Ursa Minor
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Nome italiano:          

Abbreviazione:          

Estensione:

 

Orsa Minore  

UMi  

56° quadrati circa
a: da 13h a 17h 30m circa
d: da +65° 40’ a +90° circa

La costellazione

Mappa (link esterno)

La precessione degli equinozi e lo spostamento del polo celeste

Le stelle

L’Orsa minore ha a che fare, nel mito greco, con la nascita di Zeus. Zeus era un dio e quindi immortale, ma tuttavia era nato. Sua madre era Rhea, per i Romani Cibele. Suo padre era Crono, per i Romani Saturno. Crono era il più giovane tra i vecchi dei noti come Titani. A causa di una profezia che gli aveva predetto che uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato, Crono divorava tutti i suoi figli non appena nascevano: e prima che nascesse Zeus, Crono aveva già fatto fuori diversi figli.

Quando nacque Zeus, Rea ingannò Crono, avvolgendo una pietra nelle fasce del piccolo dio. Così Crono inghiottì la pietra, pensando di essersi pappato il figlio. Rea portò di nascosto il figlio nell’isola di Creta, dove le ninfe Adrasteia ed Ida se ne presero cura in una caverna chiamata Ditte. La caverna era protetta dai guerrieri cretesi, che stavano fuori facendo baccano in modo che il pianto del bimbo non potesse essere udito da Crono. Il piccolo Zeus rimase nella caverna per un anno. Alla fine egli rovesciò Crono e lo costrinse a rigurgitare I bambini che aveva inghiottito. Questi bimbi divennero i condottieri dei giovani dei, che in una guerra durata dieci anni abbatterono la supremazia dei Titani e assunsero il dominio del mondo.

L’Orsa Minore viene identificata dalla mitologia classica con la ninfa Ida. Alcuni racconti identificano la Maggiore con Adrasteia. Ma non viene spiegato come le ninfe si sarebbero mutate in orse.

L’Orsa Maggiore è più spesso identificata in Callisto, una delle ninfe che formavano la scorta di Artemide (Diana). Callisto è una delle innumerevoli conquiste di Zeus.

 


 

Le Stelle 

 

a (alfa) Umi

Stella Polare

a: 02h 31m 48,7s; d: +89° 15’ 51”; p: 0,00756”; V: 1,97; MV: -2,9; spettro: F7:Ib-IIv SB; B-V: 0,63; m:  +3,44316”/-0,01174”; VR: -17,4 km/sec.; d: 430 a. l.; luminosità: 2.300; altre denominazioni: 1 Ursae Minoris; HIP 11767; HD 8890; HR 424; SAO 308; S 93; ADS  1477.

Pur occupando soltanto il 49o posto in ordine di splendore tra tutte le stelle del cielo, é sicuramente una delle più importanti e famose, grazie alla sua posizione quasi coincidente col polo nord celeste. Ciò, com’è noto, ha costituito fin da epoche abbastanza remote (attenzione, non remotissime: circa 4.500 anni fa Thuban, la a Draconis, era più vicina al polo della Polare stessa) un prezioso ausilio all’orientamento dei naviganti e dei viaggiatori in genere.

I Romani la chiamavano anche Navigatoria, per la sua importanza nella navigazione; in Cina era chiamata il Grande Regolatore Imperiale del Cielo, mentre in India veniva considerata il perno dei pianeti. Bayer la chiamò Tramontana, dall’evidente significato. Nel XVI secolo Shakespeare e Spenser la chiamarono Lodestar, Stella che guida il Cammino. Nei secoli XVII e XVIII fu spesso usato, per indicarla, il termine Cynosura, cioè Centro di attrazione, termine anticamente usato per l’intera costellazione.

Per i piccoli telescopi, la Stella Polare é un’interessante stella doppia, con una piccola compagna di magnitudine 9 separata di circa 18.5”. Questa fu scoperta da W. Herschel nel 1780, ed é un eccellente test per i piccoli telescopi. Vi è anche un’altra compagna invisibile, evidenziata dall’esame dello spettro, ma non risolta neppure con la tecnica dell’interferometria a macchie.

La Polare é una stella pulsante del tipo W Virginis (cefeidi di popolazione II), con un periodo di 3,9696 giorni ed un’ampiezza di variazione insolitamente piccola, poco più di 0,2 magnitudine Inoltre, le variazioni nella velocità radiale indicano la presenza di un terzo membro invisibile, con un periodo di 30,5 anni.

E’ una supergigante gialla con una temperatura superficiale di circa 6.200 K. Il suo spettro presenta le righe di assorbimento dei metalli ionizzati (calcio, ferro, cromo). Le righe dell’idrogeno appaiono meno evidenti che in stelle più calde. Sono presenti anche le righe di alcuni metalli neutri.

La precessione degli equinozi e lo spostamento del polo celeste. – Nel corso della compilazione del suo catalogo stellare, nel II sec. a. C., Ipparco di Nicea confrontava le proprie osservazioni sulle posizioni della stella che risultavano dalle registrazioni babilonesi, risalenti a parecchi secoli prima. Notò uno spostamento della stella rispetto al Polo Nord celeste, leggero ma pur sempre eccessivo per essere attribuibile ad un errore: comprese dunque che tale variazione era dovuta ad un graduale cambiamento della direzione dell’asse di rotazione terrestre, che definisce la posizione dei poli celesti.

Gli astronomi oggi sanno che questo spostamento della stella rispetto ai poli è dovuto alle forze mareali che agiscono fra la Terra e il Sole, la Luna e, in minima parte, gli altri pianeti. Queste forze gravitazionali fanno sì che l’asse terrestre oscilli come una trottola che rallenta la propria rotazione. Di conseguenza l’asse è rivolto verso una serie progressiva di punti sulla sfera celeste, in un ciclo della durata di circa 26.000 anni. Il polo celeste rappresenta un punto di riferimento convenzionale. Quando esso si sposta, le stelle sembrano spostarsi rispetto ai sistemi di coordinate connessi con la direzione del polo. Il fenomeno che causa questo spostamento dei poli celesti è detto precessione.

In quei 26.000 anni il polo segue nel cielo settentrionale una traiettoria del diametro di circa 47°. Per effetto dell’attrazione planetaria l’inclinazione polare della Terra varia leggermente cosicché la traiettoria precessionale del polo nel cielo non è un cerchio perfetto. Di conseguenza, dopo 26.000 anni il polo non ritorna esattamente nello stesso punto nel cielo. Un’altra conseguenza è un graduale avvicendarsi di stelle polari differenti.

Per parecchi millenni i popoli dell’antichità considerarono come Stella Polare Thuban, la a Draconis. Gradualmente la precessione provocò l’allontanamento del Polo Nord celeste da Thuban e l’avvicinamento di due stelle del Piccolo Carro. Nel periodo compreso tra il 1500 a. C. e il 500 d. C. furono queste stelle, Pherkab e Kochab, ad attirare verso il polo l’attenzione dei viaggiatori. Note come i Guardiani del Polo, servirono da polari gemelle fino agli ultimi giorni dell’Impero Romano d’Occidente.

Nel corso degli ultimi 1500 anni il Polo Nord celeste è andato sempre più avvicinandosi alla stella a Ursae Minoris, l’attuale stella Polare. Nel 2102 la distanza tra la stella e il polo sarà al minimo. La separazione sarà allora un po’ inferiore al diametro della Luna Piena. Da lì in avanti la distanza andrà aumentando. La prossima stella polare sarà Aldebaran, che si troverà alla minima distanza dal polo intorno all’anno 7000; poi sarà il turno di Deneb, intorno al 10000, e quindi di Vega, nel 14000.

 

b (beta) Umi

Kochab

a: 14h 50m 42,3s; d: +74° 09’ 20”; p: 0,02579”; V: 2,07; spettro: K4IIIv; B-V: 1,46; m:  -0,11827”/+0,01191”; VR: +17,0 km/sec.; d: 126 a. l.; luminosità: 180; altre denominazioni: 7 Ursae Minoris; HIP 72607; HD 131873; SAO 8102; HR 5563; b 159.

Il nome deriva dall’arabo Al Kaukab, che originariamente era parte della designazione della Polare. Insieme a Pherkad (g UMi) formava una coppia di stelle che, anticamente, venivano chiamate I Guardiani del Polo.

 

g (gamma) Umi

Pherkad

a: 15h 20m 43,7s; d: +71° 50’ 02”; p: 0,00679”; V: 3,04; MV: -1,1; spettro: A3II-III; B-V: 0,06; m: -0,05783”/+0,01768”; VR: -3,9 km/sec.; d: 480 a. l.; luminosità: oltre 400; altre denominazioni: 13 Ursae Minoris; HIP 75097; HD 137422; SAO 8220; HR 5735.

Il nome le deriva dall’arabo Alifa al Farkadais, il più Debole dei due Vitelli (il più brillante essendo rappresentato da Kochab). Forma una larga coppia binocolare con la 11 UMi (V: 5,02; spettro: K4III), che si trova 17’ più ad ovest. Bello il contrasto di colore tra il biancoazzurro di Pherkad e l’arancio della stella più debole. Le due stelle, comunque, non formano una coppia fisica. Pherkad è una variabile, probabilmente del tipo d Sct[1]. Le variazioni non superano le 0,05 magnitudini, con un periodo di 0,143009 giorni.


[1] E’ stata classificata anche come b Cep, cefeide nana, a CVn, binaria spettroscopica.

 

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