La costellazione è dominata da Spica, stella di 1a magnitudine, che rappresenta tradizionalmente la spiga di grano tenuta dalla Vergine con la mano sinistra. La stella si localizza facilmente utilizzando le stelle circumpolari a e g Ursae Majoris: prolungando circa 6 volte la diagonale tra queste due stelle si arriva a Spica, facilmente riconoscibile dato che è la prima stella di notevole splendore che si incontra lungo tale percorso. Essa forma anche un evidente triangolo equilatero con Arturo (a Bootis) e Denebola (b Leonis). Confina a nord con Bootes e la Chioma, ad ovest con il Leone e la Tazza, a sud con il Corvo e l’Idra, ad est con la Bilancia e la Testa del Serpente. Le origini mitologiche della costellazione non sono chiarissime. Secondo una leggenda, essa rappresenta la Giustizia quando, nell’età dell’oro, viveva sulla Terra ed insegnava agli uomini i loro doveri; ma gli uomini divennero sempre più malvagi e ingiusti, ed essa fu costretta ad abbandonare la Terra e a prendere posto in cielo. In ogni caso, ci vuole una bella fantasia a vedere in questo grande gruppo di stelle una figura umana. La costellazione é raffigurata nelle antiche carte come una figura alata simile ad un angelo, con un fascio di spighe di grano in mano. Chi rappresenta questa figura? La Vergine é stata identificata con molte diverse divinità. Essa é a volte vista come Dike, la dea della Giustizia, nota come Justa Justitia ai Romani. Da ciò la vicina costellazione della Bilancia é stata vista come la Bilancia della Giustizia. La presenza del fascio di spighe porta qualcuno ad identificare la Vergine con Demetra, la dea dei raccolti, nota ai Romani come Cerere: la figura simboleggiava l’integrità di una terra non ancora contaminata dalla decadenza. Così come potrebbe essere Persefone (in Latino Proserpina), la figlia di Demetra che fu rapita dal dio degli Inferi, Hades (Plutone per i Romani). Essa é anche interpretata come Erigone, la figlia di Icario, che era celebre per aver avuto svelato il segreto del vino dal dio Dioniso (Bacco). Icario secondo il mito fu ucciso dai contadini che pensavano che egli li avesse avvelenati con la sua bevanda. Il fedele cane di Icario, Maera, corse a casa ululando di pena e condusse la figlia di Icario dove si trovava il corpo del padre. La povera Erigone si uccise per il dolore e gli dei ebbero pietà della sfortunata famiglia e la trasportarono in cielo: Icario divenne la costellazione di Bootes, Erigone la Vergine e il cane Maera si trasformò nella costellazione del Cane Minore. La Vergine é stata
identificata anche con Tyche, la dea della Fortuna, o con Atargatis, la dea
siriana della fertilità. E anche con Minerva, la dea romana della saggezza,
l’Athena dei Greci; e con Diana, dea della caccia, la greca Artemide. Qualcuno
ha visto nella Vergine Cybele, dea romana della natura e della fertilità, e
qualcuno Urania, Musa dell’Astronomia. Per gli Egizi era Iside, e Ishtar per Babilonesi e Caldei, Inanna (regina dei cieli) per i Sumeri. La Vergine si distingue da tutte le altre costellazioni per una curiosa peculiarità: è l’unica che contiene tutte le stelle con le lettere di Bayer prive di ulteriori numerazioni: semplicemente tutto l’alfabeto greco dall’a all’w. |
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