Pegasus
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Nome italiano:

Abbreviazione: 

Estensione: 

Pegaso

Peg

1121° quadrati circa
a: da 21h 10m a 0h 15m circa
d: da +3° a +36° circa

 

Facile a riconoscersi grazie alla caratteristica configurazione quadrangolare delle sue quattro componenti più luminose, questa grande costellazione domina i cieli autunnali dell’emisfero settentrionale, servendo, grazie alla sua facile identificazione, la localizzazione delle costellazioni vicine meno cospicue. 

Le stelle

Le nebulae

 

La costellazione

Mappa (link esterno)

Il Quintetto di Stephan

 

Di particolare rilievo é il fatto che la stella Alpheratz é condivisa con Andromeda, di cui rappresenta la stella a, mentre per Pegaso é la d. Arato[1], nel suo poema, ne spiega le ragioni.

Il cavallo alato é una figura ben più antica del periodo classico o anche preclassico. Il nome Pegasus é probabilmente di origine fenicia. La leggenda di Pegaso é collegata a quella di Perseo: esso sarebbe nato dal sangue di Medusa quando questa fu uccisa dall’Eroe. In seguito fu dato da Poseidone a Bellerofonte per conquistare la Chimera. Ma quando Bellerofonte sconfisse il mostro, tentò di volare verso la residenza di Zeus. Questi però incitò Pegaso a disarcionare l’incauto, e da allora continua a volare nei cieli.

Pegaso confina a nord con Andromeda, Lacerta e Cigno, che la delimita anche ad ovest. Ad ovest confina anche con il Delfino e con il Cavallino; a sud con l’Acquario e i Pesci, che condividono con Pegaso anche il confine orientale insieme ad Andromeda che, come abbiamo detto, poi continua a nord.

Il Grande Quadrato di Pegaso è uno degli asterismi più noti fin dall’antichità, grazie alla sua sagoma ben definita e per la sua posizione di rilievo in alto nel cielo meridionale nelle sere autunnali. Una volta che si sia imparato ad identificare le quattro stelle che formano questo quadrato (Markab, Scheat, Alpheratz e Algenib, si può verificare la propria acutezza visiva e la limpidezza del cielo contando le stelle che stanno dentro questa figura. Nel quadrante nordoccidentale del Quadrato si trova la u Pegasi (V: 4,4), a 1° da t Pegasi (V: 4,6). Queste due sono le stelle più brillanti nel Quadrato, e se si distinguono soltanto queste due al suo interno, vuol dire che in quel caso si ha una magnitudine limite 4,6. Se si riescono a contare cinque stelle nel Grande Quadrato la magnitudine limite è 5,0, se se ne contano 13 il limite è circa 6,0.

Il limite normale ad occhio nudo è intorno a magnitudine 6,5, e per raggiungerlo bisognerebbe vedere circa 35 stelle.


[1] Arato visse nel III secolo A.C., e il suo “Phenomena” è un poema, basato apparentemente su un’omonima opera perduta di Eudosso di Cnido. Nel suo Commentario, peraltro, Ipparco non manca di confutare abbastanza pesantemente Eudosso.

Interessante la spiegazione che Arato dà del fatto che le costellazioni di Andromeda e Pegaso condividano una stella (Alpheratz):

“Vicino e sopra la sua testa l’errante destriero (del cielo)

Con zoccolo e ala é doppiamente veloce

Così vicini si incontrano, e brilla in comune una stella;

A lui il corpo, a lei i capelli adorna,

E il fianco e la spalla ornati di altre tre stelle

per arte a ugual distanza poste.”

Questa segue la poetica descrizione di quella regione di cielo:

 

I suoi (di Andromeda) piedi indicano lo sposo Perseo

Sulla cui spalla riposano.

Egli si erge, gigante, nel vento del nord

La mano destra tesa verso il trono

Ove siede la madre (Cassiopeia) della sposa

Come uno deciso a qualche grande impresa.

Coperto di polvere avanza per i sentieri del cielo.

 

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