suo sorgere o fino a un paio d’ore prima che tramonti. Sul finire dell’estate M34 si trova nella posizione ideale nel cielo orientale nelle ore intorno alla mezzanotte. E si trova quasi esattamente (un po’ a Nord) sulla linea che congiunge Algol a g Andromedae. Questa linea ideale, per l’osservatore Hodierna, era quasi verticale. M34, per l’osservatore Hodierna, percorreva il suo sentiero siderale esattamente supereminens capiti Medusae.
La scoperta di M76 é stata fatta da Méchain nel settembre 1780. Messier la trovò circa 6 settimane più tardi e pensò che potesse essere formata da “piccole stelle contenenti nebulosità...la minima luce impiegata per illuminare i fili del micrometro ne provoca la scomparsa”. M76 si trova all’estremità nordoccidentale della costellazione di Perseo, a meno di 1° nord-nordovest dalla f Persei. E’ uno degli oggetti Messier più evanescenti. E’ noto anche sotto il nome di Little Dumbbell (piccolo manubrio) Nebula, Cork (turacciolo) Nebula e Butterfly (farfalla) Nebula. Le sono stati attribuiti due numeri del catalogo NGC (NGC650 e 651), perché si è sospettato che si trattasse di una nebulosa doppia, con due componenti a contatto (ipotesi che risale a William Herschel, il quale attribuì alla seconda component” il numero 193 H I. L’aspetto di M76 ricorda un po’ quello di M27. Probabilmente, il corpo principale della nebuloso è un anello luminoso e lievemente ellittico di cui vediamo gli orli da pochi gradi da un punto di vista leggermente inclinato rispetto al suo piano equatoriale. Quest’anello appare espandersi a circa 42 km/sec. Lungo l’asse perpendicolare a questo piano, il gas si espande molto più rapidamente, e così va a formare le più ampie superfici delle ali della farfalla. Mentre la parte più brillante di M76 è estesa per circa 65”, un alone estremamente evanescente la circonda per una regione che prende qualcosa come 290” di diametro. Probabilmente, si tratta di materiale eiettato dalla stella centrale quando era una gigante rossa. Adesso, questa ha una magnitudine intorno a 16 ed una temperatura di circa 60.000 K. La distanza, incerta, è stimata in un intervallo fra i 1.700 e gli 8.200 a. l. A qualcosa come 50’ sud-sudest c’è la già citata f Persei: si tratta di una variabile del tipo g Cygni, la cui magnitudine fotografica varia da 4,03 a 4,11 in un periodo di 19,5 giorni (Sky Catalogue 2000.0).
Il famoso Doppio Ammasso di Perseo è uno dei più classici esempi di ammassi galattici: chiaramente visibile ad occhio nudo, tanto da essere conosciuto fin dall’antichità più remota, è uno splendido oggetto per i binocoli e per i piccoli telescopi amatoriali. Ad occhio nudo è facilmente visibile, come abbiamo già detto, a metà strada tra le stelle della costellazione di Perseo e la classica W di Cassiopeia. Un piccolo telescopio già rivela che questa macchia luminosa consiste di due splendidi ammassi stellari che appaiono insieme nel campo visivo, formando uno degli oggetti più cospicui di tutto il cielo: nella rappresentazione mitologica della costellazione, quest’oggetto costituisce l’elsa della spada di Perseo, e negli atlanti stellari è spesso identificata come h & c Persei: h sarebbe NGC869, e c NGC884. Con un modesto binocolo è facile osservare entrambi gli ammassi nello stesso campo. Con un telescopio occorre usare un oculare che consenta di avere un campo di circa 1°: il che significa, a meno di non usare oculari grandangolari estremamente costosi, non superare i 30 ingrandimenti con un riflettore da 114 mm. Chi avesse la ventura di disporre di un 200 mm. può spingersi fino a 40-50 ingrandimenti. Questo splendido oggetto divide con in grande ammasso M44 nel Cancro, il famoso Praesepe, l’onore di essere stato la prima nebula ad essere registrata, nel catalogo stellare di Ipparco. Dopo Ipparco, lo registrò Tolomeo nell’Almagesto, quindi Al-Sûfi e Ulugh Begh. Tra i grandi compilatori di cataloghi stellari non lo registrano invece Tycho Brahe ed Hevelius. Ed è veramente singolare che quest’oggetto, noto fin dall’antichità e visibile ad occhio nudo, manchi nel Catalogo di Messier. In una breve descrizione del Doppio Ammasso di Perseo, pubblicata negli Harvard Annals del 1908, I. S. Bailey stima il diametro apparente di ciascun ammasso in 30’; in un conteggio di stelle fino alla 12a magnitudine egli trovò circa 400 stelle in NGC869 e circa 300 in NGC884. Nel 1913 Adams e Van Maanen misurarono la velocità radiale dell’ammasso e trovarono che fosse circa di 50 km/s in avvicinamento.
Tenue bagliore ovale, orientato per est-ovest, più brillante al centro. Una stella di magnitudine 10 a 2’ dal nucleo, in direzione ovest-sudovest. Si trova 2° a sud e spostato un po’ ad ovest rispetto all’ammasso aperto M34. Una stella visibile ad occhio nudo cui far riferimento è la 12 Per (spettro: F9; V: 4,9), che si trova 50’ circa a sudest.
Abbastanza grande e brillante da poter essere osservata con un grosso binocolo, 20 x 80 o, meglio ancora 16 x 70. La classificazione pone questa galassia tra le ellittiche, ma in effetti potrebbe anche essere una via di mezzo tra una spirale barrata e una lenticolare (SB0). In ogni caso non c’è alcuna possibilità di osservare una struttura spirale con telescopi amatoriali: si vedrà in ogni caso un ovale allungato in direzione est-ovest, con un nucleo estremamente brillante. Trovarla è facile: si può partire da Algol (b Per), per esempio, e da questa scendere di 2° verso sud-sudovest, fino a r Per (V: 3,3; spettro: M3). NGC1023 si trova quasi sullo stesso parallelo di questa stella, 4° 50’ ad ovest. Basterà quindi spostarsi in quella direzione di 25 minuti di ascensione retta. NGC1023 è il membro dominante di un gruppo di galassie di cui fanno parte, tra le altre, NGC891 in Andromeda ed NGC925 nel Triangolo, oltre ad NGC1003, una spirale (V: 11,4; Ø: 7’ x 3’) che si trova 1° 50’ a nord di NGC1023 e spostata di 15’ ad ovest.
Questo ammasso galattico si trova (prospetticamente) proprio ai margini del ben più grande e luminoso (ma solo perché molto più vicino) Mel 20, a 3° da Mirfak (a Per), in direzione di Algol (b Per). E’ praticamente a metà strada tra Mirfak e k Per, un po’ più vicino a quest’ultima. La debole luminosità delle sue stelle (la distanza è tale che oltre la metà della loro luce risulta assorbita dal mezzo interstellare) fa sì che l’ammasso rimanga di aspetto nebulare anche nei grandi binocoli, mentre viene splendidamente risolto in decine e decine di stelle in uno strumento da almeno 200 mm di apertura a bassi ingrandimenti.
a Persei si trova al centro di un bel campo di stelle che forma un ricco e brillante gruppo per piccoli strumenti. La regione si presenta come un largo e sparso ammasso anche ad occhio nudo. Gli studi recenti confermano che si tratta effettivamente di un ammasso, e non di un raggruppamento casuale e prospettico: l’età e il moto dei membri lascerebbero poco spazio ai dubbi. L’estensione dell’ammasso e la sua scarsa concentrazione lo rendono estremamente spettacolare soprattutto con i binocoli: un telescopio fa infatti perdere completamente la visione d’insieme. Secondo Heckmann e Lubeck (1958), sono stati trovati 124 membri dell’ammasso, benché una dozzina circa non siano del tutto certi. Più di recente, nel 1971, Morgan, Hiltner e Garrison hanno confermato la qualità di membro per 106 stelle. Il diagramma H-R che è risultato da quest’ultimo studio (McDonald Observatory) mostra che, con l’eccezione di a Persei stessa, le stelle dell’ammasso appaiono formare una ben definita sequenza principale, con le stelle più brillanti di classe B3 con magnitudine assoluta -1,0 e le più deboli di classe G3, magnitudine assoluta +4,6. Il gruppo intero si trova a circa 175 pc. Dal Sole, e si sposta alla velocità di 10 miglia al secondo circa in direzione di b Tauri (PA 140° circa). Mirfak è membro effettivo dell’ammasso, e ne è, com’è ovvio, la componente più luminosa. Si tratta di una supergigante che inizia a staccarsi dalla sequenza principale (vedi relativa scheda). L’ammasso di a Persei è una delle scoperte originali di Giovan Battista Hodierna, il quale, oltre a presentarcene un disegno telescopico in un’incisione del “De Admirandis Coeli Characteribus”, ne dà la seguente descrizione (pag. 18): “Quarta constitutio Luminosa splendet in latere dextro Persei iusta viam lacteam, ubi praeter insignis magnitudinis Stellam, quae fulget in eodem latere, nebulosis etiam nonnullis implicatur Tractibus.”
Gruppo sparso e irregolare, adatto soprattutto ai binocoli. Vedi immagine sul web.
Circonda la o Per (spettro: B1; V: 3,8). Opportuno l’uso di un filtro nebulare, magari a banda stretta, in modo che attutisca sensibilmente lo splendore della stella ed esalti quello della nebulosa.
Piccolo disco debole e sfocato con una stella centrale di magnitudine 15 circa, fuori dalla portata dei catadiottrici da 200 mm. Necessario l’ausilio di un filtro nebulare e di ingrandimenti elevati (oltre i 200).
Evanescente
disco sfumato con stella centrale decisamente fuori dalla portata di un
telescopio amatoriale. Si trova quasi esattamente a metà strada fra Atik (z Per)
e Menkib (x Per).
La nebulosa California, nebulosa diffusa ad emissione situata 1° circa a nord di z Persei, estesa in direzione est-ovest. Estremamente debole, è molto difficile da osservare, anche se abbastanza facile da fotografare. Se ne può tentare l’osservazione con uno strumento da almeno 200 mm e l’aiuto di un filtro interferenziale. La tenue luminosità della nebulosa è dovuta all’eccitazione indotta dall’enorme quantità di radiazione ultravioletta emessa da Menkib (x Per; V: 3,98; spettro: O7,5Iab), una immensa supergigante blu 6.000 volte più luminosa del Sole che si trova appena a sud-sudovest da essa.
Si tratta di una piccola nebulosa ad emissione, di dimensioni molto ridotte ma di discreta luminosità superficiale. E’ facile localizzarla facendo riferimento alla brillante l Per (bianca, V: 4): basta spostarsi in declinazione di 1° verso nord e quindi in ascensione retta di 3 minuti verso ovest. Si può già osservare in un telescopio da 150 mm, meglio se in uno un po’ più grande dove si mostrerà simile ad una cometa. Un filtro interferenziale ne esalterà i dettagli; la fotografia a lunga posa mostrerà una più debole e più estesa nebulosità.
Si trova circa a metà strada tra le stelle l e m Per, ma forse è più facile trovarla con i movimenti rettilinei partendo dalla 48 Per, blu-bianca e anche un po’ più luminosa di entrambe. Da questa basta salire in declinazione verso nord di 1° 50’ e quindi spostarsi verso est di appena 1 minuto in ascensione retta. Più semplice ancora: con un newtoniano da 114 mm e un oculare da 9-10 mm, basta semplicemente spostare prima la stella al margine ovest del campo e poi salire verso nord finché non si incontra l’ammasso.
Trovarlo è molto facile partendo dalla m Per: basta spostarsi in declinazione di 2° 50’ in declinazione. Si può osservare già in un piccolo binocolo, ma è senz’altro più spettacolare con in piccolo telescopio. Meglio però non eccedere con gli ingrandimenti, vista la sua notevole estensione angolare e la sua concentrazione non elevata.
E’ una delle poche nebulose a riflessione facilmente osservabili anche con un piccolo strumento amatoriale. La stella più brillante nei suoi dintorni è 54 Per, di magnitudine 4,9 e colore giallo-arancio (spettro G8). Questa si trova 4,5° ad est-sudest di x Per. 2° ad est-nordest di questa stella c’è la HD 28281, bianco-giallastra e di magnitudine 7,4. La nebulosa si trova a meno di 10’ est di questa stella. Per osservarla basta un riflettore da 150 mm di apertura con un oculare a bassi ingrandimenti, ma le cose migliorano sensibilmente all’aumentare del diametro dello strumento. Con l’aiuto di un filtro UHC la visione migliora ulteriormente e si osserverà che la nebulosa è divisa in due porzioni, la più settentrionale delle quali è la più luminosa. L’oggetto risponde molto bene alla fotografia a lunga posa. [1]
Ad esempio: Messier, nel caso M47, invertì le direzioni est ed ovest in
ascensione retta; M 48, poi, differisce da quella di NGC2548, con cui oggi
viene identificato, di quasi 5°.
Maraldi, pur dando coordinate giuste, dice che che la nebula da lui
scoperta il 7 settembre 1746 si trova tra e
Pegasi e b
Equulei: e ciò porta fuori strada di circa 4°.
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