Hevelius (Johann Hevel, o Hevelke, 1611-1687) fu un ricco birraio di Danzica; fu anche consigliere comunale ed importante astronomo, ed esperto incisore. Costruì un osservatorio noto come "Sternenburg", in cui era alloggiato un telescopio da 130 piedi di lunghezza focale. Da lì fece osservazioni delle macchie solari tra il 1642 e il 1645, ottenendo un valore ragionevolmente preciso del periodo di rotazione del Sole.

Nel 1647 Hevelius pubblicava uno splendido atlante lunare, la Selenographia, contenente mappe dettagliate della Luna basate su 10 anni di osservazioni e diagrammi della fase per ogni giorno di lunazione. Inoltre, sue sono alcune delle prime stime di altezze per le montagne lunari.

Nel 1657 Hevelius iniziò le osservazioni tese alla compilazione di un catalogo stellare, e di lì al 1679 determinò le posizioni di 1500 stelle. L’opera fu forzatamente interrotta dalla distruzione dell’osservatorio e di molti degli strumenti in esso alloggiati a causa di un incendio; l’autore non avrebbe avuto la soddisfazione di assistere alla pubblicazione, che avvenne nel 1690, tre anni dopo la morte di Hevelius, grazie alla sua seconda moglie, Elizabeth Margarethe, considerata la prima donna-astronomo della storia, e che era stata sua assistente. Il catalogo fu pubblicato con il titolo di Prodromus Astronomiae, e fu l’ultimo catalogo stellare compilato soltanto mediante osservazioni ad occhio nudo. Insieme al catalogo vide la luce il relativo atlante (Uranographia), opera finissima di incisione formata da 54 splendide tavole.

Le stelle di cui si fornivano le posizioni nel Prodromus astronomiae erano 1564; la quantità di oggetti definiti "nebulosi" era insolitamente elevata (14), ma in realtà soltanto due di essi erano vere nebulae: il solito Praesepe (M44), ed M31, la grande nebulosa di Andromeda. Tutti gli altri non erano che asterismi. Lo strano è che Hevelius adoperò intensamente il telescopio per i suoi studi del Sole, della Luna e dei pianeti, ma probabilmente non lo usò mai per osservare gli oggetti che definiva "nebulosi": diversamente, si sarebbe accorto del fatto che molti di essi non erano altro che gruppetti di stelle: come il suo n° 1496, che fu cercato da Messier ed identificato (benché l’abbia ugualmente catalogato come M40) con la stella doppia ora denominata Winnecke 4.

Non ci fosse stato Hodierna, che da solo triplicò, più o meno, il numero delle nebulae note (note a lui solo, però, purtroppo), la prima metà sec. XVII avrebbe recato soltanto una nuova scoperta, quella della Nebulosa di Orione (M42) da parte di N. Peiresc, ed una "riscoperta", quella della Nebulosa di Andromeda da parte di S. Marius, di cui si è già detto.

Cinque anni dopo la morte di Hodierna, nel 1665, Abraham Ihle scoprì M22, e nei decenni seguenti, fino all’inizio del secolo successivo, le scoperte di J. Flamsteed, G. Kirch, G. D. Cassini ed E. Halley portarono faticosamente il numero delle nebulae note a 19 (molto meno di quelle che aveva catalogato il solo Hodierna).

Gottfried Kirch (1639-1710) lavorò presso l’Osservatorio di Berlino, e fu uno dei primi osservatori di stelle variabili (ottenne un periodo di 404½ giorni per c Cygni nel 1686). Pubblicò una serie di Effemeridi per gli anni dal 1681 al 1690 e, in appendice a quelle del 1682, pubblicò un breve catalogo delle "vere nebulae" a lui note, annunciando peraltro la propria scoperta della "stella nebulosa" in Ganimede (oggi Scudo) nel 1681: si trattava dell’ammasso galattico M11 . Più tardi, nel 1702, Kirch scoprirà anche l’ammasso globulare M5 nel Serpente.