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Nebulae del Serpente
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La scoperta di M5 va attribuita all’astronomo tedesco Gottfried Kirch, che divenne direttore dell’Osservatorio Reale di Berlino nel 1705. Da una relazione fatta dalla moglie, Marie Margarethe, sappiamo che la scoperta avvenne il 5 maggio 1705, mentre Kirch cercava una cometa. Kirch é anche colui che scoprì la celebre variabile a lungo periodo c Cygni e il bellissimo ammasso aperto M11 nello Scudo. Messier riscoprì M5 nel maggio 1764, registrandolo come “Bella nebulosa tra la Bilancia e il Serpente, vicino alla stella n° 5 del Serpente (secondo il Catalogo di Flamsteed), di sesta magnitudine; non contiene stelle e, con un buon cielo, si vede bene in un ordinario strumento da un piede [di lunghezza focale]...rivista il 5 sett. 1780, e il 30 genn. e il 22 marzo 1781.” Come accadde per quasi tutti gli ammassi globulari, la risoluzione in stelle fu ottenuta per la prima volta da William Herschel: nel 1791 egli scoprì che il nucleo centrale di M5 era una fitta massa di circa 200 stelle “Benché la parte centrale sia talmente compressa che risulta impossibile distinguerne i componenti”. Burnham[1] racconta che Mary Proctor, scrivendo nel 1924 in “Evenings with the stars”, dava una squisita descrizione dell’impressione che aveva ricevuto di M5 osservandolo attraverso il più grande rifrattore del mondo, il 40 pollici dello Yerkes Observatory: “Miriadi di punti scintillanti che brillano su un tenue sfondo di nebbia stellata, illuminata quasi come da un chiaro di Luna, formavano un impressionante contrasto con l’oscurità del cielo notturno. Nei pochi, beati istanti, durante i quali lo spettatore fissava tale spettacolo, questo gli suggeriva una visione genuina del Paradiso...” M5 si trova a poco meno di 8° sudovest da a Serpentis, e a circa 20’ nord-nordovest dalla stella doppia 5 Serpentis. Questa può essere ripresa nello stesso campo del globulare con un oculare a bassi ingrandimenti. In un comune binocolo, M5 si presenta come un oggetto quasi stellare dall’aspetto nebuloso, intorno alla settima magnitudine. Un buon binocolo 11 x 70 ne fornisce una splendida immagine, una macchia argentea dai bordi sfumati. In un rifrattore da 80 mm. é una brillante nebulosa rotonda di 5’ di diametro. Un telescopio da 100 mm. o più comincia a risolvere in stelle l’ammasso, e ne aumenta il diametro apparente rivelando le stelle via via più evanescenti che si trovano alla sua periferia. Burnham riporta la testimonianza di Walter S. Houston[2], che affermava di aver ottenuto un diametro di 27’ con il suo riflettore da 250 mm, sotto un cielo eccezionalmente buio. Per quel che riguarda la fotografia, vale senz’altro quanto detto per M4. Naturalmente, data la diversa morfologia dei due ammassi, le zone centrali di M5 risulteranno (in fotografia come all’osservazione visuale) assai meno risolte che in M4. Più precisamente, uno strumento come il Newton da 412 mm. dell’O.R.S.A. risolve benissimo anche le stelle più centrali di M4, mentre il nucleo di M5 risulta in ogni caso non risolvibile. Le fotografie dimostrano che M5 non é del tutto circolare: presenta un’ellitticità di forse il 10% (PA 50°). Inoltre, vi é una distribuzione in certo qual modo irregolare delle stelle più brillanti, se lo si paragona con un tipico ammasso globulare come, ad esempio, Omega Centauri. Le stelle sembrano disporsi in flussi radianti che si spingono oltre gli orli dell’ammasso, dando in qualche modo l’impressione di una vaga struttura a spirale; quest’aspetto é comune in molti ammassi globulari, ed é spesso menzionata nelle descrizioni di Lord Rosse. H. B. S. Hoggs fornisce un diametro totale apparente di 19,9’, ed una magnitudine totale integrata fotografica di 7,04. Tale diametro apparente, messo in relazione con la distanza stimata, fornisce un’estensione lineare di oltre 130 a. l., il che ne fa uno degli ammassi globulari più grandi. M5 contiene una quantità di stelle variabili particolarmente elevata: fino al 1975 ne erano state identificate ben 97, oggi se ne contano almeno 105. La gran maggioranza di queste variabili é costituita dalle “variabili degli ammassi” del tipo RR Lyrae, con periodi che si aggirano intorno ai 0,5 giorni; tutte queste hanno magnitudini vicine a 14,9. Due stelle brillanti (tra magnitudine 11 e 12) sembrano essere cefeidi; i loro periodi sono 25,74 e 26,42 giorni. Una variabile abbastanza inusuale sembra essere una debole stella eruttiva della classe SS Cygni, e raggiunge al suo massimo magnitudine 17. M5 sembra essere uno dei più vecchi ammassi globulari noti, e, come d’altra parte tutti gli ammassi globulari, si pensa possa essersi formato nel primissimo periodo della storia della Galassia, probabilmente oltre 10 miliardi di anni fa. Arp, nel 1962, calcolò per M5 un’età di 13 miliardi di anni. M5 mostra una moderata velocità radiale, di circa 50 km/sec. in recessione.
M16 non é, come generalmente si crede, la Eagle Nebula, ma l’ammasso aperto che dalla nebulosa ha avuto origine, e che tuttora continua a formarsi. Esso é stato osservato per la prima volta, probabilmente, da P. L. de Chéseaux, nel 1746. Questi lo descrive come “Un ammasso di stelle tra le costellazioni del Serpente, Sagittario e Antinoo” (Antinoo era allora il nome della costellazione dello Scudo). Messier lo osservò nel 1764, come “ Ammasso di piccole stelle, avvolte in una debole luce, presso la coda del Serpente, a poca distanza dal parallelo della stella z di questa costellazione; con un telescopio meno potente questo ammasso assume l’aspetto di una nebulosa...”; questo primo riferimento ad una “luce fioca” che circonda le stelle é di notevole interesse, dato che nessun osservatore precedente associa all’ammasso alcuna impressione di nebulosità. Non bisogna però trascurare il fatto che Messier ha in altre occasioni (ad esempio nel caso di M21) creduto di vedere nebulosità intorno ad ammassi che invece ne sono del tutto privi. John Herschel pensava che la popolazione stellare di M16 contasse qualcosa come 100 membri. La nebulosità associata fu ripresa fotograficamente per la prima volta da E. E. Barnard nel 1895. Proprio come indica de Chéseaux, M16 si trova un po’ a nord (circa 2°) dell’angolo d’intersezione tra le tre costellazioni del Serpente, dello Scudo e del Sagittario, e quindi vicinissimo ad M17, che proprio in quell’angolo si trova. E’ facile trovarlo partendo dalla g Scuti, rispetto alla quale si trova 1° a nord e 2,5° ad ovest. M16 ed M17 sono ai due angoli alla base di un triangolo isoscele che ha al vertice opposto la g Scuti. Nelle fotografie ottenute con i grandi telescopi moderni, M16 (chiamiamo così anche IC4703, altrimenti rischiamo di non capirci) é una delle nebulose diffuse più spettacolari, e mostra una sorprendente quantità di affascinanti dettagli. Tra questi, dominano le maestose colonne di materia oscura riprese da Hubble, sterminati agglomerati di materia prima per la fabbricazione di nuove stelle. La regione celeste compresa fra le costellazioni dello Scorpione, del Sagittario, di Ofiuco, del Serpente e dello Scudo è probabilmente la più spettacolare, alle nostre latitudini, per un osservatore munito di un buon binocolo. Partendo da NGC6231, lo splendido ammasso galattico facilmente visibile ad occhio nudo[3] sopra z Scorpii, salendo su lungo l’equatore galattico, in direzione nord-nordest lungo le nubi scintillanti della Via Lattea, si incontreranno via via M6 (e pochi gradi più a sudest c’è M7), M8, M20, M21, M24 (con M25 ad est ed M23 ad ovest), M18, M17, M16, M26, M11. Tutti questi oggetti sono facilmente riconoscibili anche con un binocolo 10 x 50 di qualità modesta; ma lo spettacolo che si può gustare con un 11 x 70 è qualcosa di indescrivibile. Con un binocolo del genere sono veramente splendidi anche gli innumerevoli ammassi globulari di questa regione: il superbo M22, M4 che si vedrà nello stesso campo con Antares, e i vicini gemelli M10 ed M12; ed M62 proprio al confine tra Scorpione e Ofiuco con M19 a meno di 4° a nord di esso; e ancora M14, M9, M107, M80, M28, M54, M55, M69, M70, M75; e nei cieli siciliani si può osservare anche, a quasi -44° di declinazione, nella Corona Australis, NGC6541.
Tenue bagliore con le regioni centrali molto più brillanti, quasi rotonda, con l’asse maggiore orientato per sudest-nordovest. Una stella (V: 10) ai margini sudest, una di magnitudine 12 a 4’ dal nucleo, in direzione sud. Si trova 3° circa a nord-nordest di M5 meno di 7 minuti di ascensione retta ad est della 3 Ser (spettro: K0: V: 5,3).
Debole, piccolo bagliore con una piccola, benché diffusa, elongazione centrale. Si trova 8’ a sud-sudest di una stella arancione (K2) di 7a magnitudine (HD 145204).
Ampia ma debole barra orientata per nordest-sudovest, con un nucleo molto piccolo e brillante, molto difficile da osservare. Si trova 17’ a sudovest di una stella bianca (spettro: B9; V: 6,24; SAO 141129).
Piccolo bagliore irrisolto, lo Sky Map segnala una stella (prospettica, ovviamente) di magnitudine 7,5 sovrapposta esattamente al centro dell’ammasso.
Piccolo, rotondo, debole e irrisolto, veramente difficile. 50’ a sudovest c’è la stella doppia t Ophiuchi. Come dimostra la differenza tra l’indice di colore B-V osservabile e quello intrinseco, NGC6539 si trova in un’area pesantemente oscurata dalla materia interstellare.
Debole, discretamente esteso, poco denso, si trova 26’ ad ovest e 7’ a nord della stella tripla ADS 1165 (A-B separazione 1’ in PA 42°, V: 7,6-10,5; B-C separazione 1,3” in PA 205°, V: 11,0-11,3); 38’ ad ovest e 6’ a nord del globulare c’è la doppia Rst 3997 (separazione 1,4” in PA 81°, V: 7,50-13,20; spettro: K0). Come il precedente, anche questo globulare si trova in una regione molto oscurata dal mezzo interstellare.
Esteso e brillante, 80 e più stelle dalla 9a magnitudine in giù; bellissimo oggetto per i binocoli, ma visibile anche ad occhio nudo in un cielo limpido e buio. 3° ad ovest-nordovest c’è l’altro brillante ammasso aperto NGC6633 (che fa parte della costellazione di Ofiuco): entrambi gli oggetti sono visibili nello stesso campo in un binocolo. [1]
Burnham Celestial Handbook, Vol. III, pag. 1778. [2]
Burnham Celestial Handbook, Vol. III, pag. 1780. [3]
Soltanto dai cieli siciliani, però: si trova a -42° di declinazione.
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