E’ una subgigante biancoazzurra, situata nella porzione nordoccidentale della costellazione, 35’ circa a sud del confine con la Corona Australe. 50’ ad est c’è la facile doppia visuale d1 e d2 Tel. Le due componenti, separate di circa 10’, sono entrambe di tipo B.
Proprio dalla parte opposta della costellazione c’è questa bella doppia, che è però troppo a sud anche per i cieli più meridionali dell’Europa. Le magnitudini individuali sono 5,74 e 6,50, e i tipi spettrali K0III e A2V. La separazione, di 22,9”, non ha mostrato variazioni apprezzabili dal 1826 al 1982, mentre il PA forse è variato da 152° a 148°. Hipparcos non ha confermato l’effettiva fisicità del sistema.
Si trova nella porzione sudorientale della costellazione, poco più di 3° ad ovest-nordovest da Peacock, la a Pav. Si tratta di una nova molto particolare, o meglio di una variabile novoide, probabilmente uno dei casi più estremi delle cosiddette novae lente. Caso unico tra le novae, questa stella fu identificata come variabile alcuni anni prima dell’outburst: S. Gaposchkin nel 1930 ne determinava un’ampiezza di variazione tra 12.5 e 15 con un periodo di circa 387 giorni. Nei seguenti 14 anni i minimi divennero via via più profondi, toccando magnitudine 16,5; nel 1944 la stella aumentò il suo splendore, nel caratteristico modo delle novae, fino a magnitudine 7 circa, mantenendo tale luminosità per qualcosa come 6 anni. Il massimo, circa magnitudine 6,5, fu raggiunto nel luglio 1949. Due anni più tardi la luminosità era scesa a mg. 8, e la stella continuò a declinare ancora lentamente, con fluttuazioni nelle quali si poteva nuovamente determinare il periodo di circa 387 giorni. Le
caratteristiche spettrali della nova si presentarono molto in ritardo rispetto
alle fasi iniziali dell’esplosione. La curva di luce ricorda abbastanza quella
della RT Ser, anche se le variazioni periodiche osservate prima
dell’outburst ricordano in qualche modo le cosiddette stelle simbiotiche,
quali R Aqr e Z And.
Un discreto globulare, 2,8° a sudest della q Ara. In effetti è intrinsecamente più grande e più luminoso di NGC6397, ma è molto più lontano. Abbastanza grande ma poco brillante, parzialmente risolvibile in stelle con aperture di oltre 300 mm. Decisamente troppo a sud per qualunque località, per quanto meridionale dell’Europa, anche se dall’estremo sud della Sicilia arriva ad alzarsi di qualche grado sull’orizzonte quando transita sul meridiano. | ||||||||||||||||||||||||
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