Stelle della Carena
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a (alfa) Car

Canopo

a: 06h 23m 57,1s; d: -52° 41’ 45”; p: 0,01043”; V: –0,62; MV: -5,53; spettro: F0Ib; B-V: 0,16; m: +0,03298”/+0,02367”; VR: +20,5 km/sec.; d: 315 a. l.; luminosità: 13.000; altre denominazioni: HIP 30438; HD 45348; HR 2326; SAO 234480.

Canopo è, dopo Sirio, la stella più brillante dell’intero firmamento. La sua declinazione troppo meridionale, purtroppo, la rende invisibile per gran parte dell’emisfero settentrionale. Anche a Palermo non si alza mai al di sopra dell’orizzonte.

Il suo nome attuale deriva, con una lieve alterazione, da quello che gli dette Eratostene: Kanobos, che Ipparco poi trasformò in Kanopos. Questa fu la denominazione che, latinizzata successivamente in Canopus, è rimasta sostanzialmente invariata fino ai nostri giorni. Arato, Eudosso e, in alcuni casi lo stesso Ipparco, la chiamarono anche Pedalion, il Timone, e così Cicerone, traduttore di Arato (Gubernaculum).

Strabone narra che Canopo era il pilota della flotta di Menelao, che, nelle vicissitudini del ritorno in Grecia dopo la distruzione di Troia, si ritrovò in Egitto, sul delta del Nilo. Qui Canopo morì in seguito al morso di un serpente, e Menelao gli eresse un tumulo nei pressi del quale sorse una città che prese il nome di Canopo stesso. Le rovine di Canopo sono effettivamente visibili nei pressi dell’odierna Abukir. Al tempo e nei luoghi in cui sarebbero stato eretto il tumulo funerario, la stella non giungeva mai ad alzarsi più di 7,5° sopra l’orizzonte. Ma in tempi ancora più antichi, e in regioni dell’Egitto di più bassa latitudine, Canopo si alzava molto di più, e secondo alcune fonti il suo culto aveva dominato nella religione del Basso Egitto, dove forse rappresentava una divinità delle acque.

Ma Canopo ha anche altri possibili significati: era la denominazione di una divinità egizia, l’Osiris hydreios, il cui culto godette di una certa diffusione nell’età alessandrina. Ed era anche la denominazione tradizionale dei quattro caratteristici vasi funerari egizi nel cui interno erano conservate le viscere asportate al defunto nel corso delle manipolazioni per la mummificazione. E anche il caratteristico vaso cinerario etrusco con il coperchio foggiato a testa umana, riproducente le fattezze del defunto, ebbe lo stesso nome. E sempre Canopo si chiamava un vaso graduato che misurava la quantità delle acque nelle piene del Nilo. Che, con buona pace di Strabone, Canopo significasse, in origine, semplicemente vaso?

Canopo è legata anche ai primi tentativi di misurazione della Terra. Intorno alla metà del III sec. a. C. l’astronomo Posidonio (da non confondersi con l’omonimo stoico) la utilizzò per tentare di misurare la lunghezza di 1° di meridiano tra Alessandria e Rodi. Fu quasi certamente il primo tentativo di effettuare una misurazione geodetica.

La stella ebbe un ruolo anche nella religione cristiana. A partire dal VI secolo venne chiamata Stella di S. Caterina dai pellegrini greci e russi devoti a S. Caterina di Alessandria che, percorrendo la strada che veniva da Gaza, dove erano approdati, la vedevano brillare sul santuario del Monte Sinai a lei dedicato.

Un’altra possibile allusione a Canopo si trova nella Divina Commedia, nell’VIII canto del Purgatorio, dove Dante dice:

Gli occhi miei ghiotti andavan pure al cielo,
Pur là dove le stelle son più tarde,
Sì come rota più spesso allo stelo.
E il duca mio: “Figliuol, che lassù guarde?”
Ed io a lui: “A quelle tre facelle,
Di che il polo di qua tutto quanto arde”.
Ed egli a me: “Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse;
E queste son salite ov’eran quelle”.

Le quattro chiare stelle cui fa riferimento Virgilio sono quelle descritte nel primo canto del Purgatorio, e si ritiene siano quelle della Croce del Sud. Quasi tutti gli antichi commentatori ritenevano (e probabilmente a ragione) che i sette astri rappresentassero un’allegoria delle quattro virtù cardinali e delle tre teologali. Ma a partire dall’inizio del XX secolo molti astronomi pensarono anche ad una corrispondenza con stelle reali. Delle quattro del primo canto abbiamo detto. Per le tre facelle furono proposte varie interpretazioni; la più accreditata le identifica con Canopo, Achernar (a Eri) e Fomalhaut (a PsA). Dante, che fu probabilmente l’uomo più colto del medioevo, conosceva certamente queste stelle, tutte riportate nell’Almagesto e rappresentate su globi celesti arabi, uno dei quali, risalente al 1080 e conservato a Firenze, fu forse da lui stesso studiato.

Vedere Canopo da una località italiana può essere una scommessa stuzzicante. Un astrofilo siciliano può togliersi lo sfizio con una gita a Capo Passero, la punta più meridionale della terraferma siciliana: lì, ad una latitudine di poco più di 36° 40’, la stella si può vedere alzarsi sfiorando l’orizzonte e rimanendo visibile, simile alla luce di una barca da pesca, per forse una mezz’oretta.  Un po’ meglio si potrà vedere da Lampedusa, che ha una latitudine di 35° 30’.

Al contrario di Sirio, il cui straordinario splendore apparente è dovuto alla sua vicinanza rispetto al sistema solare, Canopo è una stella di eccezionale luminosità intrinseca. La sua inaccessibilità ai grandi telescopi dell’emisfero settentrionale ne ha reso difficile lo studio fino a qualche decennio fa, ma oggi i rilievi astrometrici di Hipparcos hanno definitivamente risolto ogni controversia sulla sua distanza e splendore intrinseco: la parallasse è nota con modestissimi margini di errore, e quindi si è potuto calcolarne con sufficiente precisione la distanza e la magnitudine assoluta. Canopo è una supergigante di spettro intermedio, con una temperatura superficiale di circa 7.500 K e un diametro circa 40 volte maggiore di quello del Sole.

 

b (beta) Car

Miaplacidus

a: 09h 13m 12,0s; d: -69° 43’ 02 “; p: 0,02934 “; V: 1,67; MV: 0,6; spettro: A2IV; B-V: 0,07; m: -0,45481”/+0,10891”; VR: -5,0 km/sec.; d: 110 a. l.; luminosità: 200; altre denominazioni: HIP 45238; HD 80007; SAO 250495; HR 3685.

Una subgigante bianca vicina al confine con il Pesce Volante. 1,2° a sudovest c’è la variabile di tipo g Cas V345 Car (ampiezza da V 4,67 a 4,78).

e (epsilon) Car

Avior

a: 08h 22m 30,8s; d: -59° 30’ 35”; p: 0,00516”; V: 1,86; MV: -2,6; spettro: K3III + B2V (o K0III + B2); B-V: 1,20; m: -0,04994”/+0,02272”; VR: +11,6 km/sec.; d: 630 a. l.; luminosità: 5.000 ; altre denominazioni: HIP 41037; HD 71129; HR 3307; SAO 235932.

Come è evidente dal tipo spettrale, si tratta di una stella doppia, le cui componenti sono rispettivamente giallo-arancio e bianco-blu. I dati di Hipparcos sono: separazione 0,46” in PA 132°; differenza di magnitudine tra le due stelle: 1,96.

h (eta) Car

a: 10h 45m 03,6s; d: -59° 41’ 03”; V: 6,10; spettro: pec.; B-V: 0,60; altre denominazioni: TYC 8626-2809-1; HD 93308; HR 4210; SAO 238429.

h Carinae è una stella visibile dall’emisfero australe nella costellazione della Carena. La sua massa è circa 150 volte quella del Sole ed è 4 milioni di volte più luminosa di esso. Si tratta di una stella altamente instabile, che è soggetta a violenti aumenti di luminosità. l’ultimo dei quali è avvenuto nel 1841. In quell’occasione, nonostante la stella si trovi ad oltre 10.000 anni luce di distanza, divenne la seconda stella più luminosa del cielo.

Le osservazioni del telescopio spaziale prima della riparazione mostravano nuovi dettagli nel guscio di gas in rapida espansione attorno alla stella, ma le strutture del materiale vicine alla stella rimanevano confuse a causa dell’aberrazione. Dopo la riparazione, invece, le immagini eccezionali per risoluzione permettono di sondare le regioni vicine alla stella. L’immagine risulta dalla combinazione di tre diverse esposizioni nel rosso, nel verde e nel blu. La luminescenza rossa che circonda la stella è dovuta al materiale emesso durante l’evento esplosivo dello scorso secolo. Il gas, prevalentemente composto da azoto, si sta espandendo alla fantastica velocità di 3,5 milioni di km/h. Anche la nebulosità brillante nei pressi della stella è costituita da materiale espulso dalla stella, ma è polveroso e riflette la luce dell’astro. La nuova immagine mostra chiaramente una struttura bipolare, il lobo di destra si espande nella nostra direzione, quello di sinistra si allontana. I noduli di materiale sono grandi all’incirca come il nostro sistema solare. Precedenti modelli di queste nebulose bipolari suggeriscono che un disco denso impedisca al materiale di defluire, per cui l’emissione è rivolta in direzione dei poli.

 

q (theta) Car

a: 10h 42m 57,4s; d: -64° 23’ 40”; p: 0,00743”; V: 2.74; MV: -4.4; spettro: B0Vp; B-V: -0.22; m: -0.04366”/+0.01206”; VR: +24.0 km/sec.; d: 440 a. l.; luminosità: 1.200; altre denominazioni: HIP 52419; HD 93030; SAO 251083; HR 4199.

E’ la stella centrale e dominante dell’ammasso galattico IC2602.

 

i (iota) Car

Aspidiske

a: 09h 17m 05,4s; d: -59° 16’ 31”; p: 0,00471”; V: 2,21; MV: -4,8; spettro: A8Ib; B-V: 0,19; m: -0,03725”/+0,01311”; VR: +13,3 km/sec.; d: 690 a. l.; luminosità: 4.800; Altre denominazioni: HIP 45556; HD 80404; SAO 236808; HR 3699.

La stella è utile per rintracciare la piccola ma brillante nebulosa planetaria NGC2867, che si trova a poco più di 1° nord-nordest.

 

u (upsilon) Car

a: 09h 47m 06,1s; d: -65° 04’ 19”; p: 0,00201”; V: 2,92; spettro: A8Ib; m: -0,02740”/+0,00497”; d: 1.600 a. l.; luminosità: ~13.000; altre denominazioni: HIP 48002; HD 85123; HR 3890; SAO 250695; Rmk 11.

Doppia (le coordinate sono quelle della primaria); più volte controllata dal 1836 al 1977, non ha mostrato da allora alcuna variazione nelle rispettive posizioni dei due membri, ma il comune moto proprio fa propendere per il legame fisico tra di essi; la separazione è di 5,0” in PA 127°. Le rispettive magnitudini sono 3,00 e 6,00; lo spettro della compagna è, secondo lo Sky Catalogue 2000.0, B7III. Lo Sky Catalogue, però, dà una valutazione troppo prudente delle classi di luminosità delle due stelle: Hipparcos ha piazzato la u Car ai primissimi posti tra le stelle più luminose, con una magnitudine complessiva di –5,56, preceduta in questa graduatoria soltanto da Rigel (b Ori), Sadr (g Cyg) e z Pup, e persino davanti alla stessa Canopo.

 

c (chi) Car

a: 07h 56m 46,7s; d: -52° 58’ 56”; p: 0,00843”; V: 3,46v; MV: -2,3; spettro: B3IVp; B-V: -0,18; m: -0,04714”/+0,01676”; VR: +19,4 km/sec.; d: 380 a. l.; altre denominazioni: HIP 38827; HD 65575; SAO 235635; HR 3117.

E’ una variabile del tipo di b Cep, con un’ampiezza di variazione di 0,015 magnitudini ed un periodo di 0,101 giorni.

 

w (omega) Car

a: 10h 13m 44,2s; d: -70° 02’ 17”; p: 0,00881”; V: 3,29; MV: -1,2; spettro: B8III; B-V: -0,07; m: -0,10466”/+0,00755”; VR: +7,0 km/sec.; d: 370 a. l.; luminosità: 500; altre denominazioni: HIP 50099; HD 89080; SAO 250885; HR 4037.

 

l Car

a: 09h 45m 14,8s; d: -62° 30’ 28”; p: 0,00216”; V. max.: 3,28; V. min.: 4,18; MV: -4,9; spettro: G5Iab/Ib; B-V: 1,01; m: -0,02790”/+0,00828”; VR: +3,3 km/sec.; d: 1.500 a. l.; altre denominazioni: HIP 47854; HD 84810; SAO 250683; HR 3884; ZZ Car.

Si tratta di una delle cefeidi più brillanti, facilmente visibile ad occhio nudo durante tutto il ciclo delle sue variazioni; purtroppo si trova troppo a sud per essere osservata dall’Europa. La stella ha un periodo insolitamente lungo, 35,53584 giorni (epoca: JD 2.440.736,9); l’ampiezza di variazione è di 0,9 magnitudini.

 

Rmk 8

a: 08h 15m 15,9s; d: -62° 54’ 56”; p: 0,01347”; V: 5,16; spettro: A2 V; m: -0,05902”/-0,01095”; d: 240 a. l.; luminosità: 38; Altre denominazioni: HIP 40429; HD 69863.

Separazione (1985) 4,0” in PA 68°; magnitudini 5,20-7,80; entrambe bianche (spettro A2 V).

 

h 4128

a: 08h 39m 13,2s; d: -60° 19’ 02”; p: 0,00746”; V: 6,35; spettro: A0V; m: -0,08330”/+0,01994”; d: 435 a. l.; luminosità: 40; Altre denominazioni: HIP 42440; HD 74148; HR 3443; SAO 250291.

Scoperta da John Herschel nel 1836, quando la separazione era di 2” in PA 222; nel 1981 la separazione era scesa a 1,2” in PA 204°. Entrambe le componenti sono bianche, spettro A0 V; le magnitudini sono 6,80 e 7,40.

 

R Car

a: 09h 32m 14,6s; d: -62° 47’ 20”; p: 0,00784”; V: 7,43v; spettro: M6/M8pe; B-V: 0,91; m: -0,08813”/+0,01640”; d: 415 a. l.; luminosità: 14; altre denominazioni: HIP 46806; HD 82901; HR 3816; SAO 250614.

Variabile a lungo periodo del tipo Mira; periodo 308,71 giorni; intervallo di magnitudine nel visuale 3,9-10,5 (epoca: JD 2.442.000).  Oggetto interessante per i binocoli, sia per le magnitudini che per il bel colore rubino.  Si trova 2,5° a nord e 1,5° ad ovest di u Car. La stella è stata indicata anche come doppia: esistono osservazioni in proposito del 1929 (2” di sep. in PA 137°) e del 1978. La missione Hipparcos ha confermato un sospetto di duplicità, ma non è stata in grado di provarla.

 

S Car

a: 10h 09m 21,9s; d: -61° 32’ 57”; p: 0,00247”; V: 6,94v; spettro: K5e/M6e; m: -0,19658”/+0,07727”; d: 1.300 a. l.; luminosità: 200; Altre denominazioni: HIP 49751; HD 88366; HR 3999; SAO 250840; f 140.

Anche questa è una variabile del tipo Mira, con un periodo di 149,49 giorni ed un intervallo di magnitudine che va da 4,5 a 9,9 (epoca: JD 2.442.112), ed anche questo è un bell’oggetto da osservare anche con piccoli strumenti, binocoli compresi. Il tipo spettrale varia in questo caso da K5e a M6e: dall’arancio rossastro al rosso. Si trova circa 1,5° a sud-sudest dell’ammasso aperto NGC3114.

 

h 4306

a: 10h 19m 04,8s; d: -64° 40’ 35”; p: 0,01118”; V: 5,66; spettro: A1V; m: -0,08225”/+0,01233”; d: 290 a. l.; luminosità: 35; Altre denominazioni: HIP 50520; HD 89715; HR 4065; SAO 250917.

Sistema binario registrato per la prima volta da John Herschel nel 1836; la separazione era allora 2,1” in PA 139°; nel 1991 era di 2,4” in PA 133°. Le due stelle sono, secondo i dati più recenti, di magnitudine 6,40 e 6,50 e di spettro A1 V. 2,5° ad ovest e appena un po’ a sud del bellissimo ammasso aperto IC2602.

 

p Car

a: 10h 32m 01,4s; d: -61° 41’ 07”; p: 0,00656”; V. max.: 3,27; V. min.: 3,37; MV: -1,4; spettro: B4 Vne; B-V: 1,01; m: -0,03498”/+0,01142”; VR: +26,0  km/sec.; d: 500 a. l.; Altre denominazioni: HIP 51576; HD 91465; SAO 251006; HR 4140; PP Car.

Brillante variabile del tipo g Cas; l’ampiezza di variazione è troppo modesta ed irregolare per essere seguita visualmente. 

 

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