William Derham (1657-1735) fu un ecclesiastico appassionato di astronomia. Laureato in Lettere ad Oxford nel 1677, percorse vari gradi della carriera ecclesiastica fino a diventare cappellano del Principe di Galles, il futuro Giorgio II.

Ebbe interesse alla scienza in generale, ma il suo amore principale fu l’astronomia; fu uno dei primi ad osservare la "luce cinerea" di Venere, il 2 maggio 1715.

Nel 1733, compilò un nuovo catalogo di "Stelle Nebulose", che constava di 16 oggetti, molti dei quali tratti dal catalogo stellare di Hevelius del 1690: un vero disastro, dato che soltanto due dei 16 oggetti erano vere nebulae. Malgrado ciò, l’opera contribuì ad aumentare l’interesse per le nebulae, e divenne un punto di partenza (in certo qual modo frustrante, dati gli errori che conteneva) per gli osservatori successivi. Nel 1742, quando Maupertuis pubblicò la seconda edizione de "Les Figures des Astres", che riproponeva, tra l’altro, il catalogo di Derham, si era arrivati (sempre a causa dell’oblio di Hodierna) ad un totale di 21 oggetti non stellari noti.

Jacques Cassini (Cassini II, 1677-1756), figlio del grande Giovani Domenico Cassini, pubblicò nel 1740 degli Elements d’Astronomie in cui, tra l’altro, dava una breve lista di nebulae che gli erano note. A cinque oggetti che già conosciamo (oggi noti come M31, M42, M22, M11 ed M44) ne aggiunge "...un’altra che mio padre scoprì nell’area tra il Cane Maggiore e il Cane Minore e che è una delle più belle che si vedano al telescopio." Oggi si ritiene che quest’oggetto sia l’ammasso galattico M50.

Jean-Dominique Maraldi (Maraldi II, 1709-1788) scoprì, mentre osservava la cometa di de Chéseaux del 1746, i due ammassi globulari oggi chiamati M15 (7 settembre 1746) ed M2 (11 settembre).

Il racconto di Maraldi delle scoperte dei due ammassi globulari (da: Mémoires de l’Académie Royale des Sciences, 1746, p. 80):

    • Il 7 settembre [1746] osservai tra le stelle e Pegasi e b Equulei una stella nebulosa abbastanza brillante che è composta da molte stelle: ho determinato l’ascensione retta in 319° 27’ 6" e la declinazione in +11° 2’ 22".

    • L’11 settembre [1746] ne ho osservato un’altra, la cui ascensione retta è 320° 7’ 19" e la declinazione –1° 55’ 38", quasi sullo stesso parallelo della cometa. Quest’altra è rotonda, ben delineata e brillante nel centro, e si estende per circa 4’ o 5’. Non ha singole stelle vicine, né a distanza abbastanza grande: non se ne può vedere alcuna nello stesso campo del telescopio. Ciò mi pare abbastanza strano, dato che la maggior parte delle cosiddette stelle nebulose è circondata da un gran numero di stelle: tanto più che la loro nebulosità è prodotta, in effetti, dalla luce di una massa di stelle troppo piccole per essere viste anche nei telescopi più grandi, se il mio giudizio è corretto…[come si vede, torna la generale convinzione, che avrebbe resistito fino ai tempi di Herschel, che le nebulae non fossero altro, in definitiva, che ammassi di stelle.]