Stelle del Leone
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a (alfa) Leo

Regolo

a: 10h 08m 22,3s; d: +11° 58’ 02”; p: 0,04209”; V: 1,36; MV: -0,9; spettro: B7V; B-V: -0,1; m: -0,25494”/+0,00491”; VR: +5.9 km/sec.; d: 77 a. l.; luminosità: 130; transito: 9 aprile; altre denominazioni: 32 Leonis; HIP 49669; HD 87901; HR 3982; SAO  98967.

Regulus fu il nome attribuito a questa stella da Copernico: qualcuno ha ipotizzato che si riferisse all’eroe romano delle guerre puniche, ma non è così, anche se l’etimologia è la stessa. Il nome Regulus (Regolo) é il diminutivo di Rex, che in latino significa Re. La stella più brillante della costellazione del Leone fu dunque battezzata così da Copernico, ma fin dalla più remota antichità era già stata associata alla figura di un re: gli Accadi, antichissimo popolo mesopotamico, la chiamavano Amil-gal-ur, il Re della Sfera Celeste; i Babilonesi Sharru, il Re; i Greci la Stella del Re; Plinio la chiama Regia, gli Arabi la Reale e il Cuore del Leone Reale. Ma tutti questi appellativi venivano spesso associati alla costellazione oltre che alla stella.

Regolo é stata oggetto di assidue osservazioni fin dall’antichità, e le tavolette babilonesi ne registrano, secondo Burnham, fin dal 2100 a. C.; da queste registrazioni, e da quelle sulle osservazioni di Spica, Ipparco, intorno al 130 a. C., dedusse la precessione degli equinozi.

Regolo è la più debole tra le stelle di prima magnitudine, con 1/13 dello splendore di Sirio. Il suo spettro è simile a quello di quest’ultima. Trovandosi a solo mezzo grado circa dall’eclittica, Regolo viene spesso avvicinata dalla Luna, e sono frequenti le sue occultazioni da parte del nostro satellite. E’ frequente anche il passaggio nei suoi dintorni dei pianeti, e nel 1959 si é avuta un’occultazione da parte di Venere, evento rarissimo che non si ripresenterà per diversi secoli. Il diametro é circa 5 volte quello del Sole, e la temperatura superficiale sui 13.000 K.

Regolo ha una piccola compagna, facilmente separabile con piccoli strumenti (V: 7,9): dista dalla primaria 177”: é molto, ma la stella mostra lo stesso moto proprio della primaria, e quindi é quasi certamente una compagna fisica. Questa stella é a sua volta una doppia stretta, che richiede grandi strumenti per essere separata: la terza stella é di magnitudine 13 circa, la separazione é andata diminuendo da 3,9” nel 1867 a 2,6” una trentina d’anni fa, e a complicare le cose c’é anche lo splendore di Regolo. La terza stella é una nana di tipo incerto, con una luminosità 250 volte inferiore a quella del Sole.

 

b (beta) Leo

Denebola

a: 11h 49m 03,6s; d: +14° 34’ 19”; p: 0,09016”; V: 2,14; MV: 1,5; spettro: A3Vv; B-V: 0,09; m: -0,51561”/-0,11378”; VR: -0,2 km/sec.; d: 36 a. l.; luminosità: 13; altre denominazioni: 94 Leonis; HIP 57632; HD 102647; HR 4534; SAO  99809.

Denebola è il nome moderno di questa stella, derivato da Al Dhanab al Asad, la Coda del Leone. In astrologia le si attribuiva un’influenza nefasta, quindi tutto il contrario che per Regolo.

Si tratta di una stella bianca della sequenza principale, simile a Sirio quanto a splendore e tipo. La stella ha alcune compagne ottiche, piuttosto distanti: S. W Burnham registrò nel 1878 una compagna di magnitudine 13 a 77” in PA 344°; un’altra (V: 15,5) si trova a 40” in PA 346°; un’altra più brillante (V: 8,5; spettro: F8) si trova a ben 264” in PA 203°; infine, a 134” in PA 200° si trova la stella b 603 (V: 5,9; spettro: A6 V; vedi il grafico dell’orbita): quest’ultima stella, che non è compagna fisica di Denebola, è a sua volta una doppia abbastanza difficile, scoperta da S. W Burnham nel 1879. La compagna (V: 10) è separata di meno di 1”.

 

g (gamma) Leo

Al Gieba

a: 10h 19m 58,3s; d: +19° 50’ 30”; p: 0,02596”; V: 2,01; spettro: K0III; m: +0,33038”/-0,15288”; VR: -36,6 km/sec.; d: 125 a. l.; luminosità: 190; altre denominazioni: 41 Leonis; HIP 50583; HD 89484; HR 4057; SAO  81298.

Al Gieba o Algeiba, secondo Allen, deriva dalla degenerazione araba di Iuba, vocabolo latino che indica la criniera, del cavallo come di qualunque altro animale. La stella, in effetti, si trova proprio nella posizione adatta, nel contesto della costellazione, a giustificare un tal nome. Scoperta come doppia da W. Herschel nel 1782, e osservata anche da F. W. G. Struve nel 1831, la g Leonis è una delle più belle del cielo in assoluto, anche se è abbastanza difficile per i piccoli telescopi a causa della scarsa distanza tra le sue componenti. La separazione é di 4,4” in PA 124°. Le magnitudini sono 2,61 e 3,50, i tipi spettrali K0III e G7IIIcomp. La MV della primaria è –0,1. Il periodo, abbastanza lungo, non è stato del tutto determinato, ma sembra si aggiri tra i sei e i sette secoli. Vedi il grafico dell’orbita.

Lo sciame delle Leonidi. - Circa 2° a nordovest da Al Gieba si trova il radiante del famoso sciame meteorico delle Leonidi, che tocca il massimo dell’intensità il 17 novembre di ogni anno, e che si presenta di particolare spettacolarità ad intervalli di 33 anni. Gli anni in cui il fenomeno è stato più cospicuo sono stati il 1799, il 1833, il 1866 e il 1966. Le Leonidi sono il prodotto della progressiva disintegrazione della cometa Tempel-Tuttle, che ha un periodo di 33,176 anni e la cui orbita passa abbastanza vicino a quella della Terra; la cometa, a causa dell’azione del vento solare, va lasciando particelle solide lungo la propria orbita; quando la Terra incrocia l’orbita della cometa, appunto il 17 novembre, trova sul proprio cammino questo sciame di particelle le quali, entrando nel suo campo gravitazionale ad altissime velocità, ionizzano l’atmosfera producendo quella scia luminosa che vediamo prima di disintegrarsi. Tutti gli anni la Terra, passando in quella zona, incontra una certa quantità di meteore; ovviamente, il fenomeno è più vistoso una volta ogni 33 anni, quando lo sciame è ben più cospicuo in coincidenza con il vicino passaggio della cometa. Vedi un'immagine sul web.

 

d (delta) Leo

Zosma

a: 11h 14m 06,5s; d: +20° 31’ 25”; p: 0,05652”; V: 2,56; MV: 1,9; spettro: A4V; B-V: 0,12; m: +0,15302”/-0,13043”; VR: -20 km/sec.; d: 57 a. l.; luminosità: 24; altre denominazioni: 68 Leonis; HIP 54872; HD 97603; HR 4357; SAO  81727.

Il nome deriva probabilmente dal greco zwsma, il Ginocchio. Il termine sarebbe stato trovato nelle Tavole Persiane, ma non si addice alla posizione della stella nella costellazione: essa si trova infatti sulla groppa dell’animale, vicino alla coda. Ulugh Begh la chiamò correttamente Al Thahr al Asad, il Dorso del Leone.

Circa 23’ a sud di Zosma c’è la stretta doppia S 1517 (V: 6,93; spettro: G5III); nel 1992 la separazione era di 0,5” in PA 324°. Meno di 2° ad est-sudest c’è la debole galassia spirale NGC3646 (V: 11; Ø 3,8’ x 2,2’).

 

e (epsilon) Leo

Ras Elased

a: 09h 45m 51,1s; d: +23° 46’ 27”; p: 0,01301”; V: 2,97; MV: -2,0; spettro: G0II; B-V: 0,80; m: -0,05036”/-0,00957”; VR: +4.8 km/sec.; d: 250 a. l., luminosità: 300; altre denominazioni: 17 Leonis; HIP 47908; HD 84441; HR 3873; SAO  81004.

Il nome deriva dalla designazione araba Al Ras al Asad al Janubiyyah, la Stella Meridionale nella Testa del Leone. E’ una gigante luminosa gialla, priva do caratteristiche di particolare rilevanza.

 

z (zeta) Leo

Adhafera

a: 10h 16m 41,4s; d: +23° 25’ 02”; p: 0,01256”; V: 3,43; MV: 0,3; spettro: F0III; B-V: 0,35; m: +0,02162”/-0,00730”; VR: -20 km/sec.; d: 260 a. l., luminosità: oltre 200; altre denominazioni: 36 Leonis; HIP 50335; HD 89025; HR 4031; SAO  81265.

Il nome è di incerta origine, ed è stata chiamata anche Al Jabhah, la Fronte, che era il nome del manzil di cui era parte. Circa 1,5° a sud-sudest di Adhafera, proprio a metà strada tra questa e Al Gieba (g Leo) c’è un gruppetto di galassie fra la 10° e la 12° magnitudine: NGC3177, 3185, 3190, 3193 e 3187.

 

h (eta) Leo

a: 10h 07m 20,0s; d: +16° 45’ 46”; p: 0,00153”; V: 3,48; MV: -5,2 (?); spettro: A0Ib; B-V: -0,03; d:≈2.000 a. l.; luminosità: ≈15.000; altre denominazioni:  30 Leonis; HIP 49583; HD 87737; HR 3975; SAO  98955.

Tra le stelle più brillante della costellazione, è certamente la più lontana. Se si trovasse alla stessa distanza di Regolo, questa stella apparirebbe 6 volte più splendente di Sirio. La magnitudine assoluta è ovviamente stimata in base alle caratteristiche dello spettro, dato che la distanza non è assolutamente ricavabile con metodo trigonometrico.

 

q (theta) Leo

Chort o Chertan

a: 11h 14m 14,4s; d: +15° 25’ 46”; p: 0,01836”; V: 3,33; MV: 1,4; tipo spettrale: A2V; B-V: -0,01; m: -0,06122”/-0,07937”; VR: -7,6 km/sec.;  d: 175 a. l., luminosità: oltre 100; altre denominazioni: 70 Leonis; HIP 54879; HD 97633; HR 4359; SAO  99512.

Il nome, che è stato attribuito anche alla d, potrebbe essere derivato da Al Haratan, che è stato tradotto con le Due Costole e in altri modi, nessuno dei quali convincente. Circa 2,5° a  sudest di Chertan si trova il gruppo di galassie dominato da M66.

 

i (iota) Leo

a: 11h 23m 55,5s; d: +10° 31’ 45”; p: 0,04126”; V: 4,00; MV: 2,4; spettro: F2IV; B-V: 0,35; m: +0,14316”/-0,07780”; VR: -10.3 km/sec.;  d: 80 a. l., luminosità: 12; altre denominazioni: 78 Leonis; HIP 55642; HR 4399; SAO  99587; S 1536; ADS  8148.

Sistema binario (vedi il grafico dell’orbita). La separazione nel 1990 era di 1,5” in PA 125°. Il periodo è di 183 anni, il moto retrogrado (a = 1,93”). La primaria è una variabile del tipo d Sct; le magnitudini individuali sono 4,10 e 6,70, e i tipi spettrali entrambi F2 o F3. Una terza stella (V: 10,7) fisicamente legata al sistema è stata trovata nel 1978: al momento della scoperta si trovava a 332,0” dalla coppia principale, in PA 345°.

 

k (kappa) Leo

a: 09h 24m 39,3s; d: +26° 10’ 56”; p: 0,01528”; V: 4,47; MV: -0,8; spettro: K2III; B-V: 1,23; m: -0,03469”/-0,04806”; VR: +28.2 km/sec.;  d: 210 a. l., luminosità: 56; altre denominazioni: 1 Leonis; HIP 46146; HD 81146; HR 3731; SAO  8080; b 105; ADS  7351.

Ulugh Begh la indicò come Al Minhar al Asad, il Naso del Leone. Registrata come doppia da S. W. Burnham nel 1876: allora la separazione era di 3,0” in PA 204°; nel 1975 era scesa a 2,4” in PA 211°; le magnitudini individuali sono rispettivamente 4,50 e 9,70. C’è una terza stella, di magnitudine 10,60, scoperta nel 1912: allora la separazione era di 52,6” in PA 211°; nel 1962 era scesa a 50,6” con PA invariato.

 

t (tau) Leo

a: 11h 27m 56,2s; d: +02° 51’ 22”; p: 0,00525”; V: 4,95; MV: -0,8; spettro: G8II-III; B-V: 2,0; m: +0,01734”/-0,01041”; VR: -9.1 km/sec.;  d: 620 a. l., luminosità: 300; altre denominazioni: 84 Leonis; HIP 55945; HD 99648; HR 4418; SAO 118875; S 19.

E’ una larga doppia, con due stelle, rispettivamente di magnitudine 4,95 e 8,10, separate di poco meno di 90” in PA 180°. E’ un tipico esempio delle allucinazioni cromatiche così comuni nell’osservazione delle stelle doppie: osservatori esperti descrivono i colori delle due stelle, infatti, come bianco-giallastra e bianco blu. Ma gli spettri, guarda un po’, sono rispettivamente G8 e G5: quindi le due stelle sono entrambe decisamente gialle.

 

w (omega) Leo

a: 09h 28m 27,5s; d: +09° 03’ 24”; p: 0,02905”; V: 5,40; MV: 3,9; spettro: F9IV-V; B-V: 0,60; m: +0,04091”/+0,00271”; VR: -5,7 km/sec.;  d: 112 a. l., luminosità: 6,5; altre denominazioni: 2 Leonis; HIP 46454; HD 81858; HR 3754; SAO 117717; S 1356; ADS  7390.

Sistema binario, scoperto da F. G. W. Struve nel 1825. Il periodo è di 117 anni, e le due stelle sono rispettivamente di magnitudine 5,9 e 6,6.

 

R Leo

a: 09h 47m 33,5s; d: +11° 25’ 44”; p: 0,00987”; d: circa 300 a. l.; luminosità: 0,6; altre denominazioni: HIP 48036; HD 84748; HR 3882; SAO  98769.

Variabile a lungo periodo del tipo Mira; intervallo di magnitudine 4,4-11,3; lo spettro varia da M6e a M9,5e.

La finder chart che mostriamo sul CD può essere d’aiuto per trovare la R Leo quando non è visibile ad occhio nudo, partendo dalla 18 Leo che con un buon seeing dovrebbe essere visibile. Sono indicate le magnitudini di alcune stelle un po’ più deboli della R Leo quando questa è al minimo.

 

Wolf 359

a: 10h 56m 29.0s; d: +07° 00’ 42”; altre denominazioni: LFT 750.

Si tratta di una nana rossa, e non sarebbe affatto una stella rilevante, non fosse per il fatto che si tratta di una delle stelle a noi più vicina: solo a Centauri e il suo sistema, e la stella di Barnard ci sono più vicine.  E’ una stella estremamente fioca, la sua luce é circa 1/63.000  di quella del Sole. La sua massa non supera l’8%   di quella del Sole; malgrado la sua estrema vicinanza, la sua magnitudine é soltanto 13,6.

Stelle di questo tipo, così intrinsecamente deboli, sono probabilmente estremamente comuni nell’universo. Ne conosciamo pochissime soltanto a causa della difficoltà di osservarle.

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