Edmond Halley  (1656-1742) è forse il più grande astronomo inglese di tutti i tempi. La sua fama immortale è legata soprattutto alla predizione del ritorno della cometa che porta tuttora il suo nome, ma il suo genio spaziò su tutte le branche dell’astronomia del suo tempo, ed oltre.

Di famiglia agiata (il padre era un ricco industriale), il giovane Halley fu educato alla St Paul’s School e al Queen’s College di Oxford. Aveva soltanto vent’anni quando, tra il 1676 e il 1677, si recò, di propria iniziativa, sull’isola di Sant’Elena, e compilò il suo Catalogo delle Stelle Meridionali. Questo catalogo, contenente le posizioni di 381 stelle, fu pubblicato nel 1678: l’autore non aveva che 22 anni. In quel catalogo, tra l’altro, c’è registrata la scoperta che la stella w Centauri è in realtà una nebula.

Nel 1679 Halley raggiunse Hevelius a Danzica, e negli anni seguenti lavorò con G. D. Cassini a Parigi, dove osservò la grande cometa e cominciò ad interessarsi a questi oggetti. Nel 1705 pubblicò il Treatise of Cometary Astronomy e calcolò l’orbita di 24 comete inclusa quella del 1681-82. Halley trovò che questa cometa aveva elementi orbitali simili a quella osservata da Keplero nel 1607 e a quella osservata da Apian nel 1531. Queste osservazioni lo portarono alla sua idea di una cometa periodica con un’orbita ellittica che la facesse tornare al perielio ogni 75-76 anni, e fece la sua famosa predizione che essa sarebbe tornata ancora alla fine del 1758.

Prima della recente riscoperta dell’opera di Giovan Battista Hodierna, si pensava fosse stato Halley il primo a compilare una lista di nebulae separate dalle stelle vere e proprie. La sua Memoria del 1715 "Of Nebulae or Lucid Spots among the fixt Stars", pubblicata in Philosophical Transactions, era una lista quantitativamente assai modesta, composta da sei voci soltanto; ma erano tutte vere nebulae, mancavano del tutto asterismi e nubi stellari che avevano sempre inquinato le precedenti compilazioni, e che avrebbero fatto la loro comparsa persino nel Catalogo Messier (M40, M73 ed M24). L’attenzione di uno studioso del calibro di Halley per questi oggetti segnò anche l’inizio di un approccio più rigoroso, scientifico, allo studio delle nebulae, e il tentativo di inserirle in un più razionale disegno cosmologico. Cosa che, per la verità, aveva tentato di fare anche Hodierna. Ma era troppo presto, e Palma di Montechiaro non era Londra.

Halley fu il secondo Astronomo Reale, dopo Flamsteed, e i suoi contributi alla scienza sono innumerevoli. Nel contesto della nostra rassegna, l’importanza storica della sua pur breve lista di nebulae ci induce a dare la traduzione di un estratto della sua famosa Memoria pubblicata in Philosophical Transactions nel 1715, di cui abbiamo sopra accennato.