|
|
|
Anche se già nella Bibbia e nell'Odissea si fa cenno di una nebula, e cioè delle Pleiadi (nominate peraltro anche ne "Le Opere e i Giorni" di Esiodo), sarebbe scorretto prendere le mosse da lì per iniziare la storia della scoperta delle nebulae: le Pleiadi in effetti, pur essendo un vero ammasso stellare, sono chiaramente risolte in stelle ad occhio nudo, e anticamente venivano considerate una piccola costellazione, e non una nebula. La prima registrazione storica di vere nebulae si trova, viceversa, nel primo catalogo delle stelle fisse che, per quanto ne sappiamo, sia mai stato compilato. Ci riferiamo al catalogo di Ipparco di Nicea, lultimo e certo il più grande dei grandi astronomi ellenistici. Il suo catalogo contiene infatti la registrazione delle posizioni di almeno due oggetti di aspetto nebulare Ipparco, nato a Nicea, in Bitinia, effettuò le proprie osservazioni soprattutto da Alessandria e da Rodi, dove operò tra il 146 e il 127 A. C.; è considerato il fondatore dellastronomia osservativa, ma va tenuto presente che dellopera dei suoi predecessori non ci rimane neppure un frammento, a parte un lavoro assolutamente minore di Aristarco di Samo (Sulle dimensioni e le distanze del Sole e della Luna) e un passo dellArenario di Archimede, in cui è descritta la teoria eliocentrica di Aristarco stesso. Non è che di Ipparco ci rimanga gran che: soltanto il Commentario ai "Fenomeni" di Arato, che è sopravvissuto, probabilmente, solo grazie alla popolarità del poema. Per quanto ne sappiamo, è ad Ipparco che si deve la trasformazione dellastronomia matematica greca da scienza descrittiva a scienza predittiva. Si trattò certamente di un vero e proprio genio, e di un vero e proprio scienziato: un innovatore sia in matematica che nelle tecniche di osservazione; ma non sarebbe stato certamente in grado di compiere la sua opera senza una dettagliata conoscenza dellastronomia mesopotamica, dellimmenso archivio di registrazioni di oltre cinque secoli di osservazioni, e delle potenti tecniche matematiche atte a calcolare e predire fenomeni di natura lunare o planetaria, sviluppate dagli astronomi mesopotamici e che erano ancora in uso al suo tempo. Non sappiamo come Ipparco abbia acquisito tali conoscenze: come già detto, purtroppo di questo genio ci resta solo unopera minore, e la maggior parte delle nostre conoscenze su di lui ci vengono dal suo tardo successore Tolomeo e da altre fonti secondarie; in ogni modo, è certo che egli fu il principale canale di trasmissione di tali dati scientifici al mondo greco. Tale abbondanza di dati fu preziosa non solo per Ipparco stesso, ma anche per i suoi successori, soprattutto Tolomeo. E limportanza delle sue fonti mesopotamiche non è solo nellimmensa mole degli archivi di dati, ma anche nelle teorie matematiche che egli importò in Grecia, quali il sistema posizionale sessagesimale, che Ipparco adottò, pur con qualche modifica, rimpiazzando la pesante e macchinosa struttura di unità frazionarie allora in uso. Grazie a tale innovazione costruì le sue tavole astronomiche, e suddivise leclittica (e i cerchi in genere) in 360 gradi. Ipparco costruì strumenti astronomici (probabilmente si deve a lui linvenzione dellastrolabio piano) e perfezionò molti di quelli esistenti; determinò la lunghezza dellanno solare a 5 minuti di meno dei 365 giorni e 6 ore, misura allora generalmente accettata, computò la grandezza, la distanza, il moto del Sole e della Luna, scoperse la precessione degli equinozi. E, soprattutto compilò, come già detto, il primo catalogo di stelle nella storia dellastronomia. Ipparco trascorse probabilmente molti anni osservando e registrando le posizioni delle stelle fisse. Apparentemente, lo scopo era quello di delineare un globo stellare, e possiamo farci unidea dei suoi risultati attraverso il già citato Commentario ai "Fenomeni" di Arato. Fu certamente nel corso di questo lavoro di confronto fra le sue osservazioni e quelle dei suoi predecessori greci che si accorse che le longitudini delle stelle fisse, misurate dallintersezione dellequatore celeste e delleclittica, aumentano lentamente nel tempo (la precessione degli equinozi). Il catalogo di Ipparco constava di circa 850 stelle; egli fu il primo a stabilire le posizioni delle stelle per mezzo di coordinate celesti (latitudini ed longitudini basate sull'eclittica) e a suddividerle in sei magnitudini; e tra le stelle inserì almeno due oggetti dallaspetto nebulare: l'ammasso del "Praesepe" nel Cancro (M44) che definì "piccola nube" ed il doppio ammasso nell'elsa della spada di Perseo (h e c Persei, oggetto che incomprensibilmente non fa parte del Catalogo di Messier) che definì "una macchia nebbiosa". Secondo Plinio Ipparco fu spinto ad intraprendere la compilazione del suo catalogo dall'apparizione di una "nova" o stella nuova nella costellazione dello Scorpione nel 134 A.C.
Note Arato visse nel III secolo A.C., e il suo "Phenomena" è un poema, basato apparentemente su unomonima opera perduta di Eudosso di Cnido. Nel suo Commentario, peraltro, Ipparco non manca di confutare abbastanza pesantemente Eudosso. Interessante la spiegazione che Arato dà del fatto che le costellazioni di Andromeda e Pegaso condividano una stella (Alpheratz): "Vicino e sopra la sua testa l'errante
destriero (del cielo) Questa segue la poetica descrizione di quella
regione di cielo: Tale punto d'intersezione, detto "Primo punto d'Ariete", "Punto vernale" o "Punto Gamma", è il punto della volta celeste in cui viene a trovarsi il Sole nell'equinozio di primavera. Il riferimento all'Ariete è dovuto al fatto che, quando Ipparco lo determinò, questo punto si trovava nella costellazione dell'Ariete; oggi, a causa della precessione degli equinozi, si trova nei Pesci. E' detto anche "Punto Gamma" a causa del simbolo dell'Ariete (^) che ricorda appunto la lettera greca gamma. Da questo punto si calcolano la longitudine celeste, l'ascensione retta e l'angolo orario. <- Ipparco, data la difficoltà di stabilire gli spostamenti di longitudine delle stelle fisse, inizialmente dubitava che la precessione riguardasse tutte le stelle, pensando che forse fosse limitata a quelle vicine all'eclittica. Il solo fatto di aver contemplato una simile ipotesi dimostra come Ipparco fosse del tutto libero dalle pastoie del pur non remoto Aristotelismo (la sfera delle stelle fisse) che, viceversa, avrebbe inquinato pesantemente il pensiero dei quindici e più secoli a venire. Ipparco (come d'altronde Archimede, Euclide, Aristarco di Samo e molti altri scienziati ellenistici) fu un vero scienziato nel senso moderno della parola. <-
|