|
Stelle della Carena
|
Canopo è, dopo Sirio, la
stella più brillante dell’intero firmamento. La sua declinazione troppo
meridionale, purtroppo, la rende invisibile per gran parte dell’emisfero
settentrionale. Anche a Palermo non si alza mai al di sopra dell’orizzonte. Il suo nome attuale deriva, con una lieve alterazione, da quello che gli dette Eratostene: Kanobos, che Ipparco poi trasformò in Kanopos. Questa fu la denominazione che, latinizzata successivamente in Canopus, è rimasta sostanzialmente invariata fino ai nostri giorni. Arato, Eudosso e, in alcuni casi lo stesso Ipparco, la chiamarono anche Pedalion, il Timone, e così Cicerone, traduttore di Arato (Gubernaculum). Strabone narra che Canopo era il pilota della flotta di Menelao, che,
nelle vicissitudini del ritorno in Grecia dopo la distruzione di Troia, si
ritrovò in Egitto, sul delta del Nilo. Qui Canopo morì in seguito al morso di
un serpente, e Menelao gli eresse un tumulo nei pressi del quale sorse una città
che prese il nome di Canopo stesso. Le rovine di Canopo sono effettivamente
visibili nei pressi dell’odierna Abukir. Al tempo e nei luoghi in cui
sarebbero stato eretto il tumulo funerario, la stella non giungeva mai ad
alzarsi più di 7,5° sopra l’orizzonte. Ma in tempi ancora più antichi, e in
regioni dell’Egitto di più bassa latitudine, Canopo si alzava molto di più,
e secondo alcune fonti il suo culto aveva dominato nella religione del Basso
Egitto, dove forse rappresentava una divinità delle acque. Ma Canopo ha anche altri possibili significati: era la
denominazione di una divinità egizia, l’Osiris hydreios, il cui
culto godette di una certa diffusione nell’età alessandrina. Ed era anche la
denominazione tradizionale dei quattro caratteristici vasi funerari egizi nel
cui interno erano conservate le viscere asportate al defunto nel corso delle
manipolazioni per la mummificazione. E anche il caratteristico vaso cinerario
etrusco con il coperchio foggiato a testa umana, riproducente le fattezze del
defunto, ebbe lo stesso nome. E sempre Canopo si chiamava un vaso graduato che
misurava la quantità delle acque nelle piene del Nilo. Che, con buona pace di
Strabone, Canopo significasse, in origine, semplicemente vaso? Canopo è legata anche ai primi tentativi di misurazione della Terra.
Intorno alla metà del III sec. a. C. l’astronomo Posidonio (da non
confondersi con l’omonimo stoico) la utilizzò per tentare di misurare la
lunghezza di 1° di meridiano tra Alessandria e Rodi. Fu quasi certamente il
primo tentativo di effettuare una misurazione geodetica. La stella ebbe un ruolo anche nella religione cristiana. A partire dal
VI secolo venne chiamata Stella di S. Caterina dai pellegrini greci e
russi devoti a S. Caterina di Alessandria che, percorrendo la strada che veniva
da Gaza, dove erano approdati, la vedevano brillare sul santuario del Monte
Sinai a lei dedicato. Un’altra possibile allusione a Canopo si trova nella Divina Commedia,
nell’VIII canto del Purgatorio, dove Dante dice: Gli occhi miei
ghiotti andavan pure al cielo, Le quattro chiare stelle cui fa riferimento Virgilio sono quelle
descritte nel primo canto del Purgatorio, e si ritiene siano quelle della Croce
del Sud. Quasi tutti gli antichi commentatori ritenevano (e probabilmente a
ragione) che i sette astri rappresentassero un’allegoria delle quattro virtù
cardinali e delle tre teologali. Ma a partire dall’inizio del XX secolo molti
astronomi pensarono anche ad una corrispondenza con stelle reali. Delle quattro
del primo canto abbiamo detto. Per le tre facelle furono proposte varie
interpretazioni; la più accreditata le identifica con Canopo, Achernar (a
Eri) e Fomalhaut (a
PsA). Dante, che fu probabilmente l’uomo più colto del medioevo, conosceva
certamente queste stelle, tutte riportate nell’Almagesto e rappresentate su
globi celesti arabi, uno dei quali, risalente al 1080 e conservato a Firenze, fu
forse da lui stesso studiato. Vedere Canopo da una località italiana può essere una scommessa stuzzicante. Un astrofilo siciliano può togliersi lo sfizio con una gita a Capo Passero, la punta più meridionale della terraferma siciliana: lì, ad una latitudine di poco più di 36° 40’, la stella si può vedere alzarsi sfiorando l’orizzonte e rimanendo visibile, simile alla luce di una barca da pesca, per forse una mezz’oretta. Un po’ meglio si potrà vedere da Lampedusa, che ha una latitudine di 35° 30’. Al contrario di Sirio, il cui straordinario splendore apparente è dovuto alla sua vicinanza rispetto al sistema solare, Canopo è una stella di eccezionale luminosità intrinseca. La sua inaccessibilità ai grandi telescopi dell’emisfero settentrionale ne ha reso difficile lo studio fino a qualche decennio fa, ma oggi i rilievi astrometrici di Hipparcos hanno definitivamente risolto ogni controversia sulla sua distanza e splendore intrinseco: la parallasse è nota con modestissimi margini di errore, e quindi si è potuto calcolarne con sufficiente precisione la distanza e la magnitudine assoluta. Canopo è una supergigante di spettro intermedio, con una temperatura superficiale di circa 7.500 K e un diametro circa 40 volte maggiore di quello del Sole.
Una subgigante bianca vicina al confine con il Pesce Volante. 1,2° a sudovest c’è la variabile di tipo g Cas V345 Car (ampiezza da V 4,67 a 4,78).
Come è evidente dal tipo spettrale, si tratta di una stella doppia, le cui componenti sono rispettivamente giallo-arancio e bianco-blu. I dati di Hipparcos sono: separazione 0,46” in PA 132°; differenza di magnitudine tra le due stelle: 1,96.
h Carinae è una stella visibile dall’emisfero australe nella costellazione della Carena. La sua massa è circa 150 volte quella del Sole ed è 4 milioni di volte più luminosa di esso. Si tratta di una stella altamente instabile, che è soggetta a violenti aumenti di luminosità. l’ultimo dei quali è avvenuto nel 1841. In quell’occasione, nonostante la stella si trovi ad oltre 10.000 anni luce di distanza, divenne la seconda stella più luminosa del cielo. Le osservazioni del telescopio spaziale prima della riparazione mostravano nuovi dettagli nel guscio di gas in rapida espansione attorno alla stella, ma le strutture del materiale vicine alla stella rimanevano confuse a causa dell’aberrazione. Dopo la riparazione, invece, le immagini eccezionali per risoluzione permettono di sondare le regioni vicine alla stella. L’immagine risulta dalla combinazione di tre diverse esposizioni nel rosso, nel verde e nel blu. La luminescenza rossa che circonda la stella è dovuta al materiale emesso durante l’evento esplosivo dello scorso secolo. Il gas, prevalentemente composto da azoto, si sta espandendo alla fantastica velocità di 3,5 milioni di km/h. Anche la nebulosità brillante nei pressi della stella è costituita da materiale espulso dalla stella, ma è polveroso e riflette la luce dell’astro. La nuova immagine mostra chiaramente una struttura bipolare, il lobo di destra si espande nella nostra direzione, quello di sinistra si allontana. I noduli di materiale sono grandi all’incirca come il nostro sistema solare. Precedenti modelli di queste nebulose bipolari suggeriscono che un disco denso impedisca al materiale di defluire, per cui l’emissione è rivolta in direzione dei poli.
E’ la stella centrale e dominante dell’ammasso galattico IC2602.
La stella è utile per rintracciare la piccola ma brillante nebulosa planetaria NGC2867, che si trova a poco più di 1° nord-nordest.
Doppia (le coordinate sono quelle della primaria); più volte controllata dal 1836 al 1977, non ha mostrato da allora alcuna variazione nelle rispettive posizioni dei due membri, ma il comune moto proprio fa propendere per il legame fisico tra di essi; la separazione è di 5,0” in PA 127°. Le rispettive magnitudini sono 3,00 e 6,00; lo spettro della compagna è, secondo lo Sky Catalogue 2000.0, B7III. Lo Sky Catalogue, però, dà una valutazione troppo prudente delle classi di luminosità delle due stelle: Hipparcos ha piazzato la u Car ai primissimi posti tra le stelle più luminose, con una magnitudine complessiva di –5,56, preceduta in questa graduatoria soltanto da Rigel (b Ori), Sadr (g Cyg) e z Pup, e persino davanti alla stessa Canopo.
E’ una variabile del tipo di b Cep, con un’ampiezza di variazione di 0,015 magnitudini ed un periodo di 0,101 giorni.
Si tratta di una delle cefeidi più brillanti, facilmente visibile ad occhio nudo durante tutto il ciclo delle sue variazioni; purtroppo si trova troppo a sud per essere osservata dall’Europa. La stella ha un periodo insolitamente lungo, 35,53584 giorni (epoca: JD 2.440.736,9); l’ampiezza di variazione è di 0,9 magnitudini.
Separazione (1985) 4,0” in PA 68°; magnitudini 5,20-7,80; entrambe bianche (spettro A2 V).
Scoperta da John Herschel nel 1836, quando la separazione era di 2” in PA 222; nel 1981 la separazione era scesa a 1,2” in PA 204°. Entrambe le componenti sono bianche, spettro A0 V; le magnitudini sono 6,80 e 7,40.
Variabile a lungo periodo del tipo Mira; periodo 308,71 giorni; intervallo di magnitudine nel visuale 3,9-10,5 (epoca: JD 2.442.000). Oggetto interessante per i binocoli, sia per le magnitudini che per il bel colore rubino. Si trova 2,5° a nord e 1,5° ad ovest di u Car. La stella è stata indicata anche come doppia: esistono osservazioni in proposito del 1929 (2” di sep. in PA 137°) e del 1978. La missione Hipparcos ha confermato un sospetto di duplicità, ma non è stata in grado di provarla.
Anche questa è una variabile del tipo Mira, con un periodo di 149,49 giorni ed un intervallo di magnitudine che va da 4,5 a 9,9 (epoca: JD 2.442.112), ed anche questo è un bell’oggetto da osservare anche con piccoli strumenti, binocoli compresi. Il tipo spettrale varia in questo caso da K5e a M6e: dall’arancio rossastro al rosso. Si trova circa 1,5° a sud-sudest dell’ammasso aperto NGC3114.
Sistema binario registrato per la prima volta da John Herschel nel 1836; la separazione era allora 2,1” in PA 139°; nel 1991 era di 2,4” in PA 133°. Le due stelle sono, secondo i dati più recenti, di magnitudine 6,40 e 6,50 e di spettro A1 V. 2,5° ad ovest e appena un po’ a sud del bellissimo ammasso aperto IC2602.
Brillante variabile del
tipo g Cas; l’ampiezza di variazione
è troppo modesta ed irregolare per essere seguita visualmente.
|
|
|