Stelle del Cane Maggiore
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a (alfa) CMa

Sirio

a: 06h 45m 08,9s; d: -16° 42’ 58”; p: 0,37921”; V: –1,44; MV: 1,4; spettro A0m...; B-V: 0,01; m: -0,57009”/-1,22308”; VR: -7,6 km/sec.; d: 8,60 a. l.; luminosità 21,2; altre denominazioni: 9 Canis Majoris; HIP 32349; HD 4891; HR 2491; SAO 151881.

Sirio é la stella più splendente dell’intero firmamento, talmente luminosa che il suo splendore é mediamente 9 volte superiore a quello di una tipica stella di prima magnitudine. Le misure recenti più accurate (a meno di misurazioni recentissime non note all’autore) danno una magnitudine di –1,44. Tale splendore fa sì che si possano osservare vere e proprie ombre proiettate dalla luce di Sirio, e non mancano gli osservatori (ad esempio Hevelius) che affermano di averla vista ad occhio nudo in pieno giorno. In ogni caso, é facile osservarla in pieno giorno anche con un piccolo telescopio.

Per tutto il corso della storia umana, Sirio é stata la stella più splendente del cielo, ed é stata sempre oggetto di culto e venerazione. Il nome sembra derivare da un termine greco che significa ardente, scintillante, e c’é chi vede nel termine greco una connessione col dio egizio Osiride. Così il nome arabo al Shi’ra ricorda i nomi greco, romano ed egiziano, e suggerisce ad alcuni studiosi (forse sensibili al mito indoeuropeo) una comune origine, forse dal sanscrito: in quell’antica lingua il nome Surya, il Dio Sole, significa semplicemente lo Splendente. Io ho consultato il dizionario etimologico della lingua greca, da Le origini della cultura europea di Giovanni Semerano, e ho trovato questi riferimenti: il termine sumero sarra (rilucere, fiammeggiare); gli accadici seru (luce del mattino), saruru (luce, luce solare), sararu (splendere, raggiare), sariru (stella, costellazioni). Mi pare abbastanza per convincersi delle origini mesopotamiche del significato del nome. Il che non significa affatto che la stella, in Mesopotamia, si chiamasse così, ma solo che il significato di splendente per il nome Sirio ha quelle origini.

Plutarco chiama la stella La Guida; al tempo di Omero sembra che essa fosse conosciuta come la Stella dell’autunno. Per gli antichi Persiani era la Freccia. Ed é antichissima l’associazione di Sirio col cane: risale al tempo dei Caldei: la Stella Cane che apre il cammino; un altro nome babilonese é Stella del Cane. E, in Cina: Lupo celeste.

Nell’antico Egitto il culto di Sirio ebbe particolare rilevanza a causa della coincidenza del suo sorgere eliaco con l’inizio delle piene del Nilo: sull’importanza di Sirio nella storia e nella vita degli antichi Egizi è il caso di spendere qualche parola in più. Gli antichi Egizi, poco interessati alle evoluzioni celesti dei pianeti, non si sono mai costruiti uno Zodiaco (il celebre Zodiaco di Dendera è senz’altro greco), ma hanno seguito con molta attenzione il levarsi e il tramonto eliaco delle stelle. Essi scelsero, nel corso della loro storia, 36 o 37 stelle (o gruppi di stelle) abbastanza vicine all’equatore; il levarsi eliaco di ciascuna di esse determinava l’inizio di una decade (periodo di 10 giorni), donde il nome di decani. Si attribuiva ai decani un misterioso potere, e Sirio, che gli Egizi chiamavano Sothis, ne era la regina: associata alla regione di Orione, Sothis ebbe una parte eminente nell’astronomia dell’antico Egitto. Lo stato del cielo al levarsi eliaco di Sirio venne sempre considerato come lo stato del mondo alla sua creazione: Sothis, con Iside, presiedeva all’origine dell’universo. Alla latitudine di Menfi (presso il Cairo) il levarsi eliaco di Sirio coincideva, nel quinto millennio, con l’inizio della benefica inondazione del Nilo[1]. Questa coincidenza attrasse l’attenzione dei sacerdoti di Eliopolis, il cui collegio elaborava e tramandava la scienza egizia. In Egitto la piena del Nilo governava con regolarità l’agricoltura del paese e costituiva il fenomeno essenziale dell’anno: essa cominciava verso la metà di giugno, il fiume cresceva durante un centinaio di giorni, soprattutto in agosto, restava costante una ventina di giorni, poi decresceva. In quelle epoche lontane, mentre Sothis al suo levarsi eliaco annunciava la piena, il Sole, al solstizio d’estate, occupava la costellazione del Leone, per la quale gli Egizi ebbero pure una particolare considerazione religiosa. Così il levarsi eliaco di Sirio indicò a lungo all’agricoltura il punto fisso del quale aveva bisogno per regolare i suoi lavori: il calendario civile infatti non poteva allora esserle di aiuto[2].

Omero si riferisce a Sirio nel ventiduesimo canto dell’Iliade, quando paragona al fulgido astro il terribile Achille che si appresta a marciare su Troia e ad uccidere Ettore:

 “...Primo lo vide
Precipitoso correre pel campo
Prìamo, e da lungi folgorar, siccome
L’astro che Cane d’Orion s’appella,
E precorre l’Autunno: scintillanti
Fra numerose stelle in densa notte
I suoi raggi; splendidissim’astro,
Ma luttuoso e di cocenti morbi
Ai miseri mortali apportatore.
Tal del volante eroe sul vasto petto
Splendean l’armi...”

Come é già evidente in quei versi immortali, nell’antichità greca e romana l’influenza di Sirio é considerata nefasta.

Sirio é una stella della sequenza principale di tipo A0, 21 volte più splendente del Sole e 1,8 volte maggiore di diametro; la sua massa é 2,35 volte quella del Sole. La sua temperatura superficiale é di circa 10.000 K e la temperatura centrale del suo nucleo é valutata sui 20 milioni di gradi. Ha un moto proprio annuo di 1,324” in PA 204°; negli ultimi 2.000 anni si é quindi spostata di circa 44’: una volta e mezzo il diametro della Luna. Il moto proprio di Sirio fu scoperto da Halley e comunicato nel 1718, insieme a quelli di Arturo e Aldebaran: il grande astronomo inglese aveva osservato che i dati da lui trovati differivano troppo da quelli registrati da Tolomeo e dagli altri antichi: fu uno dei primi passi in direzione della determinazione delle distanze stellari. La sua distanza, 8,6 a. l., ne fa la quinta stella più vicina al Sole, e tra quelle visibili ad occhio nudo solo a Centauri é più vicina di Sirio.

Nei tempi antichi Sirio é stata una stella rossa? - Quest’interrogativo fu posto per la prima volta da Thomas Barker in Philosophical Transactions per il 1760 con la Memoria Sulla mutazione delle stelle. Citando le testimonianze di Arato, Cicerone, Orazio, Seneca e Tolomeo, egli faceva notare che tutti questi antichi autori descrivevano Sirio con termini che potevano essere tradotti soltanto con rossastro, rosseggiante, ardente come fiamma, ecc. Più di un secolo dopo, un altro studio di tale T. J. J. See giungeva alla conclusione che, sulla base degli antichi documenti, non si poteva che concludere che, nei tempi antichi, Sirio splendesse effettivamente di luce rossastra. Non si può negare che questi studiosi non poggiassero le loro conclusioni su basi storicamente convincenti: Tutti gli antichi autori prima citati[3] si riferiscono effettivamente a Sirio come ad una stella rossa. Tolomeo, in particolare, l’accomuna ad Arturo, Aldebaran, Polluce, Betelgeuse ed Antares. Così si legge, nell’Almagesto, a proposito della stella: “Quae in ore fulgentissima est, et   vocatur Sirius, et est subrufa”. Al-Sûfi invece, nel X sec. d. C., non l’annovera tra le stelle rosse. Che conclusioni trarre da tutto ciò?

La questione è stata anche riesaminata alla luce della scoperta della compagna di Sirio (Sirio B), una nana bianca che potrebbe essersi trovata nella fase di gigante rossa 2.000 anni fa. In effetti, i tempi sembrerebbero essere di gran lunga troppo stretti per una simile evoluzione, che normalmente dovrebbe richiedere un tempo almeno cinquanta volte maggiore. Alcuni astronomi però, secondo Burnham, ritengono che in certi casi l’evoluzione possa avvenire assai più rapidamente; e aggiunge che nei secoli può essere cambiata in certo qual modo la sensibilità dell’uomo se non nella visione, almeno nella descrizione dei colori: Tolomeo, grande astronomo, classifica Arturo tra le stelle fieramente rosse; e Capella era anch’essa giudicata rossa dagli antichi scrittori. Ma queste ultime due almeno sono intensamente gialle, mentre Sirio è decisamente bianca!

Secondo me, la spiegazione al mistero c’è, ed è tutt’altra: sta, semplicemente, nella declinazione e nello splendore di Sirio. Alle nostre latitudini la stella  si trova spesso bassa sull’orizzonte, e la sua vivida luce ci giunge attraverso strati di atmosfera spesso turbolenti. Ciò fa sì che la sua luce venga rifratta e scomposta nelle varie colorazioni dello spettro, così che il suo scintillio ce ne fa vedere i bagliori ora rossi, ora gialli, ora verdi. Nulla di strano che un simile comportamento ricordi la fiamma. E la fiamma, per definizione, é rossa.

La compagna di Sirio -  Negli anni tra il 1834 e il 1844 l’astronomo e matematico F. W. Bessel trovò che Sirio presentava delle irregolarità nel suo moto attraverso lo spazio, e giunse alla conclusione che l’astro doveva avere una compagna invisibile con un moto di rivoluzione intorno ad esso di circa 50 anni. L’orbita teorica di questo corpo mai visto fu calcolato nel 1851 da C. H. F. Peters, ma la compagna sconosciuta continuava a mantenersi celato agli osservatori, malgrado le accanite ricerche dei più esperti fra di essi. Finalmente, nel gennaio del 1862, la predizione di Bessel fu confermata, e Alvan G. Clark trovò la compagna di Sirio con il rifrattore da 18 pollici e mezzo del Dearborn Observatory of Northwestern University in Illinois, che era allora il rifrattore più grande del mondo

La compagna di Sirio, che viene comunemente chiamata Sirio B, ha una magnitudine di circa 8,65, e la sua distanza da Sirio varia da circa 3” ad oltre 11” in un periodo di 50,09 anni. E’ un oggetto estremamente difficile per i piccoli telescopi, malgrado la magnitudine non trascurabile, dato che generalmente é del tutto nascosta dallo splendore della compagna maggiore[4].

Sirio B e le nane bianche

 

b (beta) CMa

Murzim o Mirzam

a: 06h 22m 42,0s; d: -17° 57’ 21”; p: 0,00653”; V: 1,98; MV: -4,8; spettro B1II/III; B-V: -0,24; m: -0,00363”/-0,00047”; VR: +33,7 km/sec.; d: 500 a. l.; luminosità: 3.000; altre denominazioni: 2 Canis Majoris; HIP 30324; HD 44743; HR 2294; SAO 151428.

Mirzam, o Murzim, Colui che precede o Colui che annuncia, così chiamata perché sorge giusto un po’ prima di Sirio, si trova 6° ad ovest di quest’ultima, Sulle antiche mappe stellari, rappresentava una delle zampe anteriori del Cane Maggiore, la destra. I Cinesi la chiamavano Kuen She, il Mercato dei Soldati. E’ il prototipo di una classe di variabili. Si tratta di un tipo abbastanza raro di giganti pulsanti di tipo spettrale B1, B2 o B3 che si distinguono per il periodo estremamente corto e le piccole ampiezze di variazione. Otto Struve le definì (1955) quasi-cefeidi. La prima stella di questo tipo ad essere individuata (dalle variazioni della velocità radiale) fu b Cep (Frost, 1902); b CMa fu individuata come variabile da Albrecht nel 1908; si trovò che il suo periodo é quasi esattamente di 6 ore. La distanza dovrebbe essere compresa fra i 450 e i 750 a. l., con una luminosità che potrebbe arrivare a superare di 6.500 volte quella del Sole. Nello spettro di Mirzam le righe d’assorbimento più marcate sono quelle dell’elio e dell’idrogeno neutri. Le righe dell’elio sono più larghe di quelle delle supergiganti di tipo spettrale B1 e più strette delle righe corrispondenti delle stelle di sequenza principale di questa classe.

Sappiamo che il ritmo con cui una stella avanza nella sua evoluzione dipende soprattutto dal valore della sua massa. Mirzam, che ha una massa 10 volte superiore a quella del sole, evolve centinaia di volte più velocemente di esso. Per il sole si calcola una permanenza sulla sequenza principale di circa 10 miliardi di anni (e si calcola che esso è circa a metà di questo percorso); di Mirzam, che si calcola abbia circa 15 milioni di anni, si pensa che le pulsazioni osservate siano dovute al fatto che essa si trovi nelle fasi finali della sua vita come stella di sequenza principale, e che queste fasi dureranno ancora qualcosa come 4 milioni di anni, dopo di che la stella esploderà come supernova. Queste stelle massicce consumano idrogeno come combustibile ad un ritmo frenetico. Molte stelle di questo tipo si trovano in associazioni stellari molto giovani, come l’Associazione Scorpio-Centaurus. Ciò rafforza la constatazione del fatto che tali oggetti siano giovani stelle molto massive, che cominciano ad evolvere e tendono ad uscire dalla sequenza principale. Si ritiene appunto   che durante questa fase si abbia una lenta espansione e una diminuzione di densità, che si traducono in un graduale allungamento del periodo di pulsazione.

 

d (delta) CMa

Wesen

a: 07h 08m 23,5s; d: -26° 23’ 36”; p: 0,00182”; V: 1,83; MV: -7,3; spettro F8Ia; B-V: 0,67; m: -0,00307”/+0,00333”; VR: +34,3 km/sec.; distanza e luminosità: indeterminate; transito: 22 febbraio; Altre denominazioni: 25 Canis Majoris; HIP 34444; HD 54605; HR 2693; SAO 173047.

Wesen, o Wezen, si trova nell’angolo più settentrionale del triangolino di stelle di seconda magnitudine nella parte inferiore del Cane Maggiore, circa 3° a nordest di Adhara (e CMa). Il nome pare le sia stato dato da Giuseppe Piazzi, il quale avrebbe liberamente adattato l’antico nome di una stella della vicina costellazione della Colomba e lo avrebbe attribuito alla d CMa, che era sprovvista di un nome proprio.

Si tratta di una supergigante, troppo lontana per ottenerne una parallasse di sicuro affidamento, benché i dati di Hipparcos ne indichino una di 0,00182”, che corrispondono ad una distanza di qualcosa come 2.000 o 3.000 a. l. ed una luminosità che potrebbe superare di oltre 70.000 volte quella del Sole. La sua temperatura superficiale è di circa 6.000 K. I metalli ionizzati della sua atmosfera esterna producono le righe più rilevanti del suo spettro, e così pure sono evidenti le righe di assorbimento dell’idrogeno e dei metalli neutri. Il moto proprio è estremamente basso, come è caratteristico delle stelle che, come Wesen, sono lontane dal Sole migliaia di anni luce. E’, in effetti, una delle stelle più lontane tra quelle visibili ad occhio nudo. La parallasse ricavata da Hipparcos presenta un margine di errore prossimo al 50%, ragion per cui non possiamo tenerne gran conto. Ma le stime delle distanze così grandi sono rese possibili dall’impiego dell’analisi spettrale: le magnitudini apparenti di queste stelle vengono messe a confronto con le magnitudini assolute caratteristiche della loro classe spettrale.

 

e (epsilon) CMa

Adhara

a: 06h 58m 37,5s; d: -28° 58’ 20”; p: 0,00757”; V: 1,50; MV: -5,0; spettro B2II; B-V: -0,21; m: +0,00301”/+0,00229”; VR: +27,3 km/sec.; d: 430 a. l.; luminosità: 3.500; transito: 20 febbraio; Altre denominazioni: 21 Canis Majoris; HIP 33579; HD 52089; HR 2618; SAO 172676.

Adhara si trova 13° a sud di Sirio, nell’angolo sudovest del piccolo triangolo formato da stelle di seconda magnitudine nella parte meridionale del Cane Maggiore. Il nome deriva da una descrizione araba del gruppetto delle tre stelle (Adhara, Aludra e Wesen) come le Vergini o le Damigelle. La magnitudine 1,50 ne fa la 22a stella del cielo in ordine di splendore.  E’ anche una stella doppia: la compagna, di magnitudine 7,4, fu scoperta al Cape Observatory nel 1850, e da allora la separazione di 7,5” in PA 161° non ha subito variazioni, il che porta a pensare che non si tratti di un sistema fisicamente legato. L’abbagliamento prodotto dallo splendore di Adhara rende difficile l’osservazione della compagna.

Adhara è una gigante biancoazzurra, con una temperatura superficiale di circa 23.000 K. Il suo spettro è caratterizzato da righe di assorbimento dovute all’elio neutro presente nella sua atmosfera esterna; sono rilevanti anche le righe del silicio, dell’ossigeno e del magnesio ionizzati, mentre le righe dell’idrogeno, in Adhara come in altre giganti di tipo B2, sono meno marcate che in stelle della stessa classe ma di minore luminosità, per esempio le subgiganti e le stelle della sequenza principale. Le supergiganti di classe B2 come la c2 Ori, a loro volta, hanno le righe dell’idrogeno ancora più sottili di quelle presenti nello spettro di Adhara.

z (zeta) CMa

Furud

a: 06h 20m 18,8s; d: -30° 03’ 48”; p: 0,00970”; V: 3,02; MV: -2,4; spettro B2,5V; B-V: -0,16; m: +0,00924”/+0,00381”; VR: +32,2 km/sec.; distanza: 340 a. l.; luminosità: 540; altre denominazioni: 1 Canis Majoris; HIP 30122; HD 44402; HR 2282; SAO 196698.

Non è certo il significato del nome: Al Furud significherebbe l’Unica Brillante; ma si potrebbe trattare di un’erronea trascrizione da Al Kurud, Le Scimmie, riferito anche alle piccole stelle che la circondano, alcune delle quali nella Colomba. Al Sûfi la chiama Al Agribah, il Corvo. E’ una binaria spettroscopica con un periodo di 685 giorni e un’eccentricità di 0,57.

 

h (eta) CMa

Aludra

a: 07h 24m 05,7s; d: -29° 18’ 11”; p: 0,00102”; V: 2,45; MV: -7,1; spettro B5Ia; B-V: -0,08; m: -0,00431”/+0,00666”; VR: +41,1 km/sec.; distanza e luminosità: incerte; altre denominazioni: 31 Canis Majoris; HIP 35904; HD 58350; HR 2827; SAO 173651.

Aludra si trova nell’angolo orientale del triangolo di stelle di cui abbiamo già detto a proposito di Wesen e di Adhara. L’origine del nome è incerta; la stella segna la punta della coda del Cane Maggiore. Si tratta di una supergigante di grande luminosità (parecchie decine di migliaia di volte più del Sole, forse pari a Rigel). Le supergiganti bianco-azzurre come Aludra sono fra le stelle più luminose del cielo: Aludra potrebbe essere (potrebbe: anche la parallasse rilevata da Hipparcos è del tutto inaffidabile, data la distanza) perfino oltre 100.000 volte più luminosa del Sole. Nel suo spettro sono evidenti le righe dell’idrogeno e dell’elio. L’intensità e l’ampiezza delle varie righe dell’idrogeno permettono di identificare Aludra come supergigante di classe di luminosità Ia (le più luminose). Queste righe sono più intense e più larghe nelle stelle giganti e in quelle della sequenza principale di tipo spettrale B5 come Aludra. Moto proprio, velocità radiale e distanza rivelano l’affinità tra Aludra e Wesen: entrambe le stelle pare provengano da un piccolo ammasso galattico, Collinder 121 (Cr 121), i cui membri hanno ovviamente in comune l’epoca e il luogo di formazione. E’ una doppia ottica binoculare: la compagna (V: 6,90), si trova a 169” in PA 285°.

 

n1 (nu1) CMa

a: 06h 36m 22,8s; d: -18° 39’ 36”; p: 0,01179”; V: 5,71; MV: 2,2; spettro G8/K0III+..; B-V: 0,85; m: -0,01248”/+0,01682”; VR: +24,8 km/sec.; d: 280 a. l.; luminosità: 30; altre denominazioni: 6 Canis Majoris; HIP 31564; HD 47138; HR 2423; SAO 151694; ADS 5253; h 73.

Stella doppia scoperta come tale da South e John Herschel nel 1821; la separazione è di 17.4” in PA 265°. Le magnitudini sono rispettivamente 5.70 e 7.65, gli spettri sono controversi, a seconda delle fonti consultate: G8/K0III+ secondo lo Sky Map, mentre lo Sky Catalogue indica G5 e G0 nel vol. II e F3IV-Vcomp nel vol. I. Il Washington Visual Double Star Catalog riporta G8III+F3IV-V. Alcuni osservatori, indicando i colori delle due stelle, li descrivono come giallo-arancio e blu-bianco.

 

o2 (omicron2) CMa

a: 07h 03m 01,5s; d: -23° 50’ 00”; p: 0,00127”; V: 3,02; MV: -7,01; spettro B3Ia; B-V: -0,08; m: -0,00171”/+0,00428”; VR: +48,4 km/sec.; d: 2.568 (+/- 786)  a. l.; luminosità: ~30.000; altre denominazioni: 24 Canis Majoris; HIP 33977; HD 53138; HR 2653; SAO 172839.

E’ un’altra supergigante azzurra di elevatissima luminosità. Simile a Rigel: questa regione di cielo ne è relativamente ricca (se consideriamo l’estrema rarità di queste stelle). La magnitudine assoluta è appunto considerata simile a quella di Rigel, anche se non può essere calcolata in base alla distanza, dato che la parallasse rilevata da Hipparcos presenta un errore di circa il 50%. A 2.5° ovest circa, e un po’ più a sud, c’è la o1, che è anch’essa una supergigante, ma di tipo del tutto diverso: la sua magnitudine apparente è 3.89, e il tipo spettrale K3Iab. E’ dunque una stella gialla, la cui magnitudine assoluta si aggira su –5.8; presenta delle modeste variazioni irregolari di splendore, tra magnitudine 3,78 e 3,99. Si trova proprio alla periferia nord dell’ammasso Cr 125, un grande e sparso ammasso di magnitudine 2,6, adatto soprattutto ai binocoli: soltanto una ventina di stelle (di cui la o1 è la più brillante) in un’area di circa 50,0’. In un binocolo le due stelle offrono un piacevole contrasto di colore, che sarebbe certamente maggiore se fossero un po’ più vicine.

UW CMa

a: 07h 18m 40,3s; d: -24° 33’ 32”; p: 0,00109”; V: 4,88; spettro O7f; B-V: -0,16; m: -0,00312”/+0,00268”; VR: -11,0 km/sec.; distanza e  luminosità: indeterminate; altre denominazioni: 29 Canis Majoris; HIP 35412; HD 57060; HR 2781; SAO 173444.

Si tratta di un sistema binario supergigante, uno dei più massivi e luminosi sistemi noti nella nostra galassia, posto a circa 24’ nord dall’ammasso NGC2362. E’ un sistema del tipo b Lyrae. Vedi un modello che dà l’idea delle dimensioni delle due stelle nei confronti del Sole. Il periodo é di 4,39351 giorni, e le eclissi sono parziali, consistendo di una diminuzione di luminosità di soltanto 1/4 di magnitudine. Le due stelle sono di forma ellissoidale a causa delle forze mareali, e dalla stella più grande un vortice di materia viene riversato verso la compagna, mentre entrambe le stelle sono avvolte in una grande nube gassosa in espansione.

 

W CMa

a: 07h 08m 03,4s; d: -11° 55’ 24”; V: 6,65; spettro C6,3 (N); B-V: 2,5; distanza e  luminosità: indeterminate; Altre denominazioni: HIP 34413; HD 54361; SAO 152427.

Tipica Carbon star. Variabile irregolare lenta, ampiezza di variazione nel visuale: da V 6,35 a V 7,90.

 

h 3945

a: 07h 16m 36,8s; d: -23° 18’ 56”; V: 4,83; spettro: K3Ib + dF0; Altre denominazioni: HIP 35210; HD 56577; HR 2764; SAO 173349; ADS 5951.

Questo lontanissimo (potrebbe trovarsi anche a 6.000 a. l. da noi) sistema molto simile come aspetto ad Albireo (b Cyg), formato da una supergigante arancione e da una stella bianca, è stato scoperto da John Herschel nel 1837; la separazione era allora di 27,2” in PA 65°. Da allora è stato rimisurato diverse volte, e nel 1985 la separazione era di 26,8” in PA 53°. Le magnitudini individuali della stella sono rispettivamente 4,79 e 6,80.

 

S 537-8

a: 06h 49m 41,8s; d: -24° 4’ 27”; p: 0,00412”; V: 8,75; spettro A2; m: +0,00189”/-0,01291”; distanza e  luminosità: indeterminate; Altre denominazioni: HIP 32741.

Interessante gruppo, una doppia stella doppia simile in qualche modo alla e Lyrae, situato 1° ad ovest di o1 CMa. South 537 è la più occidentale delle due coppie; è formata da due stelle, rispettivamente di magnitudine 6,60 e 8,80 separate di 30,5” in PA 281° (ma c’è un terzo membro di magnitudine 13,00 a 29,3” in PA 2°. South 538 è più nota come b 324; è molto più stretta: la separazione è di 1,7” in PA 206°, e le magnitudini sono rispettivamente 6,60 e 7,90. Sono tutte stelle bianche, di tipo A.


[1] Questa coincidenza non si è mantenuta a causa della precessione degli equinozi. Da un levarsi eliaco di Sirio al seguente (anno sothiaco) l’intervallo è un po’ più lungo dell’intervallo tropico della stagione. Il levarsi eliaco di Sirio ha dunque ritardato sulla piena del Nilo di circa 1 settimana per millennio.

[2] All’inizio del V millennio gli Egizi avevano un anno di 360 giorni; poi vennero introdotti 5 giorni intercalari (epagomeni) che portavano all’anno vago (365 giorni). Questo, però, è ancora troppo corto di un quarto di giorno, ed è quindi fluttuante rispetto alle stagioni. Gli Egizi furono i primi, a causa di questa discrepanza tra l’anno vago e l’anno sothiaco, a conoscere il valore dell’anno solare in 365,25 giorni. Ma la tradizione e la religione si opposero a qualunque cambiamento di data nelle cerimonie, e gli Egizi hanno impiegato in tutta la loro storia questo ciclo grossolano per gli usi civili e religiosi.

[3] Burnham’s Celestial Handbook, vol. I, pag. 392-393

[4] E’ particolarmente interessante il fatto che Sirio B, sovrastata dallo splendore della compagna maggiore nel dominio della luce visibile, risulti invece molto più brillante nei raggi X: questo grazie alla sua altissima te