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Nebulae del Sagittario
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La scoperta di M8 viene attribuita a Le Gentil (1747); ma, come spesso é accaduto anche con numerose altre nebulose a diffusione, l’ammasso di giovani stelle che si è formato dal materiale della nebulosa è stato scoperto prima della nebulosa stessa. Non è difficile capire il perché: le stelle sono molto più brillanti della nebulosa, e spesso i telescopi che per primi hanno osservato quelle stelle non erano abbastanza luminosi da lasciar scorgere anche la nebulosa. Fino al 1984, la scoperta dell’ammasso aperto NGC6530, posto nella zona orientale di M8, era stata attribuita a Flamsteed (1680), prima che Le Gentil trovasse la nebulosa. Ma oggi è dimostrato che l’ammasso era stato descritto, insieme a diversi altri oggetti, da G. B. Hodierna nel suo “De Admirandis Coeli Characteribus” stampato a Palermo nel 1654. La descrizione di Messier: “Ammasso di stelle che appare sotto forma di nebulosa se si osserva con uno strumento ordinario da tre piedi (lunghezza focale, NdT); ma con un ottimo strumento non si nota altro che una gran quantità di piccole stelle; vicino a quest’ammasso c’é una stella molto brillante, circondata da una luce molto debole; é la nona stella del Sagittario, secondo il Catalogo di Flamsteed, di settima magnitudine; questo ammasso sembra avere una forma allungata che si estende da nordest a sudovest, tra l’arco del Sagittario e il piede destro di Ofiuco..”M8 è situata in un campo veramente ricco della Via Lattea, nella costellazione del Sagittario. Si trova a circa 4,7° ovest e appena un po’ a nord di l Sagittarii, ed é chiaramente visibile ad occhio nudo come una chiazza luminosa simile ad una cometa, appena un po’ fuori dalla corrente principale della Via Lattea. Nei piccoli telescopi, M8 appare come una tenue nebulosità che avvolge l’ammasso aperto NGC6530. Si estende per oltre 0,5° (secondo Kenneth Glyn Jones, 90’ x 40’, il che corrisponde a circa 160 x 70 a. l. se la distanza da noi di circa 6.000 a. l. è esatta, il che non è certo), per cui occorre un oculare a largo campo per osservarla in tutta la sua estensione. Nelle fotografie a lunga posa M8 é un oggetto splendido, che mostra una grande abbondanza di intricati dettagli in un intreccio di nebulosità brillanti e oscure. Una delle più rimarchevoli caratteristiche della Laguna è appunto la presenza di nebulose oscure, conosciute come “globuli di Bok”, che sono nubi protostellari in fase di collasso gravitazionale, con diametri di circa 10.000 unità astronomiche. Nelle fotografie a largo campo la Laguna è spesso ripresa insieme alla Nebulosa Trifida (M20), che si trova poco più di 1° a nord, e all’ammasso aperto M21, che a sua volta è spostato di pochi primi a nordest di quest’ultima. Il dettaglio più appariscente di M8 é l’ampio canale oscuro che taglia in due la nebulosa proprio lungo la sua parte centrale, e che Herschel per primo descrive; la fascia oscura non é del tutto tale, ma mostra dei filamenti brillanti che corrono parallelamente ai bordi del canale, soprattutto dal lato occidentale. Lasciamo che sia John Herschel a descriverci M8: “Quasi adiacente alla nebula appena descritta (M20, NdA), e senza dubbio a quest’ultima connessa, benché la connessione non sia ancora stata scoperta, si trova l’8a nebula del Catalogo di Messier. Questa è una collezione di volute e masse nebulose, che circondano e racchiudono una gran quantità di spazi vuoti ovali, e da una parte la sua brillanza aumenta ad un punto tale, da avere l’aspetto di un nucleo elongato. Sovrapposto a questa nebula, ed esteso da una parte al di là di essa, c’è un ammasso bello e ricco di stelle sparpagliate, che sembra non aver connessione con esso, come se la nebula non mostrasse, come quella nella regione di Orione, alcuna tendenza ad aggregarsi attorno alle stelle.”[1] La metà occidentale di M8 é dominata da due stelle brillanti, separate da soli 3’; quella più meridionale é la 9 Sagittarii (spettro: O5; V: 5,97). Questa sembrerebbe essere la principale responsabile dello splendore della nebulosa, benché W. Baade abbia ipotizzato che molte altre stelle caldissime probabilmente esistono all’interno della nube, totalmente oscurate dall’immane quantità di nebulosità oscura. Proprio 3’ ad ovest-sudovest dalla 9 Sagittarii si trova la porzione più brillante della nebulosità, un nodo a forma di “8” largo circa 30”, spesso chiamato, a causa della sua forma, “Hourglass Nebula” (“Nebulosa Clessidra”): questo è il primo particolare di M8 che appare sulle pellicole fotografiche. La nebulosa “Hourglass”, fra l’altro, é una radiosorgente. La metà orientale di M8 contiene, come già detto, l’ammasso NGC6530, che si estende per circa 10’. I membri più brillanti sono subgiganti di tipo B0IV. Nel 1919 Lampland identificò 18 variabili nell’ammasso e nella nebulosità che l’avvolge; sembra siano stelle a flare e variabili del tipo T Tauri, che non hanno ancora raggiunto la sequenza principale.
M17 fu osservata per la prima volta, probabilmente, da de Chéseaux, nella primavera del 1764, e nel giugno dello stesso anno fu vista indipendentemente da Messier. Il primo ne parla come di “Una nebulosa che non é mai stata scoperta; ha un aspetto abbastanza diverso dalle altre; ha la perfetta forma di un raggio o della coda di una cometa, lunga 7’ e larga 2’...” Il 3 giugno 1764 Messier scrive: “ Strascico di luce senza stelle, tra i cinque e sei minuti d’estensione, in forma di fuso, più o meno come quella della cintura di Andromeda, ma di una luce debolissima; ci sono due stelle telescopiche vicine e poste parallelamente all’Equatore. In un bel cielo la si vede assai bene in un ordinario telescopio da tre piedi e mezzo. Rivista il 22 marzo 1781. “. W. Herschel osservò che “...le varie stelle visibili non possono avere connessione con quella nebulosità e sono, senza dubbio, appartenenti al nostro sistema”. Fu Huggins che, per primo, utilizzò la spettroscopia per analizzare la luce proveniente da M17: e trovò (1866) che la nube era una massa di gas luminescente e non semplicemente un insieme di stelle non risolte. M17 si trova vicino al confine settentrionale del Sagittario (più precisamente: proprio nell’angolo d’intersezione tra questa costellazione e quelle del Serpente e dello Scudo. Per l’osservatore visuale, la principale caratteristica di M17 è la lunga e brillante striscia simile ad una cometa lungo l’orlo settentrionale; ad occidente una sorta d’uncino ricurvo dà all’intera nebulosa l’aspetto di uno spettrale numero 2, o del collo di un cigno. Herschel vide, invece, in questa caratteristica curva, la forma della lettera greca Omega. Vogliamo riportare la descrizione che di M17 fa John Herschel: “La 19a nebula di Messier [è chiaro che J. Herschel sbaglia sul numero del Catalogo di Messier, NdA], benché distante alcuni gradi dalle altre [M8 ed M20, NdA], evidentemente fa parte dello stesso gruppo. Il suo aspetto è veramente rimarchevole, consistendo di due anse come la lettera greca Omega maiuscola, una [delle due anse, NdA] brillante, l’altra estremamente fioca, connesse alla loro base da un’estesa e luminosissima porzione di nebula, nella quale, isolata da uno stretto e relativamente oscuro margine, sta un nodo brillante, risolvibile, o ciò che probabilmente è un ammasso di stelle eccezionalmente minute. Connessa alla porzione superiore, o convessa, dell’ansa più brillante, si trova una nebula debolissima e rotonda.”[2] M17, detta anche Nebulosa Omega, Nebulosa Ferro di Cavallo e (soprattutto nei paesi anglosassoni) Nebulosa Cigno (Swan Nebula), è una regione di intensa formazione stellare. Si tratta di una nebulosa ad emissione, la cui luce viene emessa grazie all’eccitazione provocata dall’intensa radiazione di energia delle sue giovani stelle. Contrariamente ad M8, però, questa nebulosa non contiene ammassi stellari veramente cospicui: tutto il campo di M17 é piuttosto costellato di piccole stelle scintillanti, che vanno dalla magnitudine 9 fino ai limiti della visibilità. Da studi fatti nel 1865, tuttavia, sembra che almeno 35 stelle nel campo siano membri effettivi del complesso di M17, e che la massa totale della nebulosità visibile sia sufficiente per la formazione di almeno 800 stelle di tipo solare. M17 è anche un’intensa radiosorgente. La stima della distanza è incerta, ma il valore generalmente accettato oscilla intorno ai 5.000 a. l.; ciò, confrontato con le sue dimensioni angolari di 46° 37’ dà un diametro reale complessivo di circa 40 a. l., con una massa stimata, come già detto, di qualcosa come 800 masse solari.
M18 fu scoperto da Messier nel giugno del 1764, e descritto come “Un ammasso di piccole stelle, poco sotto M17; circondato da una sottile nebulosità.” Questo
ammasso galattico abbastanza poco appariscente non sembra aver destato grande
interesse fra gli astronomi: Wallenquist non lo incluse neppure, nel 1959, nel
suo Catalogo degli ammassi galattici.
E la descrizione NGC è decisamente concisa: “Un ammasso, povero, pochissimo denso.” Si trova circa 1° a sud di M17, e un poco più ad ovest. E’ un piccolo ammasso aperto, uno degli oggetti meno rilevanti del Sagittario. M18 si osserva meglio nei piccoli telescopi, i quali ne mostrano circa una dozzina di stelle abbastanza brillanti (lo Sky Catalog 2000.0 ne enumera 20 membri). Ha un diametro di circa 0,2°, e dunque ci appare molto aperto e povero di stelle. Dista da noi circa 4.900 anni luce, secondo alcune autorevoli fonti (Kenneth Glyn Jones e Burnham). Ma altre fonti forniscono valori diversi, dai 6.000 a.l. di Mallas, ai 3.900 dello Sky Catalogue 2000.0. Se accettiamo la stima di 4.900 anni luce, il suo diametro lineare dovrebbe essere di 17 anni luce. Dato che le stelle più calde di M18 sono di tipo spettrale B3, questo ammasso risulta abbastanza giovane: la sua età può essere stimata in 32 milioni di anni. Come si può vedere nelle immagini a colori, questo ammasso contiene tanto brillanti stelle blu che altrettanto brillanti stelle gialle o arancione.
La Nebulosa “Trifida” fu osservata per la prima volta, probabilmente, da Le Gentil nel 1747, durante le sue osservazioni di M8, e fu riscoperta da Messier il 5 giugno 1764. Secondo Burnham, Messier non vide la nebulosa, ma soltanto un ammasso di deboli stelline, infatti così descrive l’oggetto: “Ammasso di stelle, poco sopra l’eclittica, tra l’arco del Sagittario e il piede destro di Ofiuco. Rivisto il 22 marzo 1781”. In realtà, Messier cita una certa nebulosità di M20 nella descrizione di M21, scoperto nel corso della stessa notte “...le stelle di questi due ammassi sono di 8a e 9a magnitudine, circondate da nebulosità.” Poiché in M21, in realtà, non è presente alcuna nebulosità, è probabile che, in entrambi i casi, egli abbia semplicemente osservato un insieme di stelle che il suo telescopio non era in grado di risolvere. D’altra parte, è ciò che gli è accaduto con tutti gli ammassi globulari che ha osservato, a parte M4. M20 si trova a circa 1,5° a nord-nordovest da M8, la “Lagoon Nebula”, e nelle fotografie a largo campo i due oggetti formano una splendida coppia, estremamente suggestiva, con l’aggiunta di M21 a nordest di M20. La Nebulosa Trifida è famosa per il suo caratteristico aspetto trilobato. La rossa nebulosa ad emissione, col suo giovane ammasso stellare vicino al centro, è circondata da una nebulosa a riflessione azzurra, che è particolarmente cospicua al suo confine settentrionale. Fu Herschel che notò il curioso andamento “trilobato” della porzione meridionale della nebulosa, tanto da considerarli tre distinti oggetti. E fu John Herschel, probabilmente, a darle il nome di “Trifid Nebula”: riportiamo il passo tratto da “Outlines of Astronomy” di John Herschel in cui compare il termine in questione: “Il gruppo nebuloso del Sagittario consiste di molte nebulae cospicue di forme veramente straordinarie, non è affatto facile darne un’idea attraverso la semplice descrizione. Una di queste è singolarmente trifida, consistendo di tre masse nebulose brillanti e irregolarmente modellate, che sfumano gradualmente verso l’esterno, ma raggiungono un’elevata intensità luminosa verso i bordi interni, dove racchiudono e circondano una specie di fenditura triforcata, o un’area vuota, bruscamente e rozzamente incurvata, e piuttosto vuota di luce nebulosa. Una bella stella tripla si trova esattamente sull’orlo di una di queste masse nebulose proprio dove il vuoto interno si biforca in due canali. Una quarta massa nebulosa si diffonde come un ventaglio o una piuma ondulata da una stella vicina alla nebulosa tripla.”[3] La caratteristica struttura trifida della porzione meridionale della nebulosa si irradia dalla stella multipla H 40 (o HIP 88333, o HD 164492; a: 18h 02m 23,5s; d: -23° 01’ 51”), una gigante di tipo spettrale O6, con una MV calcolata di circa –5,2; questa stella appare doppia nei piccoli telescopi, e come un sistema multiplo nei più grandi; le componenti principali hanno V, rispettivamente: 7,22, 8,0, e circa 10,5. Con il rifrattore da 36 pollici del Lick Observatory, S. W. Burnham ha trovato ben 6 stelle in questo sistema. La stella principale del gruppo sembra essere la principale fonte di illuminazione della nebulosa, ma é probabile che nel cuore di M20 ci siano diverse altre stelle assai calde, totalmente celate dal materiale oscuro della nebulosa. La distanza della nebulosa è abbastanza incerta: le valutazioni proposte vanno dai 2200 a. l. ai 7600.
M21 é una delle scoperte originali di Messier, che l’avrebbe trovato il 5 giugno 1764, insieme ad M20. A Messier sembrò di notare una certa nebulosità (in realtà inesistente) attorno alle stelle di M21, così come intorno alle stelle di M20. M21 é vicinissimo alla “Trifid Nebula”: a meno di 1° nordest, tanto che con un oculare a basso ingrandimento può essere visto nello stesso campo. E’ un ammasso che mostra una concentrazione estremamente forte in direzione della regione centrale. Le stelle più brillanti assumono un caratteristico andamento circolare che lo fanno assomigliare ad una croce egizia. E’ un agglomerato abbastanza compatto dominato da una mezza dozzina di stelle intorno all’ottava magnitudine abbastanza raggruppate, a loro volta circondate da varie decine di stelle più deboli e sparse. Secondo Burnham, S. N. Svolopoulos, nel 1953, ha dimostrato la qualità di membri dell’ammasso per 57 stelle, le più brillanti delle quali sono giganti di tipo spettrale B0. Ciò implica che questo ammasso è molto giovane: lo Sky Catalog 2000.0 ne stima l’età in 4,6 milioni di anni, e stabilisce che questo ammasso è parte dell’associazione stellare Sagittario OB1. Le fonti sono in disaccordo sulla distanza di questo ammasso: si va dai 2.200 anni luce di Burnham ai 4.250 di Kenneth Glyn Jones e dello Sky Catalogue 2000.0. Da notare che tutte fonti danno distanze diverse anche per la Nebulosa M20, ma discordano su quale sia più vicino a noi, l’ammasso M21 o M20.
M22 è stato il primo ammasso globulare che sia stato scoperto: da A. Ihle, nel 1665. Halley lo menzionò nella sua lista di “stelle nebulose” del 1716, e Le Gentil lo osservò nel 1747. Lacaille nel 1752 paragonò il suo nucleo a quello di una cometa; Messier, nel 1764, lo descrisse semplicemente come “Una nebulosa rotonda senza stelle (!), vicino a 25 Sagittarii”. M22 si trova a circa 2,3° nordest dalla l Sagittarii. Gli osservatori che si trovino a latitudini non troppo settentrionali possono vederlo ad occhio nudo: è infatti più luminoso di M13, anche se la sua declinazione estremamente bassa lo rende, per gli osservatori europei o nordamericani, meno splendente del globulare di Ercole; solo Omega Centauri (NGC5139) e 47 Tucanae (NGC104), i due ammassi globulari più brillanti dell’emisfero meridionale, superano M22 in splendore. Il suo diametro angolare di 24’ (poco meno della Luna piena) corrisponde, data la sua distanza di 10.000 a. l., ad un diametro lineare di 65 a. l. circa. M22 si trova a meno di un grado dall’eclittica, così che sono frequenti sue congiunzioni con i pianeti. E’ uno degli ammassi globulari più vicini a noi. Shapley e Pease ritengono che esso contenga 70.000 stelle, tra le quali sono state identificate 32 variabili (una quantità esigua in rapporto alla popolazione totale di stelle), metà delle quali già note a Bailey nel 1902: tra queste, una variabile a lungo periodo del tipo Mira; questa, però, probabilmente, non è un membro dell’ammasso. Le stelle più luminose sono di magnitudine 11. Le stelle sono distribuite in una regione di circa 200 a.l. di diametro. M22 contiene una debole nebulosa planetaria, che è stata scoperta da IRAS. Circa 1° a ovest-nordovest da M22 si può osservare il piccolo e debole ammasso NGC6642, che alcuni cataloghi riportano come remotissimo ammasso globulare, mentre altri lo classificano come ammasso galattico estremamente compatto. Nelle lastre del Lowell Observatory sembra un globulare, e come tale lo ha identificato Baade a Palomar nel 1948. In questa regione vi sono diversi piccoli ammassi, molto oscurati dalla materia interstellare, la cui classificazione è piuttosto incerta.
Messier, che lo scoprì nel 1764, descrive M23 come “Un ammasso di stelle molto vicino a 65 Ophiuchi... Diam. 15’...” John Herschel ne stimò la popolazione in circa 100 stelle, di magnitudine da 9-10 a 13. M23 si trova nella regione nordoccidentale del Sagittario, approssimativamente sulla linea che va dalla x Serpentis alla m Sagittarii, circa 4,7° nordovest di quest’ultima. E’ uno splendido ammasso aperto formato soprattutto di stelle fra la magnitudine 10 e la 13. Queste appaiono come disposte in diversi archi che sembrano convergere verso una stella più brillante (V: 8,2) posta ai margini nordorientali dell’ammasso. Il suo diametro è stato stimato dai 25 ai 50’: in realtà non è facile determinarne i confini. La stima sul numero dei membri va dai 129 di Wallenquist ai 149 di Svolopoulos. Le stelle più calde di M23 sono del tipo B9, la più brillante raggiunge magnitudine 9,21. L’età viene stimata tra i 220 milioni di anni (Sky Catalogue 2000.0) e i 300 milioni di anni (G. Meynet’s Geneva Team).
Il 20 giugno 1764 Messier scriveva: “ Ammasso sul parallelo del precedente e vicino alla punta dell’arco del Sagittario, nella Via Lattea; un’ampia nebulosità in cui vi sono molte stelle di diversa magnitudine; la luce che si propaga attraverso quest’ammasso si divide in molte parti...Diam. 1° 30’”. Agnes M. Clerke, nel 1905, notò questa “fioca nuvoletta visibile ad occhio nudo vicina a m Sagittarii” e chiamata “Delle Caustiche” da Fr. Secchi, a causa della particolare disposizione delle sue stelle in raggi, archi, curve caustiche, e spirali intrecciate”. M24 si trova fra la regione di M8 ed M20 e quella di M17, circa 6° a nordest di M8: é la più brillante regione della Via Lattea che si possa trovare nell’intervallo tra la Nube Stellare dello Scudo e la Grande Nube del Sagittario che indica la direzione del Centro Galattico, proprio sopra la g Sagittarii. Non é un vero oggetto “deep sky”, ma un’immensa nube stellare nella Via Lattea, uno pseudo-ammasso di stelle sparse per migliaia di anni luce lungo la direzione di osservazione. Benché sia questo ciò che Messier ha scoperto, é interessante il fatto che, dentro questa nube stellare facilmente visibile ad occhio nudo, si trova un debole ammasso aperto, NGC6603, di magnitudine 11. Molti cataloghi attribuiscono a quest’oggetto il numero 24 del Catalogo Messier, malgrado la magnitudine (4,5-4,6) e l’estensione (1,5°) attribuiti da Messier ad M24, e la descrizione di una “estesa nebulosità in cui vi sono molte stelle di diverse magnitudini” siano certamente attribuibili alla nube stellare e non all’ammasso. L’ammasso NGC6603 si trova nella porzione settentrionale della nube stellare, precisamente 15’ ad est e appena a nord della stella (V: 6,4) HR 6841; consiste di circa 30 stelle in un campo di circa 5’ di diametro, e dista da noi circa 9.400 a. l. (Kenneth Glyn Jones dà una stima di 16.000 a. l.). La sua estensione lineare pertanto dovrebbe aggirarsi sui 14 a. l.; le stelle più calde sono del tipo B9, e le più brillanti di magnitudine fotografica 14. La nebulosa oscura B92 (15’ x 9’) si trova vicinissima, pochi primi a nordovest della regione centrale di M24. Si osserva facilmente in fotografia, e mostra, isolata in una zona estremamente buia, una singola stella di magnitudine 12.
M25 fu scoperto da De Chéseaux nel 1746. La sua descrizione: “Un
ammasso stellare tra l’arco e la testa del Sagittario.” Per Messier, si
tratta di un “Ammasso di piccole stelle delle vicinanze dei due ammassi precedenti,
fra la testa e l’estremità dell’arco del Sagittario…” M25 si trova a circa 3,5° est dalla Piccola Nube del Sagittario (M24). Malgrado si tratti di un ammasso rilevante anche se osservato attraverso piccoli telescopi, M25 non si è visto attribuire un numero NGC. E’ un ammasso aperto piuttosto sparso, brillante ma non molto ricco, formato da una cinquantina di stelle più brillanti della 12a magnitudine, e forse alcune dozzine di membri più deboli. Irwin nel 1955, e Sandage nel 1960, hanno registrato colori e magnitudini delle stelle di quest’ammasso. Nel 1960 sono state misurate le velocità radiali di due giganti di tipo M e di due di tipo G, e si è trovato che queste ultime sono membri dell’ammasso mentre le prime, quasi certamente, non lo sono. Presso il centro dell’ammasso vi è una classica variabile cefeide, U Sagittarii, scoperta da Irwin nel 1956, che ha un periodo di 6,74 giorni. Wallenquist, nel suo Catalogo del 1959, conta 86 stelle in un diametro di 34’, e stima la magnitudine media delle cinque stelle più brillanti in 8,6 (la più brillante, 6,7).
Quest’ammasso globulare è stato scoperto il 27 luglio 1764 da Messier, che così lo descrive: “Nebulosa che non contiene stelle. Rotonda, vista con difficoltà in un telescopio di 3 piedi e mezzo...diam. 2’...”. W. Herschel fu il primo a risolverlo in stelle ed a classificarlo come ammasso. M28 si trova a circa 0,8° nordovest dalla stella l Sagittarii. Si presenta come un ammasso estremamente compatto, con un nucleo brillante che sbiadisce rapidamente verso i bordi. Il suo diametro lineare si aggira sui 75 anni luce, quindi è molto più piccolo del suo più vistoso vicino, M22. La magnitudine media delle 25 stelle più brillanti di M28 é 14,73. M28 contiene una variabile a lungo periodo (17 giorni) del tipo W Virginis, scoperta nel 1949 da Alfred H. Joy. Le variabili del tipo RR Lyrae sinora scoperte sono 18. Abbastanza recentemente, è stata trovata un’altra variabile a lungo periodo (90 giorni) che varia di circa due magnitudini.Nel 1987 è stata scoperta in M28 una millisecond pulsar. La sua velocità radiale é poco più di 1 km/sec. in recessione.
M54 é una delle scoperte originali di Messier (luglio 1778): “Nebulosa molto brillante, scoperta nel Sagittario...E’ brillante nel centro e non contiene stelle, vista con un telescopio acromatico da 3.5 piedi. La sua posizione é stata determinata da z Sagittarii, 3a magnitudine.” John Herschel risolse le regioni più esterne in stelle di 15a e 14a magnitudine. Il nucleo, tuttavia, non é facile da risolvere. E’ facile da trovare, dato che dista soltanto 0,5° circa dalla z Sagittarii, la stella più meridionale della teiera del Sagittario, in direzione sudovest. M54 é un ammasso globulare abbastanza cospicuo, piccolo ma brillante, tanto da poter essere visto anche con piccoli binocoli, anche se verrebbe scambiato per una stella. Il suo brillante nucleo si estende per soli 2,1’ circa, mentre le regioni periferiche arrivano a 6’ nelle foto, e perfino a 9,1’ nelle lunghe esposizioni. M54 ha almeno 82 variabili note, la maggioranza delle quali appartiene al tipo RR Lyrae, ma vi sono anche due variabili rosse semiregolari con periodi di 77 e 101 giorni. Per anni, la sua distanza é stata stimata in circa 50-65.000 a. l.; ma, nel 1994, pare si sia scoperto che M54 sarebbe non un membro della nostra galassia, ma di una galassia nana, membro del nostro Gruppo Locale. Questa galassia é stata battezzata SagDEG[4], che significa Sagittarius Dwarf Elliptical Galaxy. M54 coincide con una delle due maggiori concentrazioni della galassia SagDEG, e recede rispetto a noi con la stessa velocità (circa 130 km/sec). Ciò rende probabile che M54 si trovi all’interno di questa galassia, che ha una distanza stimata di 80.000 a. l.; a tale distanza, M54 sarebbe uno degli ammassi globulari più luminosi che si conoscano, superato solo da Omega Centauri nella nostra galassia. Inoltre, la sua estensione supererebbe i 200 a. l. Tutto ciò renderebbe M54 il primo ammasso globulare extragalattico che sia mai stato scoperto.
Quest’ammasso globulare è stato scoperto da Lacaille al Capo di buona speranza (Lac. I.14; descrizione: “sembra il debole nucleo di una grande cometa”), tra il 1751 e il 1752. Messier lo osservò nel luglio del 1778, e lo descrisse come “...una nebulosa simile ad una macchia biancastra...non sembra contenere stelle...”; John Herschel, viceversa, ne parla come di “Un ammasso globulare, abbastanza brillante, rotondo, molto ricco...tutto risolto chiaramente in stelle, di magnitudine 11-13. 6’ di diametro...” M55 si trova in una zona del Sagittario abbastanza povera di stelle particolarmente brillanti, e lontano dalla regione più ricca di oggetti deep sky. La stella cospicua più vicina è la z Sagittarii, ma si trova a circa 7° ovest da M55, e circa 1° più a nord. I circa 19’ di diametro oggi osservabili (circa i 2/3 del diametro della Luna piena) fanno di M55 un oggetto cospicuo ed apprezzabile anche con strumenti a basso ingrandimento. Con un buon binocolo si osserva come una stella sfrangiata di 7a magnitudine. E’ uno degli ammassi globulari meno densi, tanto che, all’osservazione visuale, è facile confonderlo con un ricco ammasso aperto (del tipo, ad esempio, di M11). E’ un oggetto relativamente facile da fotografare, data la sua discreta estensione angolare; con un’apertura rispettabile come quella del 412 mm. dell’O.R.S.A., è facile vederlo completamente risolto in stelle anche in fotografia. Le variabili scoperte in M55 sono soltanto 5 o 6. La sua estensione lineare, dato il suo diametro angolare e la distanza stimata, si aggira sui 110 anni luce. M55 viene considerato uno degli ammassi globulari più vicini a noi, al contrario di M54, che si trova a poco più di 7° ad ovest, e che é invece tra i più lontani (e certamente il più lontano tra gli ammassi globulari di Messier).
M69 fu scoperto da Lacaille, che lo incluse nel suo catalogo degli oggetti meridionali, nel 1752, al Capo di Buona Speranza. Messier, quando cercò quest’ammasso per la prima volta, nel 1764, non riuscì a trovarlo. Ci riuscì invece successivamente, nel 1780, e lo descrisse come “Una nebulosa senza stelle nel Sagittario... Vicino ad essa vi é una stella di 9a magnitudine; la sua luce é molto debole; può essere vista solo in un buon cielo, e la minima illuminazione del micrometro la nasconde...”. Si trova circa a 2,5° nordest rispetto ad e Sagittarii. M69, come il suo vicino M70, é uno dei più piccoli ed evanescenti ammassi globulari del Catalogo Messier. Può essere osservato in una notte senza Luna con binocoli 7 o 10 x 50, a latitudini non troppo settentrionali. Non c’é dubbio che per Messier, che l’osservava da Parigi, fosse un oggetto abbastanza difficile. M69 risulta avere un’estensione di soli 7,1 minuti d’arco nelle fotografie a lunga esposizione, il che corrisponde, data la sua distanza, a circa 55 anni luce. Il nucleo compatto e brillante é meno della metà, soltanto 3’ circa. La concentrazione di stelle é all’incirca quella media per gli ammassi globulari. Le sue stelle presentano, in confronto agli altri ammassi globulari, una percentuale maggiore di elementi più pesanti dell’Elio. Tuttavia, siamo ancora lontani dalle percentuali di tali elementi presenti nelle stelle più giovani (popolazione I) quali il nostro Sole. 69 risulta finora povero di stelle variabili: Shapley non ne ha trovate affatto, e il totale di quelle note fino al momento in cui scrivo è fermo ad 8, 2 delle quali di tipo Mira, con un periodo di circa 200 giorni.
M70 fu scoperto da Messier nell’agosto del 1870, e fu descritto dall’astronomo francese come “una nebulosa senza stelle, vicina alla precedente (M69) e sullo stesso parallelo...” Gli Herschel definirono M70 un ammasso globulare compatto, con stelle di magnitudine da 14 a 17, ed un nucleo brillante e denso. Senza l’aiuto dei cerchi graduati M70 é localizzabile più o meno a metà strada tra le stelle z ed e Sagittarii, circa 2° ad est di M69. La luminosità e l’estensione apparenti di M70 sono simili al suo vicino M69; in effetti, M70 é soltanto un po’ più luminoso e grande, ed un po’ più lontano. Entrambi si trovano abbastanza vicini al centro galattico, così da essere soggetti a notevoli sollecitazioni mareali gravitazionali. Poiché entrambi si trovano più o meno alla stessa declinazione, abbastanza meridionale, dovevano essere oggetti assai difficili da osservare da parte di Messier, che, com’è noto, operava da Parigi. M70 ha un’estensione angolare di 7,8 primi d’arco (4’ circa il nucleo), che corrispondono, data la distanza, a circa 65 a. l.; si conoscono in esso soltanto 2 variabili.
M75 é stato scoperto probabilmente da Méchain nell’agosto del 1780, e confermato da Messier un paio di mesi più tardi. Questi lo catalogò come “nebulosa senza stelle”, ma considerò possibile che potesse essere “composto da piccolissime stelle e contenere nebulosità”. W. Herschel, nel 1784, lo descrisse come “una miniatura di M3”. Si trova in una regione del Sagittario alquanto povera di stelle, tanto che, senza l’aiuto dei cerchi graduati, é più semplice trovarlo facendo riferimento a qualche stella del Capricorno (d’altra parte, si trova a meno di 1/2° dal confine tra le due costellazioni). La b Capricorni, infatti, si trova ad 8° nordest del nostro ammasso, e la s Capricorni a metà strada, e un po’ più a sud, della linea che congiunge la b Cap ed M75. M75 é uno degli ammassi globulari più compatti e concentrati, risolvibile soltanto con telescopi abbastanza grandi. Dato che si trova ad una distanza di quasi 60.000 a. l., é inoltre uno degli ammassi globulari più remoti tra quelli inclusi nel Catalogo Messier. Alcune fonti lo pongono ancor più lontano, anche a quasi 100.000 a. l. (Burnham fornisce una stima di 95.000, Kenneth Glyn Jones 78.000 a. l.).
Un globulare di media concentrazione, molto vicino al centro della Galassia, e molto arrossato dal mezzo interstellare. Da notare il contenuto in metalli, piuttosto elevato per un globulare: è però una caratteristica abbastanza diffusa tra i globulari non troppo distanti dal piano della galassia. Una ventina di primi a nord, e un po’ più ad est, c’è la Little Gem, la Piccola Gemma, una piccola e difficile nebulosa planetaria.
Secondo alcuni osservatori, in realtà sembrerebbe molto più brillante della magnitudine 13. A 200x e con l’aiuto di un filtro nebulare, appare un anello ovale con una condensazione più brillante nel settore nordoccidentale. La stellina centrale è al di là delle possibilità di un telescopio amatoriale. La stella che si trova 4’ ad est della planetaria è la doppia h 2810. La separazione tra i due membri è di 40,8” in PA 189° (1918), le magnitudini individuali sono, rispettivamente, 7,7 e 10,5 e il tipo spettrale della primaria è A2.
Piccolo e concentrato. La nebulosa oscura B 86 (Ink Spot Nebula) si trova proprio ai suoi confini nordoccidentali.
Può essere osservato nello stesso campo del più piccolo NGC6528, che si trova 15’ ad est. Facili da localizzare, a soli 30’ da Al Nasl (g Sag; V: 2,98; spettro: K0). Vedi immagine dei due globulari sul web.
Grande e abbastanza ricco, circa 1° a nordest della Lagoon Nebula (M8). Vedi immagine sul web.
Una cinquantina di stelline abbastanza poco concentrate 35’ a sud-sudovest della m Sgr (V: 3,8; spettro: B2; binaria a eclisse e variabile del tipo a Cyg); nel campo, 15’ ad est del centro dell’ammasso, c’è la 14 Sgr (V: 5,49; spettro: K2).
Abbastanza brillante, irrisolto; 40’ ad ovest c’è il più piccolo e debole NGC6558. Vedi immagine sul web.
Un piccolo bagliore irrisolto con una brillante condensazione centrale. Facile da localizzare, 45’ a sudest della brillante Kaus Media, d Sgr (V: 2,7; spettro: K3).
Tondeggiante, irrisolta macchia sfumata, con un brillante nucleo di 40” circa, 40’ ad est di Kaus Borealis (l Sgr: spettro: K1, V: 2,8).
Grande e brillante, con una discreta concentrazione centrale ed una forma leggermente irregolare. Le sue stelle più brillanti sono tra l’undicesima e la dodicesima magnitudine. Facilissimo localizzarlo 30’ a nord-nordest della variabile a eclisse e CrA (V: 4,8; spettro: F3). 30’ circa a sudest c’è l’interessante area nebulosa comprendente NGC6726, 6727 e 6729 (vedi Corona Australis).
Piccola ma molto brillante, rotonda e verdastra. 40’ a sud-sudest c’è la grande ma debole Galassia di Barnard.
Si trova a un po’ meno di 2° nordest dalla larga doppia 54 Sagittarii. E’ una galassia irregolare nana generalmente considerata membro del Gruppo Locale di Galassie, e fu scoperta da Barnard nel 1884. E’ un oggetto difficile per i telescopi amatoriali, a meno di un cielo veramente buio e di un occhio esperto. In ogni caso, è essenziale usare il minimo ingrandimento possibile. Le dimensioni angolari, contrariamente alla luminosità, sono abbastanza cospicue: in fotografia si riesce ad ottenere un campo di 20’ x 11’, anche se la condensazione osservabile visualmente non supera gli 8’ x 3’. [1]
John Herschel: Outlines
of Astronomy, Blanchard & Lea, Philadelphia, 1856 (Fourth Edition),
pag. 514, n° 889. [2]
John Herschel: Outlines
of Astronomy, Blanchard & Lea, Philadelphia, 1856 (Fourth Edition),
pag. 515, n° 890. [3]
John Herschel: Outlines
of Astronomy, Blanchard & Lea, Philadelphia, 1856 (Fourth Edition),
pag. 514, n° 888. [4]
Nel 1994,
R. Ibata, M. Irwin, e G. Gilmore trovarono questa piccola
galassia, membro
del Gruppo Locale, grazie a ricerche sulla densità della brillanza
stellare. Si vide subito che si trattava del sistema più vicino alla nostra
Via Lattea, molto più vicina della Grande Nube di Magellano, che fino
allora era considerata il nostro vicino cosmico più prossimo. Il
nome SagDEG sta per Sagittarius Dwarf Elliptical Galaxy, o
Galassia Ellittica Nana nel Sagittario; da non confondere con un’altra
simile sigla, SagDIG (Sgr Dwarf Irregular Galaxy). Si tratta
di due galassie minori site nella stessa costellazione del Sagittario, ma di
tipo assai diverso: la seconda é ricca di materia oscura e stelle giovani e
in formazione, mentre la SagDEG ha, come tutte le ellittiche, soltanto una
vecchia popolazione stellare giallastra. L’ammasso
globulare M54 sia per la coincidenza prospettica che per l’identica
velocità di recessione appare essere un satellite di questa galassia,
piuttosto che della nostra. In tal caso sarebbe il primo ammasso globulare
extragalattico mai scoperto (da Charles Messier nel 1778) e, trovandosi ad
una distanza di circa 80000 a. l., uno dei più intrinsecamente luminosi. Astrofotografia: i consigli di
Giorgio Puglia La
nebulosa Laguna
è, tra gli oggetti celesti, uno dei più “fotogenici” in assoluto. Non
è affatto difficile raggiungere con essa risultati di grande soddisfazione.
I risultati più spettacolari si ottengono con emulsioni a colori quali la
Fuji Super G 800 Plus e lunghezze focali sui 1800 mm. come il riflettore
Newton dell’O.R.S.A.: con tali focali, infatti, il fotogramma 24x36 mm.
inquadra alla perfezione tutta la nebulosa, rivelandone i particolari più
fini senza peraltro sovraesporre l’ammasso centrale, NGC 6530. Anche la
baia oscura e i globuli di Bok vengono ben evidenziati. |
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