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Johann Elert Bode (1747-1826), nato ad Amburgo, fu assistente di Busch, e fu chiamato a Berlino da Federico II nel 1772. Divenne presto membro dellAccademia delle Scienze di Berlino, e direttore dellOsservatorio di Berlino. Fu anche redattore dellannuario "Astronomisches Jahrbuch" dal 1776 al 1829; della sua "Introduzione allo studio del cielo" si pubblicarono oltre venti edizioni, e pubblicò un atlante celeste composto da venti tavole, la "Uranographia" (1801), con relativo catalogo di 17.000 stelle. Nel 1777 pubblicò il suo Catalogo Completo delle stelle Nebulose e degli Ammassi Stellari. Comprendeva 75 oggetti, mentre quello di Messier, che era stato pubblicato nel 1771 nelle Mémoires dellAcadémie Royale des Sciences, ne comprendeva allora soltanto 45; ma Bode, pur essendo un astronomo certamente assai più preparato, dal punto di vista scientifico, di Messier (che era soltanto uno straordinario osservatore), produsse un lavoro molto più scadente di quello del Francese: il suo catalogo risultò inquinato da errori materiali (malgrado ne abbia scoperto alcuni nuovi, molti degli oggetti descritti non furono mai osservati, e dunque controllati, da lui stesso) e dalla presenza di numerose false nebulae. Anche se il suo catalogo di nebulae è certamente inferiore qualitativamente a quello di Messier, Bode va ricordato per altre importanti opere: lUranographia fu molto apprezzata da Herschel (certamente perché conteneva gran parte delle sue nebulae); Bode pubblicò anche molti libri, tra cui la già citata "Introduzione allo studio del cielo ", in cui è esposta la famosa "Legge di Bode" (scoperta in realtà da J. D. Titius). Scoprì inoltre la cometa del 1779 (ben poco in confronto alle almeno 16 di Messier) e cinque nebulae: M53, M64, M81 ed M82 (questultima fu chiamata anche "Nebula di Bode") ed M92. A Bode si deve, inoltre, il nome del pianeta Urano: Herschel, che lo aveva scoperto, lo aveva battezzato "Georgium Sidus" (Stella di Giorgio) in onore di Giorgio III dInghilterra, e Lalande aveva suggerito di chiamarlo "Herschel". Questo sarebbe stato certamente un nome più appropriato di quello proposto dal suo scopritore. Ma, tutto sommato, la storia (che non sbaglia mai) non poteva non dar ragione a Bode. |