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Simon Mayer o Meyr (Marius) (1570-1624) contese a Galileo la scoperta dei satelliti di Giove (e sono suoi i nomi Io, Europa, Ganimede e Callisto). Ma la sua importanza è legata soprattutto alla riscoperta della nebulosa di Andromeda (M31), la "piccola Nube" di Al-Sûfi. La sua descrizione della prima visione telescopica di questo straordinario oggetto fu inclusa nella prefazione del suo Mundus Iovialis. Malgrado Marius avesse dato notizia della sua (ri)scoperta, la "piccola Nube" di Al-Sûfi tornò nelle tenebre ancora per parecchi decenni. Nei cinquantanni seguenti la scoperta di Marius M31 fu osservata da diversi astronomi: il gesuita Cysatus (1616), il Siciliano G. B. Hodierna (anteriormente al 1654), il Francese Boulliau (1664). Questultimo non era a conoscenza delle osservazioni di Hodierna, ma mostra di conoscere non solo il Mundus Jovialis di Marius, ma addirittura il Libro delle Stelle Fisse di Al-Sûfi (anche se attraverso un antico manoscritto che egli attribuisce ad un Anonimo). Boulliau riteneva che la nebulosa in Andromeda fosse rimasta invisibile dal X secolo fino alla riscoperta di Marius, e in questo era rafforzato dalla sua affermazione che essa fosse "sbiadita" sensibilmente tra la sua prima osservazione (nel 1664) e il 1666.
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