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Nebulae della Vergine
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La galassia ellittica M49 é il primo membro dell’ammasso della Vergine scoperto da Charles Messier, il 19 febbraio del 1771. Egli la descrive così: “Nebulosa scoperta vicino a r Virginis. Vista solo con difficoltà nel telescopio da 3 piedi e mezzo...” Si trova all’estremità meridionale dell’ammasso della Vergine, vicina alle galassie NGC4535, NGC4526 e NGC4365. Si trova nel vertice più occidentale di un ideale triangolo quasi perfettamente equilatero che ha negli altri due vertici le stelle e e d Virginis. Come tutte le galassie del suo genere, non presenta alcuna struttura riconoscibile, ma appare come una brillante macchia luminosa dai bordi sfumati, di quasi 5’ di diametro. Tra le ellittiche, è una vera gigante, più grande e massiccia di M87 e comparabile ad M60 quanto a massa, ma più grande quanto a dimensioni lineari. Rispetto alla nostra galassia, secondo Holmberg, la sua massa sarebbe circa 5 volte maggiore. E’ anche una delle più brillanti dell’ammasso: la sua magnitudine apparente di 8,6 corrisponde, alla distanza di una cinquantina di anni luce, ad una magnitudine assoluta di -22 circa. La sua estensione angolare corrisponde ad una lineare sull’asse maggiore di circa 160.000 anni luce. Data la sua carenza di stelle giganti azzurre, comune generalmente a tutte le galassie ellittiche, M49 splende di una luce assai più giallastra rispetto ad altre galassie: il tipo spettrale integrato é vicino a G7. La velocità radiale di M49 é di circa 900 km/sec. in recessione. In un raggio di circa 1°, ad est di M49, si trovano le galassie NGC4535 e 4526. Quest’ultima è un’ellittica (E7) di magnitudine 9,64 ed estensione 7,2’ x 2,3’, mentre la prima è una spirale barrata S(B)c I (V: 9,82; Ø: 6,8’ x 5’); un po’ più di 1° a sudovest c’è un’altra ellittica (E2) di estensione 6,2’ x 4,6’, di cui lo Sky Catalogue non riporta la magnitudine, ma solo quella fotografica, che è 10,51.
M58 fu scoperta nell’aprile 1779 dallo stesso Messier, e descritta come: “una nebulosa estremamente debole...quasi sullo stesso parallelo di e...” E’ una delle 4 galassie spirali barrate del Catalogo Messier: le altre sono M91, M95 ed M109, benché essa sia a volte classificata come un caso intermedio fra le spirali normali e le barrate. E’ una tra le galassie più brillanti dell’Ammasso della Vergine. I telescopi più piccoli la fanno vedere simile alle ellittiche dell’Ammasso, dato che mostrano solo il suo nucleo luminosissimo. In condizioni favorevoli, strumenti da 100 o più millimetri mostrano un alone di irregolare brillantezza con delle condensazioni che sembrano coincidere con le aree più brillanti delle braccia spirali. Un accenno della barra di M58 può essere scorta, secondo Kenneth Glyn Jones, con strumenti di non meno di 200 mm., come un’estensione del nucleo centrale. In M58 sono state osservate due supernovae: la 1988A, di tipo II, che toccò magnitudine 13,5, e la 1989M, di tipo I, che toccò magnitudine 12,2. Poco più di 0,5° a sudovest da M58 si trova il gruppo dei cosiddetti Siamese Twins (i Gemelli Siamesi), formato dalle galassie NGC4567 e 4568. Si tratta di due spirali del tipo Sc, di magnitudine rispettivamente 11,32 e 10,80 ed estensione 3’ x 2,1’ e 4,6’ x 2,1’ (Sky Catalogue 2000.0). Si tratta di un gruppo fisico e non soltanto prospettico.
Scoperta nell’aprile del 1779 da J. G. Koehler a Dresda, mentre osservava la cometa di quell’anno. Messier la registrò nella sua mappa relativa a quella stessa cometa, e la descrisse come “della stessa luminosità di quella sopra [M58] ed altrettanto evanescente.” Si trova a 1,5° nord della stella r Virginis; rispetto ad M58, 1° ad est e appena più a sud. M59 é un membro dell’ammasso della Vergine, ed in particolare è una delle galassie ellittiche più grandi, pur essendo assai meno luminosa e massiccia delle galassie ellittiche più grandi di quest’ammasso, come M49, M60, M87. In M59 si é registrata una supernova nel maggio 1939: raggiunse la 12a magnitudine. La sua velocità radiale é molto inferiore rispetto a quella media dell’Ammasso della Vergine. M59 ha una massa calcolata in circa 250 miliardi di masse solari, abbastanza superiore a quella della nostra galassia. Tuttavia, avendo un diametro di circa 24.000 a. l. soltanto (un quarto circa della nostra Via Lattea), la sua densità in stelle risulta essere molto più elevata.
Come M59, M60 é stata scoperta nell’aprile 1779 da Koehler. Messier la osservò soltanto qualche notte dopo, e la trovò “appena un po’ più distinta rispetto alle due precedenti [M58 ed M59]”, ed annotò che la cometa del 1779 passò per quel campo il 13 e il 14 aprile. M60 é vicinissima alla galassia che la precede ne Catalogo Messier: se viene osservata a bassi ingrandimenti, essa si trova nello stesso campo visivo di M59, a soli 25 minuti d’arco in direzione E. Il gruppo si trova a circa a 1° nord della r Virginis. I telescopi amatoriali sono in grado di mostrare soltanto le sue regioni centrali più luminose, che si estendono solo per circa 4’ x 3’. M60 é visibile in telescopi a partire da 100 mm. di diametro insieme alla sua più debole vicina, NGC4647, che si trova a soli 2,5’ dalla gigantesca ellittica. NGC4647 ha solo 1/10 della massa di M60, e soltanto 1/6 della sua luminosità. Fotografie riprese con strumenti più grandi mostrano un consistente sistema di deboli ammassi globulari. M60 é una delle galassie ellittiche giganti dell’ammasso della Vergine, di massa paragonabile a quella di M49, e appena inferiore come dimensioni. La sua estensione angolare di 7’ x 6’ corrisponde, ad una distanza stimata di circa 60 milioni di anni luce, ad un diametro lineare di qualcosa come 120.000 anni luce. La sua magnitudine visuale apparente (circa 9) corrisponde, a quella distanza, ad una magnitudine assoluta di circa –22,3, qualcosa come 60 miliardi di volte il Sole. Hubble misurò per M60 un red shift di 820 miglia/sec., superiore a quello medio stimato per l’intero Ammasso della Vergine. Data la ricchezza dell’ammasso di galassie della Vergine, in un campo di circa 1° quadrato si possono osservare diverse galassie: oltre a M60, M59 e la già citata NGC4647, compagna di M60, abbiamo, a meno di 15’ sudovest di M60, la coppia NGC4637-4638 (la prima delle due troppo piccola e debole per gli strumenti amatoriali, la seconda è una E5 di magnitudine 11,29 ed estensione 2,8’ x 1,6’). Una ventina di primi d’arco a nordovest di M59 c’è un’altra coppia, formata da NGC4606 e 4607, entrambe spirali barrate; la prima ha magnitudine 11,9 e dimensioni 2,8’ x 1,5’, la seconda magnitudine 12,87 e dimensioni 3,2’ x 0,8’.
Fu scoperta da Barnaba Oriani il 5 maggio 1779 mentre osservava una cometa, cinque giorni prima rispetto a Messier, che l’aveva vista lo stesso giorno di Oriani, ma l’aveva scambiata per la cometa. M61 é abbastanza decentrata rispetto al cuore dell’Ammasso della Vergine, in direzione sud-sudest. Si trova più o meno a metà strada tra le stelle 17 e 16 Virginis (V: 6,4 e 5). E’ una grande galassia spirale che ci si presenta di piatto, mostrandoci così tutto lo sviluppo della struttura dei suoi bracci e la grande luminosità del suo nucleo. Proprio la struttura dei bracci di questa galassia é piuttosto particolare: essi mostrano diversi improvvisi cambi di direzione, dei veri e propri angoli che danno ad M61 un aspetto quasi poligonale. E’ una delle galassie più grandi nell’Ammasso della Vergine (lo Sky Catalogue 2000.0, però, non lo classifica tra i membri dell’ammasso); i suoi 6 minuti d’arco corrispondono, data la distanza, a circa 100.000 a. l., più o meno il diametro della nostra Via Lattea. La sua magnitudine apparente (10) corrisponde ad una assoluta di –21,2. In M61 sono state osservate tre supernovae: 1926A (V: 12,8), 1961I (V: 13), e 1964F (V: 12). A meno di 10’ nordest da M61 c’è NGC4303A, una piccola spirale barrata di 13a magnitudine; un altro piccolo gruppo consistente di NGC4270, 4273 e 4281 si trova a circa 1° nord-nordovest.
M84 ed M86 furono scoperte da Messier nel marzo 1781, e così furono descritte: “Entrambe hanno lo stesso aspetto e vengono osservate insieme nello stesso campo del telescopio”; entrambe vengono viste come “nebulosa senza stelle nella Vergine...nel centro é molto brillante, e circondata da una pallida nebulosità...” M84 si trova proprio nel nucleo più interno e densamente popolato dell’Ammasso di galassie della Vergine, quasi sul confine tra le costellazioni della Vergine e della Chioma. Il gruppo di cui fa parte si trova giusto a metà della linea ideale che congiunge Vindemiatrix (e Virginis) e Denebola (b Leonis). Come accade per quasi tutte le galassie ellittiche o lenticolari, un telescopio amatoriale non è in grado di osservare dettagli interessanti in questa galassia. Data la sua apparenza, è stata a lungo classificata come una E1 ellittica, il che è anche in accordo col fatto che è popolata solo da vecchie stelle giallastre; e questa, in ogni caso, è tuttora la classificazione data dallo Sky Catalogue 2000.0. Tuttavia, adesso c’è qualche evidenza che M84 possa essere una galassia lenticolare, e quindi classificabile come S0; questa è la classificazione riportata da Kenneth Glyn Jones. M84 possiede un interessante sistema di ammassi globulari, che è comunque molto meno ricco dei sistemi della sue gigantesca vicina M87. Caratteristica peculiare (anche se non unica) di M84 è il fatto che contiene un meccanismo centrale che espelle due piccoli ma consistenti getti, che possono essere visti in luce radio. Una supernova (1957B) è stata scoperta da G. Romano in Italia il 18 maggio 1957 (V: 13). La supernova 1991bg è apparsa in M84 il 3 dicembre 1991 ed ha raggiunto magnitudine 14.
Questa luminosa galassia gigante potrebbe essere un’ellittica di tipo E3 (Sky Catalogue 2000.0) o una lenticolare di tipo S0; le classificazioni prevalenti attuali tendono piuttosto per la lenticolare. Essa ha un cospicuo sistema di quasi impercettibili ammassi globulari. Questo sistema è molto meno popolato di quelli della sua gigantesca vicina, M87. Questa galassia è quella che ha la maggior velocità di avvicinamento, e quindi il massimo blue shift, tra tutte le galassie Messier: si avvicina a noi alla velocità di 248 km/sec! Per questo motivo, qualcuno ha ipotizzato che potrebbe essere una galassia vicina e non un membro dell’ammasso della Vergine. Ma proprio la grande velocità di avvicinamento potrebbe indicare che M86 è un vero membro dell’ammasso, anche se ciò significherebbe che essa si muove ad una velocità peculiare di oltre 1.500 km/sec, casualmente proprio verso di noi. Ma questo non è del tutto inusuale negli ammassi immensi come quello della Vergine, perché l’intensissimo campo gravitazionale di quest’immenso agglomerato potrebbe facilmente accelerarla fino all’elevata velocità osservata. La qualità di membro dell’ammasso della Vergine per M86 è suggerita anche da un’apparente interazione con la materia gassosa intergalattica, che è testimoniata dalle osservazioni radio. Fra l’altro, M86 non ha nemmeno il record: un altro membro dell’ammasso della Vergine, IC3258, si avvicina a noi alla velocità di 517 km/sec.
Fu scoperta da Messier nel Marzo 1781, e così descritta: “Nebulosa senza stelle nella Vergine...sembra avere la stessa luce delle due nebulose M84 ed M86...” Si trova nel cuore dell’ammasso della Vergine, a circa 1° sudest del gruppo di M84 ed M86. La gigantesca Galassia ellittica, chiamata anche Virgo A, è uno degli oggetti più rimarchevoli del cielo. Essa è probabilmente la galassia dominante nel grande ammasso più vicino a noi, il famoso ammasso della Vergine (detto anche ammasso Chioma-Vergine, dato che si estende anche nella costellazione Chioma di Berenice), e si trova dunque alla distanza di quell’ammasso (60-70 milioni di a. l.). Il diametro angolare di M87 è di circa 7’, il che corrisponde ad un’estensione lineare di 120.000 a. l.: è più del diametro del disco della nostra galassia, ma, poiché M87 è di tipo E1 (E0 secondo altre fonti), essa occupa un volume molto più esteso, e contiene molte più stelle (e massa) della Via Lattea. Secondo J.C. Brandt e R. G. Rosen, 2.700 miliardi di masse solari. E’ anche estremamente luminosa, con una magnitudine assoluta di -22. M87 è famosa soprattutto per due peculiari caratteristiche: un immenso sistema di ammassi globulari, che viene evidenziato dalle esposizioni fotografiche più lunghe, ed uno spettacolare getto che si nota meglio, invece, nelle esposizioni più brevi. Questa magnifica galassia è, forse, tra quelle note, quella con il maggior numero di ammassi globulari. Molte migliaia (certamente oltre 4.000) le orbitano attorno formando un immenso alone. Il gigantesco getto fu scoperto da H. D. Curtis del Lick Observatory nel 1918. Il fenomeno di estende per migliaia di a. . (5.000 secondo alcuni, oltre 8.000 secondo altri). Esso è formato da materiali gassosi eiettati dal nucleo della galassia. La luce del getto è polarizzata, e quindi si tratta di radiazione di sincrotrone; la sua turbolenza è grandissima, e così la sua velocità di fuga. Le osservazioni hanno mostrato un apparente moto superluminale, ma ciò è dovuto al fatto che il getto punta verso di noi. Splendidi dettagli del getto di M87 possono essere ammirati nell’immagine offerta dallo Hubble Space Telescope (HST) elaborata da R. Mark Elowitz. Qui esso è chiaramente risolto in una successione di piccoli nuclei e nubi, il che era già stato scoperto nel 1977 da Halton Arp di Mt. Palomar e J. Lorre del JPL. Precedentemente, nel 1966, Arp aveva scoperto un secondo getto, che punta nella direzione opposta, significativamente meno cospicuo. Insieme al cosiddetto Quintetto di Stephan, i getti di M87 sono gli oggetti su cui Arp principalmente basa i suoi attacchi alla teoria del Big Bang. M87 è stata anche identificata con l’intensa radiosorgente Virgo A (la radiosorgente più intensa della costellazione della Vergine) da W. Baade e R. Minkowsky nel 1954. Nel 1956 un alone radio più debole fu trovato da J. E. Baldwin e F. G. Smith di Cambridge. Esso fu anche identificato come intensa sorgente di raggi X, e si trova al centro di una cospicua emittente di raggi X che si estende anche oltre l’ammasso della Vergine. E’ per tutti questi motivi che un oggetto come M87 si trova al centro di un’imponente programma di investigazione da parte dell’HST. Nelle immagini di M87 riprese dall’HST il violento nucleo attivo di questa galassia può essere osservato più da vicino, tanto da rivelare un massiccio oggetto oscuro, di circa 2-3 miliardi di masse solari, concentrate nel nucleo più interno, con un raggio di 60 a. l. circa. Quest’oggetto è circondato da un disco di accrescimento che ruota con grande rapidità. Il gas può essere parte di un più esteso sistema di materia interstellare, che è stato scoperto con metodi interferometrici dagli astronomi dell’Osservatorio di Calar Alto nel 1990. Di recente l’HST ha rivelato altri oggetti del genere, come quello fotografato nella galassia NGC4261. L’unica supernova che si ricordi in M87 apparve nel febbraio del 1919, ma non è stata rilevata fotograficamente che nel 1922, da I. Balanowsky, che ne stimò la massima luminosità in magnitudine 11,5. Alla distanza cui si trova M87, ciò corrisponde ad una magnitudine assoluta di -20. M87 è circondata, a distanza molto ravvicinata, da diverse piccole galassie, la più visibile delle quali è NGC4478, una ellittica di tipo E1 come la gigantesca vicina, magnitudine 11,23, Ø 2,0’ x 1,8’; ma è difficile osservarla se non come una stellina nebulosa.
M89 é una delle scoperte di Messier. Questi la descriveva così, il 18 marzo 1781: “Nebulosa senza stelle, nella Vergine, a poca distanza, e sullo stesso parallelo della nebulosa sopra registrata, n° 87. La sua luce é estremamente debole...” Situata nel cuore dell’ammasso della Vergine, M89 è circondata da diverse altre galassie: M87 si trova circa 1° ad ovest, M90 meno di 1° a nord, M58, M59 ed M60 un po’ più a sud e a sudest. E’ del tipo ellittico, e quasi esattamente circolare. Si presenta con un aspetto globulare, uno sferoide schiacciato ai poli, il cui asse di rotazione é diretto verso di noi. David Malin ha esaminato M89 approfonditamente attraverso fotografie a lunga esposizione ottenute tramite l’UK Schmidt telescope. Mentre questa galassia si presentava come una tipica galassia del tipo E0, ed era nota soltanto come una debole radiosorgente, le fotografie ad alta sensibilità di Malin hanno rivelato una debole struttura avvolgente, che é meglio visibile nelle direzioni a nordovest e a sud della galassia. Pertanto, M89 é stata la prima galassia avvolta in un involucro che sia stata scoperta; l’involucro si estende per oltre 1.500.000 a. l. dalla galassia. Inoltre, una struttura simile ad un jet si estende fino ad oltre 100.000 a. l. di distanza; questo potrebbe essere una galassia più piccola che é in procinto di essere distrutta dalle forze mareali gravitazionali prodotte da M89 durante una collisione. La massa stimata si aggira sui 250 miliardi di masse solari, circa il 25% in più della nostra galassia. La sua classe spettrale integrata è G7, secondo Kenneth Glyn Jones e Burnham. Circa 20’ a sud c’è la debole galassia ellittica NGC4550 (V: 11,59, Ø: 4,2’, tipo E0).
M90 fu scoperta da Messier, che il 18 marzo 1781 l’annotava come “Nebulosa senza stelle, nella Vergine: la sua luce é debole come la precedente, n° 89”. Si trova proprio sul confine tra le costellazioni della Vergine e della Chioma, meno di 2° ad est del gruppo M84 ed M86, ed ad 1° est-nordest da M89. E’ una delle più grandi (9,5’ x 4,5’) galassie spirali dell’Ammasso della Vergine. Ha strette braccia spirali uniformemente brillanti, che appaiono non dar luogo a processi di formazione stellare, con la sola eccezione delle regioni più interne del disco, vicino alle fasce di polveri oscure. J.D. Wray ritiene che questa galassia possa essere sul punto di evolvere in uno stato simile a quello di M64, e quindi in quello di un sistema lenticolare (S0). Benché M90 appaia essere piuttosto grande, Holmberg ha dato una valutazione piuttosto bassa della sua massa, il che implica che la sua densità sia estremamente ridotta. La sua velocità radiale di 236 km/sec. in avvicinamento le fa attribuire una velocità, nei confronti dell’ammasso della Vergine, di circa 1.500 km/sec.; probabilmente, é quindi in procinto di sfuggire all’ammasso. Tra le galassie del Catalogo Messier, soltanto M86 ha una velocità di avvicinamento nei nostri confronti maggiore di questa.
M104 è,
numericamente, il primo oggetto che sia stato aggiunto al catalogo originale dai
posteri, in epoca recente: non era infatti incluso in quello pubblicato
originariamente da Charles Messier[1];
tuttavia, fu lo stesso Messier che lo aggiunse a mano nella propria copia
personale, l’11 maggio 1781 come “Nebulosa
estremamente debole”. Flammarion scoprì che la posizione dell’oggetto
descritto da Messier coincideva con l’oggetto 43 H I di Herschel, cioè la Galassia
Sombrero, e l’aggiunse alla lista ufficiale del Catalogo Messier. La
paternità della scoperta va comunque attribuita a Méchain. Questi, in una
lettera a Bernoulli, del maggio 1783, riferisce di aver scoperto, nel maggio del
1781, “...una nebulosa sopra il Corvo che non sembra contenere alcuna stella. Essa
emette una fievole luce ed è difficile da vedere se le parti metalliche del
micrometro è illuminato. Non
appare nella Connaissance des Temps.” M104 viene generalmente considerata un membro dell’ammasso di galassie della Vergine, benché si trovi a qualcosa come 20° di distanza dalla concentrazione principale di quell’aggregato. Si trova proprio sul confine tra le costellazioni della Vergine e del Corvo, qualcosa come 9° ad ovest di Spica, appena a nord del suo stesso parallelo. Questo splendido oggetto fu definito Galassia Sombrero grazie al suo particolarissimo aspetto. Secondo de Vaucouleurs, noi la osserviamo esattamente da 6° a sud del suo piano equatoriale, che è evidenziato da una cospicua striscia di polvere. Questa larga banda oscura fu probabilmente la prima che Herschel scoprì con il suo grande riflettore. E’ una galassia del tipo Sa-Sb, ed ha sia un grande nucleo luminoso, che viene evidenziato nelle pose più brevi, sia delle braccia spirali ben definite. Ha anche un alone insolitamente esteso, con una ricca popolazione di ammassi globulari: se ne possono contare alcune centinaia nelle lunghe esposizioni dei grandi telescopi. Fu la prima galassia di cui sia stato misurato un grande red shift: da V. M. Slipher, all’osservatorio di M. Wilson, nel 1913. Il suo red shift corrisponde ad una velocità di recessione di circa 1.000 km/s. 80’ circa a sud-sudest di M104 c’è la stella tripla S 1669. Le componenti A e B sono rispettivamente di magnitudine 6 e 6,1, separate di 5,4” nel 1973 (P.A. 311°, dati dello Sky Catalogue 2000.0; Kenneth Glyn Jones dà un PA di 130°). La componente C, di magnitudine 10,5, è separata da A di 59” (PA 235°, 1900).
Anche se non ha stelle luminose abbastanza vicine, è facile trovare NGC4030 facendo riferimento a b Vir, anche se ci sono quasi 4° di distanza: una volta inquadrata la stella (giallastra, V: 3,6) al centro del campo di un oculare a bassi ingrandimenti, bisogna spostarsi verso est (e quindi incrementare l’ascensione retta) di 10 minuti esatti (basterebbe stare fermi sulla stella e lasciar passare 10 minuti). Quindi, scendere verso sud in declinazione di 2° 50’. E’ una macchiolina quasi rotonda, di cui in fotografia, disponendo di uno strumento da una quarantina di cm si può evidenziare la struttura spirale. 25’ a nord della galassia c’è la stella doppia A 2580: separazione 4,6” in PA 151° (1987, ma non ci sono variazioni dalle misure del 1913) e magnitudini individuali 9,2 e 12,4; spettro G5.
Sempre partendo da b Vir, spostiamoci di 19 minuti in ascensione retta verso est: ecco la 10 Vir, una bella stella arancione (spettro K3), una doppia facile (b 138) se non fosse per la magnitudine della compagna (13,4). Da questa saliamo di 1° esatto verso nord, e dovremmo già avere NGC4123 all’estremità ovest del campo dell’oculare; se gli ingrandimenti non sono abbastanza bassi, e non vedete nulla, spostatevi di 20’ verso ovest. Vedrete un tenue fuso con un nucleo stellare brillante; solo in fotografia potete sperare di vedere una debole struttura spirale che avvolge una barra, il tutto abbastanza simile, ma più piccolo e più debole, ad M109 in UMa.
Da o (omicron) Vir (giallo-arancio, V: 4) spostiamoci di 2,5° in direzione nordest, e puntiamo il nostro telescopio sulla 12 Vir (bianca, V: 5,8), facile da riconoscere anche perché ha a sud due stelle di magnitudine 7,5-8, entrambe gialle. Di qui spostiamoci verso ovest di 5 minuti di ascensione retta e troveremo la nostra galassietta, 5’ più a nord. E’ un brillante fuso orientato da nord-nordovest ad est-sudest, con un nucleo molto brillante; ma non sperate di vedere traccia della struttura spirale: probabilmente non c’è, e la galassia è una lenticolare.
La stella cui fare riferimento è ancora la 12 Vir, dalla quale si deve salire verso nord di 35’. Se gli ingrandimenti saranno sufficientemente bassi, NGC4178 è già nel campo dell’oculare, 5’ ad ovest di una stella gialla (V: 8,5) che potrebbe nasconderla con il suo splendore. Altrimenti basterà spostarsi verso ovest di 10-15’, o magari qualcosa di più per attenuare lo splendore della stella. Si vedrà soltanto un sottilissimo fuso orientato da nord-nordest a sud-sudovest. Un debole alone (la struttura spirale) può essere evidenziato nelle fotografie a lunga posa o nelle riprese CCD.
Un facile riferimento per localizzare questa interessante galassia è la 6 Com (bianca, V: 5): da essa basta scendere in declinazione verso sud di 1° 40’. E’ un sottilissimo fuso orientato da nord-nordest a sud-sudovest, già ben visibile in strumenti da 150 mm in su, attraverso i quali mostra il rigonfiamento centrale molto luminoso; con aperture sui 250 mm si nota il piccolo nucleo brillante. Con lunghe esposizioni e strumenti di dimensioni generose (diciamo 400 mm.) si possono evidenziare già alcuni particolari della banda oscura equatoriale. La stellina sfumata che c’è subito a nord non è una stellina ma PCG39247 che (forse) è una nebulosa planetaria di magnitudine 15 ed estensione 42” x 30”.
NGC4261 non fa parte dell’ammasso della Vergine su cui appare proiettata: è infatti molto più distante da noi rispetto a quelle che lo costituiscono. Rintracciarla non è facilissimo; possiamo partire dalla stella 16 Vir (V: 4,97; spettro: K1), dalla quale possiamo facilmente rintracciare la più nota e cospicua galassia M61 (che si trova 1,2° a nord-nordest della stella); da questa saliamo meno di 1° verso nord (e appena un po’ ad est) fino alla stella 17 Vir (V: 6,46; spettro: F8); meno di 1° a nordovest di questa stella c’è NGC4261. Da quella stella è facile anche raggiungere la piccola galassia lenticolare NGC4281 (V: 11,3; Ø: 3,0’ x 1,6’). NGC4261 è già visibile in uno strumento di 100 mm di diametro; in uno di apertura doppia mostra il suo nucleo concentrato e luminoso. E’ una radiosorgente (3C 270).
5° circa a sudovest di Vindemiatrix (e Vir) c’é la 32 Vir, di colore bianco-giallastro (spettro A8) e magnitudine 5,2: quindi abbastanza brillante da essere localizzata semplicemente con qualsiasi cercatore. Uno spostamento in ascensione retta di 20 minuti verso ovest ci porterà sulla stella HR 4770 (SAO 119453), di un bel colore arancio (K5) e magnitudine 6. Scendiamo in declinazione verso sud di soli 20’, quindi proseguiamo verso ovest (ascensione retta) di 7 minuti: eccoci arrivati sulla galassia ellittica NGC4365: un grande batuffolo nebuloso con un nucleo molto più brillante, immerso in una moltitudine di piccolissime galassie estremamente più deboli, con magnitudini da 12-13 in su. 49 si trova 1,5° ad est-nordest.
Dalla galassia precedente basta salire in declinazione verso nord esattamente di 4° 22’ per trovare NGC4371: vedremo un ovale brillante, con un luminoso rigonfiamento centrale, orientato quasi per nord-sud: è la barra intorno a cui, orientato per est-ovest, si svolge la debolissima e ampia struttura spirale, di cui possiamo cogliere un accenno solo nelle lunghe esposizioni realizzate con grandi telescopi.
Un fuso luminoso e sottile, orientato per est-ovest e circondato da un alone diffuso. Si trova 15’ circa a sud della congiungente tra le due ben più note M84 ed M86.
Siamo proprio nel cuore dell’Ammasso della Vergine, 1,5° a sud-sudovest di M87. Si trova quasi sullo stesso parallelo (solo 10’ più a nord) di Vindemiatrix (e Vir; V: 2,85; spettro: G8), ma 35 minuti di ascensione retta più ad ovest. Si presenta come un’ellisse sottile, orientata quasi per est-ovest, con una condensazione centrale e un nucleo stellare. E’ già visibile in un modesto riflettore da 114 mm, mentre un’apertura di 200 mm consente di osservarne la forma allungata e il luminoso rigonfiamento centrale. Immediatamente a nord c’è una stella gialla di magnitudine 9. Un’altra è 4’ a sud-sudovest.
Grande e brillante ovale circondato da un’estesa tenue nebulosità (la struttura spirale), 20’ ad est della più massiccia M86. 5’ a nord-nordovest c’è la più piccola ma altrettanto brillante NGC4435; gli anglosassoni chiamano la coppia The Eyes, Gli Occhi, che sembrano quasi far la guardia al nutrito gruppetto dominato da M86 (ed M84). Le due galassie mostrano un’evidente interazione gravitazionale, tanto da essere catalogate come VV 188 nel catalogo di galassie interagenti di Vorontsov-Velyaminov. 1° circa a sudest, invece, c’è M87, vero baricentro del grande ammasso di galassie della Vergine. Da notare la ridottissima velocità di recessione di questa galassia che, essendo membro dell’ammasso della Vergine, evidentemente, relativamente al resto dell’ammasso, ha un moto nella nostra direzione alla velocità di oltre 1.000 km/sec.
S 1647 è una doppia piuttosto difficile (Separazione: 1,4” in PA 243° nel 1992), le due componenti sono entrambe di magnitudine 8 circa e spettro F2. Si trova 11 minuti di ascensione retta ad ovest di r Vir (V: 4,89), e 10’ più a sud. Dopo aver provato a divertirvi con la stella, spostatevi ancora verso ovest di 2 minuti di ascensione retta, e di 5’ a nord: ecco la galassia ellittica NGC4442, un’ellisse affusolata e brillante orientata da est-nordest a sud-sudovest, dotata di un brillante nucleo stellare.
Ecco un oggetto con cui un astrofilo non è abituato a confrontarsi: si tratta di un Quasar, probabilmente l’oggetto più lontano che si possa osservare con un telescopio da 200 mm. o poco più. Con i suoi circa 3 miliardi di anni luce, infatti, quest’oggetto luminoso ma di aspetto decisamente quasi stellare è oltre 1.000 volte più lontano della Grande Galassia di Andromeda. Forma una coppia separata di 15” con una stellina di magnitudine simile che si trova a nordest. Un’altra stellina altrettanto debole si trova a 44” circa in PA 295°. Vogliamo provare a trovarlo con i movimenti ad angolo retto? Facciamo riferimento alla 16 Vir (arancione, V: 5) e scendiamo in declinazione verso sud di 1° 15’. Quindi, spostiamoci verso est in ascensione retta di 9 minuti e troveremo il quasar e le sue compagne (ottiche, ovviamente: il quasar è almeno tre milioni di volte più lontano).
Prendendo le mosse dalla c Vir (spettro: K2; V: 4,66) spostarsi verso ovest in ascensione retta di 8 minuti: si giungerà dritti dritti sulla galassia spirale NGC4487. Se state usando un oculare a basso ingrandimento non sarà difficile inquadrare nello stesso campo anche NGC4504, un’altra spirale di magnitudine 11,2 estesa 4,0’ x 2,8’.
In realtà si tratta non di una, ma di due galassie: NGC4496B è di magnitudine 13 ed è sovrapposta alla compagna maggiore, avendo un diametro di 1’. Per trovare la coppia si può muovere dalla 16 Vir (V: 5; spettro: K1) salendo verso nord di circa 0,5° e spostandosi poi verso est di 11 minuti in ascensione retta. Si vedrà un debole ovale sfumato privo di concentrazione centrale. La stella doppia che c’è a 5’ est-sudest (A 1599) è proibitiva per gli strumenti amatoriali: è formata da due stelle gemelle di magnitudine 10 e spettro K0, e la separazione nel 1991 era di 0,2”. 30’ a sud-sudovest invece c’è S 1648 che è decisamente più abbordabile: la separazione, relativamente stabile, è di 8,0” in PA 40° (V: 7,6 e 9,6; spettro: G8).
Lungo e sottile fuso brillante, orientato da est-nordest a sud-sudovest, in qualche modo simile alla più nota M108 in UMa: come quest’ultima mostra, se l’apertura dello strumento lo consente (oltre i 200 mm.) qualche dettaglio o screziatura dovuta alla banda di polveri del disco. La regione centrale è notevolmente più brillante. 17’ a nord-nordovest si può osservare la galassia spirale NGC4517 (V: 12,5; Ø: 4,7’ x 3,0’). Il gruppetto si trova 2° ad est-sudest dalla variabile semiregolare SS Vir (intervallo di magnitudini: 6-9,6; spettro: C6,3e: si tratta quindi di una stella al carbonio) che, a sua volta, si trova 2° a nordest di Zaniah (h Vir: spettro: A2; V: 3,89).
Per trovare questa galassia si può muovere dalla 32 Vir (spettro: A8; V: 5,2): basta semplicemente spostarsi in ascensione retta verso ovest di 11 minuti: si troverà una coppia di stelle giallo-arancione di magnitudine 6,5-7 separate tra di loro di 15’: in mezzo alle due stelle c’è la galassia ellittica o lenticolare (ma pare proprio sia quest’ultima l’ipotesi più attendibile) NGC4526, un ovale brillante circondato da un debole alone visibile solo nelle lunghe esposizioni fotografiche. Una stellina (V: 12,5) si trova proprio a sud del nucleo della galassia.
Meno di 1° ad ovest-nordovest della rossa variabile semiregolare FW Vir, V media 6,7 circa, c’è una stella giallastra (spettro F5) di magnitudine 7: HD 109521. Non è difficile individuarla nel cercatore: se si dispone di un piccolo riflettore da 114 mm, con un oculare da 25 mm ponendo la variabile alla periferia sudest del campo, si vedrà HD 109521 alla periferia nordovest. Basterà quindi portare quest’ultima al centro per vedere nello stesso campo (un filtro nebulare aiuterà ad aumentare il contrasto, disturbato dallo splendore della stella) le due galassie NGC4527 e 4536. La prima è quella 30’ a nordovest, con il centro abbastanza brillante e un pallido alone (la struttura spirale) che lascia vedere, con gli strumenti più grandi e l’aiuto di un filtro opportuno, qualche particolare. NGC4536 è di magnitudine 10,6 e si estende per 7,0’ x 2,8’ in PA 130°. E’ una spirale del tipo Sc II, nucleo 5VS.
Ecco il bello di una regione così fitta di oggetti che ci interessano: una volta che ne hai trovato uno, è facilissimo da quello risalire a molti altri. Se avete identificato NGC4526, allora, è facilissimo trovare NGC4535: basta salire verso nord di mezzo grado. Se disponiamo di uno strumento di grandi dimensioni (350-400 mm.), l’immagine che se ne può ottenere in fotografia è stupenda. Anche visualmente si possono osservare diversi particolari, come condensazioni e regioni è più oscure tra le braccia spirali e la luminosa barra centrale.
Rintracciarla non è facilissimo, se non ci si può fidare ciecamente dei propri cerchi graduati o, meglio, dei propri encoders: si può partire da Porrima (g Vir; V: 2,74; spettro: F0V) e salire verso nord di 3° 40’, quindi spostarsi verso ovest di meno di 2°. Abbastanza estesa ma debole, richiede uno strumento di almeno 200 mm di apertura, che la mostrerà di forma ovale, mentre con diametri di almeno 400 mm si possono cominciare ad apprezzare la barra del nucleo e un accenno di struttura spirale.
Una galassia ellittica rintracciabile abbastanza facilmente se si fa riferimento a Porrima (g Vir; V: 2,74; spettro: F0), rispetto alla quale si trova 4,2° a nord e spostata appena un po’ (15’) ad est. E’ abbastanza brillante da poter essere già osservata con strumenti di 100 mm di apertura, con i quali si vedranno le brillanti regioni centrali, di forma più o meno rotonda; un diametro doppio rivelerà il debole alone ovaleggiante. Il piccolo e brillante nucleo centrale, che si distingue con aperture sui 400 mm, ha una separata denominazione (NGC4624). Malgrado si trovi nella stessa regione celeste, e più o meno alla stessa distanza, pare non faccia parte dell’ammasso della Vergine.
2,7° a nordest della c Vir (spettro: K2; V: 4,6) c’è la doppia Rst 4966 (V della primaria: 6,2; spettro: F7). Da questa stella basta spostarsi verso est di poco più di 3 minuti di ascensione retta (meno di 1°) e si troverà questa debole barra orientata quasi per est-ovest, tra due stelle intorno alla 10a magnitudine, una più debole a nordest e l’altra più brillante a sudovest, entrambe a circa 7’ dalla sua barra centrale. Le sue braccia spirali sono estremamente larghe e diffuse, e per rivelarle sono necessarie riprese digitali con grandi aperture.
Siamo nei dintorni di Vindemiatrix (e Vir; spettro: G8 V: 2,8): questa lunga e sottile galassia si trova a 2,3° ovest (e appena appena più a nord di questa stella facilmente rintracciabile ad occhio nudo. Basterà quindi muovere da Vindemiatrix e spostarci verso ovest di 9 minuti in ascensione retta; poi, se proprio vogliamo essere pignoli, spostarci di 15’ verso nord. E’ un sottile fuso, quasi una sbarra, orientato da nordest a sudovest, con due stelle di 10a magnitudine equidistanti dal suo centro, 2,5’ ad est e ad ovest, ed una più debole 1,5’ a sud. 10' circa a nordovest c'è la più debole e piccola (V: 11,5) NGC4754, spirale barrata. Vedi sul web un'immagine della coppia.
Si trova poco più di 1° a nord-nordest della y Vir (spettro: M3; V: 4,8). Un fuso affilato orientato da nord a sud con un nucleo diffuso. Vedi immagine sul web.
2° a sud-sudest della rossa d Vir (spettro: M3; V: 3,4) c’è una stella giallastra (F2) di magnitudine 7, la sola così brillante in quella zona. 12’ esattamente a nordest di questa stella c’è la galassia NGC4845: una sottilissima barra orientata esattamente per est-ovest, con una banda di polveri equatoriale e un piccolo nucleo brillante.
Per localizzare questa galassia si può far riferimento alla 36 Com (spettro: M0; V: 4,7): bisogna semplicemente scendere in declinazione verso sud da questa stella di 3,2°. E’ un sottilissimo fuso luminoso più brillante al centro, orientato quasi esattamente per est-ovest.
Si trova 1° ad ovest-nordovest della 49 Vir (spettro: K2; V: 5). Si presenta come un fuso orientato quasi esattamente per nord-sud, con un piccolo centro più brillante ed un nucleo stellare. Le riprese digitali con telescopi di discreta apertura mostreranno anche la bella struttura spirale, con numerose condensazioni lungo i tre bracci principali.
1,15° ad est-sudest della 53 Vir (spettro: F6; V: 5) si può osservare questa bella ma piccola galassia, la cui suggestiva struttura spirale è rilevabile solo con aperture piuttosto pronunciate e in fotografia, o con l’aiuto di un dispositivo CCD. 30’ circa a nordovest di NGC5054 c’è un nutrito gruppetto di piccolissime galassie che in un telescopio con una focale di 1 metro possono tute essere racchiuse nel campo di un oculare Plossl da 40 mm. La più cospicua è NGC5044 (V: 10,8; Ø: 2,6’ x 2,6’).
Abbastanza facile da localizzare, 2.1° esattamente a nord della luminosa e dorata g Hya (spettro: G8; V: 3). Grande ma tenue, quasi rotonda, più brillante a centro. Vedi immagine a largo campo, con NGC5084 e 5087.
Per localizzare questa rotondeggiante, diffusa galassia conviene far riferimento alla 87 Vir, una stella rossa (tipo spettrale M2) di magnitudine 5,4, dunque ai limiti della visibilità ad occhio nudo ma ben visibile nei cercatori, nei quali forma una bella doppia ottica con la più brillante (V: 5) 89 Vir, giallo-arancione di spettro K0 da cui è separata di 40”. Rispetto alla 87 Vir, NGC5247 si trova 2,2° ad ovest, proprio sullo stesso parallelo. Basta dunque, movendo dalla stella, spostarsi in ascensione retta verso ovest di 9 minuti.
Si trova 35’ a nordovest della 90 Vir (spettro: K2; V: 5). Un piccolo ovale orientato per nordest-sudovest con un piccolo centro brillante e una stella (V:12) 3’ a sud del nucleo.
Non vi sono stelle cospicue nella regione, per cui saremo costretti a servirci delle coordinate per trovare questa galassia che, benché piuttosto estesa, è molto debole, e non ci mostrerà più della metà dell’estensione che si vedrebbe in una fotografia a lunga posa. Più facile da osservare è la più piccola ma più brillante NGC5363 che si trova 15’ a nord, accanto alla difficile doppia OS 273 (1” di separazione in PA 113° nel 1992; magnitudini individuali 8,4 e 8,9; spettro F5: provateci, se avete uno strumento adeguato e un ottimo seeing).
La stella più cospicua nelle vicinanze è la larga doppia CU Vir, di spettro B9 e magnitudine 5, che si trova 2,5° a sudovest. Si tratta di un gruppetto di tre galassie, di cui NGC5566 è la più grande: a nordest, proprio adiacente, c’è la piccola (Ø: 2,0’ x 1,5’; V: 13) NGC5569, mentre 5’ a nordovest c’è NGC5560 (Ø: 4,0’ x 0,9’; V: 12,4). NGC5566 appare come un fuso orientato da nord-nordest a sud-sudovest, molto brillante al centro.
In mezzo alle innumerevoli galassie della Vergine, ecco, tanto per cambiare, un piccolo ammasso globulare. E’ facilissimo localizzarlo se facciamo riferimento a Syrma (i Vir; spettro: F7, V: 4). Il globulare si trova infatti esattamente sullo stesso parallelo della stella, 13,5 minuti di ascensione retta più ad est. E’ un ammasso molto lontano, circa 100 a. l., molto compatto al centro, con una stella di magnitudine 8 al margine est.
Un sottile fuso luminoso 20’ ad ovest5 (e appena un po’ più a nord) della 109 Vir (spettro: A0; V: 3,7). Molto luminosa a centro, con nucleo stellare. Una stella di magnitudine 9 4’ a nord-nordovest e due simmetriche di magnitudine 12 a nord-nordovest e a sud-sudest del nucleo. [1]
Scriveva Messier su Connaissance des Temps del 1801: “...Dalla
pubblicazione del mio catalogo io ne ho osservate delle altre ancora; io le
pubblicherò in futuro, in ordine di ascensione retta...” Ci si è chiesto
a lungo, da allora, a quali altri oggetti si riferisse Messier. La prima
risposta a tale domanda fu data nel 1921 da Flammarion, che trovò, per
l’appunto, l’annotazione di pugno di Messier. In seguito, Helen Sawyer
Hogg portò alla luce una lettera di Méchain al Berliner Astronomisches
Jahrbuch (in cui si ammetteva, tra l’altro, la duplicazione M101-M102); in
essa l’astronomo menzionava quattro altre nuove nebulae che egli aveva
scoperto nel 1781, ma non aveva tempestivamente passato a Messier per
l’inclusione della versione definitiva del Catalogo. La prima di queste
era la stessa M104, che era già stata inclusa nel Catalogo da Flammarion.
Le altre tre furono identificate da Hogg con NGC3379, NGC4258 ed NGC6171.
Queste, dietro proposta dello stesso Hogg, sono state accettate dalla
comunità scientifica M105, M106 ed M107. Inoltre, in coda alla descrizione
di M97 si legge: “Vicino a questa
nebulosa egli (Méchain, N.d.A.) ne
ha visto un’altra, che non è stata ancora determinata, così come una
terza che è dietro la g della Grande Orsa.” Nel 1953, Owen Gingerich
ha identificato anche questi due oggetti: sono le galassie NGC3556 e 3992,
che sono state battezzate come M108 ed M 09.
L’ultima aggiunta al catalogo fu fatta nel 1966 su proposta di
Kenneth Glyn Jones: la sigla M110 toccò ad NGC205, la piccola compagna di
M31 che Messier aveva persino disegnato in una sua mappa. |
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